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L'isolamento sociale in Giappone: il fenomeno degli hikikomori

Informazioni tesi

  Autore: Marco Crepaldi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Federica Durante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

Questo studio si propone di indagare il fenomeno giapponese degli hikikomori. Più di un milione di adolescenti e giovani adulti si chiudono nella propria stanza rifiutando ogni contatto con il mondo esterno. Si tratta di una forma acuta di ritiro sociale che può durare da sei mesi fino a diversi anni. Presenta caratteristiche peculiari che sembrano essere strettamente legate alla cultura giapponese. Tuttavia, sono stati riscontrati alcuni casi anche in altre nazioni, tra cui l’Italia.
Sul piano diagnostico viene sostenuta l’ipotesi dell’esistenza di un “hikikomori primario”, ossia non riconducibile a nessuna patologia già esistente. Anche le cure attualmente proposte sono controverse e in continua evoluzione. Si tratta infatti di una sindrome relativamente moderna sulla quale c’è ancora molto da scoprire.

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L'isolamento sociale in Giappone: il fenomeno degli hikikomori - Unimib 4 Introduzione Per molti anni passato inosservato, il fenomeno sociale degli hikikomori ha oggi assunto dimensio- ni allarmanti nella terza potenza economica mondiale: il Giappone. Sul finire degli anni 90' e all'ini- zio degli anni 2000 l'argomento ha catturato l'attenzione prima dei media giapponesi e successi- vamente anche di psicologi e ricercatori di tutto il mondo. Adolescenti e giovani adulti che si chiu- dono in casa, nella propria stanza, per mesi e anni, evitando ogni forma di relazione sociale con il mondo esterno e, nei casi più gravi, persino con i propri genitori. Alcuni arrivano a coprire le fine- stre con fogli di giornale e nastro adesivo nero per impedire alla luce del sole di penetrare nella propria stanza (Zielenziger, 2006). La condizione del figlio è spesso motivo di vergogna per le famiglie, cosicché a molti di que- sti ragazzi viene permesso di perseguire questo stato di isolamento nella speranza che un giorno passi da solo, ignorando che, più si protrae, più difficile sarà uscirne (Ricci, 2008). Spesso i genitori decidono di chiedere aiuto solo quando il figlio comincia ad esercitare violenza su di loro (Ministry of Healt, Labour & Welfare, 2003), magari per il semplice fatto di essere stato invitato a trovarsi un'occupazione. Inizialmente qualcuno ha puntato il dito contro le nuove tecnologie (Watts, 2002), soprat- tutto videogiochi e internet, che spingono molti giovani a passare diverse ore in casa (Internet Ad- diction). Tuttavia, ricerche recenti hanno evidenziato come ciò non sia strettamente correlato al fenomeno degli hikikomori. Infatti, solo il 30% degli hikikomori usa internet, senza strutturare al- cuna dipendenza (Ricci, 2011). Dunque, nella maggior parte dei casi l'isolamento è totale. Questo fenomeno non è da confondere con quello dei NEET (Not in Education, Employment or Training) che rifiutano qualsiasi genere di lavoro o impegno scolastico, ma amano la comunica- zione e le relazioni con gli altri, riunendosi spesso in gruppo (Ricci, 2008). Nemmeno con quelli de- gli otaku e dei parasite single. Il primo si riferisce a soggetti ossessivamente interessati a qualcosa (in particolare manga e videogiochi), mentre il secondo a individui che finiti gli studi rimangono a casa dei genitori e dipendono economicamente da loro per molti anni 1 . Questi fenomeni non fan- no altro che dare un'ulteriore indicazione dell'emergente asocialità fra i giovani giapponesi, ma non sono accostabili con il disagio manifestato dagli hikikomori che, con il loro isolamento, tenta- no di annientare sé stessi (Ricci, 2008; Aguglia, Signorelli, Pollicino, Arcidiacono & Petralia, 2010). 1. In un intervista (Pierdomini, 2008), Tamaki Saitō paragona i "parasite single" a quelli che in Italia definiamo "mammoni".

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