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Pensare il perdono: il dibattito filosofico contemporaneo

Pensare il perdono nella filosofia contemporanea. Un approfondimento all'interno del pensiero di autori contemporanei come Derrida e Jankélévitch, passando per la questione del paradosso tra dono e perdono, dalla storia dell'antropologia ai miti greci.

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5 INTRODUZIONE Negli ultimi cent’anni il numero di conflitti, omicidi, violenze di ogni sorta è aumentato in modo vertiginoso, si è vissuta la devastazione di due guerre mondiali, l’orrore dell’olocausto e si diffondono, a macchia d’olio, guerre civili e religiose che “silenziosamente”, lontano dall’attenzione dei più, distruggono intere popolazioni. Dilagano fame, malattie, si perpetuano delitti, abusi, stragi, violenze collettive e individuali, e nonostante tutto, siamo vergognosamente abituati a tutto ciò. Pare esserci un “deficit di etica pubblica” come lo definisce Cavalli, 1 una mancanza di interesse verso ciò che ci circonda e verso le conseguenze delle nostre azioni, si vive in un superficiale presente che non ascolta domande, dove ognuno pensa ai propri interessi e alle proprie preoccupazioni quotidiane. Allo stesso tempo viene affiancata a questa sterilità sociale un’urgenza etica in numerosissimi saperi, in campo giuridico, economico, medico, biologico e così via. 2 Sarà per il dilagare degli orrori, la diffusione dei mass media che ci pongono sotto gli occhi realtà assai distanti, che una sorta di consapevolezza pare necessaria e pressante, e discorsi su responsabilità, giustizia, riconciliazione e perdono si diffondono sempre di più negli ambienti politici e culturali. Si comprende come Afghanistan, Sudan, Ruanda, Spagna, Israele, Palestina, Bosnia, Serbia, Usa, Pakistan non siano che alcuni degli esempi di luoghi dove il terrore ha preso piede, in circostanze specifiche, caratterizzate da un’eccezionale drammaticità, o quotidianamente, nelle conseguenze atroci della logica dell’odio. Interi paesi o città sono dilaniati da lotte interne, da azioni terroristiche, da conflitti, dalla povertà, dalla lotta per la supremazia, da questioni economiche o dalla pura e “semplice” logica di vendetta o “giustizia”. Si manifesta in questo modo un’incessante spirale di violenza, ogni crimine comporta un crimine ulteriore, ogni dolore non trova tregua, aumentando in continuazione la violenza dei crimini commessi e vissuti. Sembra impossibile 1 A. Cavalli, G. Deiana, Educare alla cittadinanza democratica. Etica civile e giovani nella scuola dell’autonomia, Carrocci editore, Roma 1999, p. 9. 2 Ivi, p. 11.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Sara Balducci Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

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