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Comportamenti a rischio in adolescenza: guida pericolosa e sicurezza stradale

A partire dalla definizione del rischio, della percezione del rischio e delle funzioni e motivazioni che spingono gli adolescenti a mettere in atto un comportamento a rischio (primo capitolo), saranno presi in considerazione più nel dettaglio i comportamenti di guida a rischio in adolescenza, i fattori psicosociali che li determinano, nonché i significati e le funzioni che tale comportamento rischioso assume per i giovani, esaminando attentamente le differenze di età e di genere rilevate dalla letteratura, insieme ad altri fattori, che possono contribuire a mettere in atto un comportamento di guida rischioso (secondo capitolo). Infine si procederà alla presentazione del progetto e dello studio all’interno di tale progetto, al fine di rilevare le conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti, nonché le loro correlazioni, del campione di adolescenti preso in considerazione, a partire dal modello teorico della Teoria del Comportamento Pianificato di Fishbein & Ajizen (1988).

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5 INTRODUZIONE Secondo le stime preliminari, nell’Unione Europea (UE-27) circa 33.000 persone nel corso del 2010 hanno trovato la morte in incidenti stradali, con una percentuale di decessi pari al 40%, avvenuti all’interno di un centro abitato (DEKRA, 2011). Nonostante la diminuzione del 42,4% del numero dei morti (valore in linea con la media europea UE27, pari al 42,8% ), l’Italia non è riuscita a raggiungere la riduzione della mortalità del 50% prevista entro il 2010, dall’obiettivo fissato dall’UE nel Libro Bianco del 2001. Dalla pubblicazione degli ultimi dati Istat risulta che nel 2010 sono stati registrati in Italia 211.404 incidenti stradali con lesioni a persone, comprendenti un numero di morti pari a 4.090 e 302.735 feriti. Nel 69,4% dei casi a morire sono stati i conducenti di veicoli, nel 15% i passeggeri trasportati e nel 15,6% i pedoni. Tra i conducenti deceduti a seguito di incidente stradale (2.837 in totale), i più colpiti sono stati i giovani, in particolare quelli compresi nella fascia di età tra i 20 e i 24 anni (282 morti e 25.885 feriti). La categoria di veicolo più coinvolta negli incidenti stradali è costituita dalle autovetture (67,8%), seguono i motocicli (13,2%), i ciclomotori (5,6%) e le biciclette (3,9%)(Istat, 2011). È quindi necessario agire con urgenza, soprattutto alla luce dell’evoluzione dei comportamenti in materia di mobilità e dei mutamenti demografici in atto. Gli interventi di educazione stradale svolti in ambito scolastico hanno grandi potenzialità e i metodi di lavoro più efficaci sono quelli che prevedono un coinvolgimento attivo da parte degli studenti. Un passo in tale direzione è stato compiuto già nel 2001, ad opera della Commissione Europea, con la nascita della I edizione del “Progetto Icarus”, fornitore di un contributo rilevante, ai fini della diffusione della cultura della sicurezza sulla strada, tra adolescenti e giovani delle scuole elementari, medie e superiori, di 14 Paesi (Austria, Bulgaria, Cipro, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia) e 160 città italiane, per 30 mesi. Da una prima fase di ricerca su un ampio campione di giovani guidatori di auto e motorini, nonché di non-guidatori, è stato possibile identificare diverse tipologie di condotte di guida, che hanno permesso la

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Simona Mollica Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

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