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Il pensiero rappresentativo in Heidegger

Informazioni tesi

  Autore: Ruggero Barberi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Paolo Vinci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

Lo scopo della tesi è quello di determinare nello specifico le basi teoretiche del pensiero rappresentativo in Heidegger, per evidenziare come il filosofo scorga entro esso, a livello filologico e storico, un indubbio temperamento positivo-fondativo e quindi tecnico.
È soprattutto grazie al domandare di Heidegger che il pensiero rappresentativo diventa centrale non solamente a livello gnoseologico, bensì riguardo più direttamente al confronto tra l’uomo e la totalità dell’ente.
Il metodo seguito in tutto l’elaborato consiste nella scrupolosa attenzione per il testo tedesco, principalmente per mettere in luce il punto di vista, implicito ed esplicito, a partire dal quale è pensata la parola tedesca, nonché per far risaltare come lo stesso autore abbia cura di confrontare il senso tedesco con quello latino e greco, nei luoghi in cui sono transitate le concezioni fondamentali della storia della metafisica.
Il primo capitolo è quello che ha il carattere più generale, dal momento che analizza un testo, il quale ha il vantaggio di fornire uno sguardo panoramico sull’argomento di interesse del nostro lavoro. Ivi il pensiero stesso, quale espresso storicamente, è considerato in quanto rappresentativo tout court. Il chiarimento intorno al pensiero rappresentativo sarebbe la condizione basilare perché un nuovo pensiero possa sorgere, un pensiero che riconosca la ‘presenza’ -ossia la totalità dell’ente- in quanto tale, senza tentare di occultarla o di dominarla. Viene analizzato perciò il concetto di ‘presenza’, approfondendo il significato di ogni termine utilizzato per esprimerlo. Procede poi nel dare giustificazione della modalità di trattazione heideggeriana, laddove apertamente questa diventi non rigorosa, secondo quello che potrebbe essere un indirizzo logico formale o per il procedere dimostrativo scientifico.
Il secondo capitolo analizza un testo, che mira a dare una spiegazione storico-essenziale del perché il pensare, quale lo conosciamo e pratichiamo noi, consista meramente nel rappresentare e di come questo abbia quale sua tipica evoluzione la messa in evidenza, via via ulteriore, del proprio nucleo egoico. Il pensiero rappresentativo, partendo dalle sue origini, si configura sempre più come una sorta di “egoismo del pensiero”, che mira a sussumere ogni cosa -dapprima all’interno dell’orizzonte noetico, in seguito anche a livello mondano- al soggetto, considerato precipuamente in quanto sub-jectum, ossia come ‘fondamento’ e addirittura come “nuovo essere”.
Il terzo capitolo inizialmente analizza il tentativo più suggestivo di Heidegger di congedarsi dal rappresentare: il cosiddetto “salto”. Si arriva dunque a ricercare nella dimensione dell’oltre la metafisica: in primo luogo nella deriva del tecnicismo, vera e propria “nuova metafisica”, in quanto perpetuante l’ideale di sintesi suprema di questa; in secondo luogo, nella preparazione dei presupposti teoretici di un superamento della metafisica, che non sia meramente rappresentativo, ossia perseverante in un discorso volto unicamente all’oltrepassamento dei paradigmi vigenti.
Tra le conclusioni più originali, sulla scia della considerazione storico-destinale che Heidegger fa degli eventi del pensiero -i quali muovono, perdendosi, da premesse originarie basate sull’esperienza diretta-, si segnala il tentativo di considerare il grado di necessità del pensiero rappresentativo e di consegnare a esso la propria collocazione essenziale, in virtù della valutazione del suo carattere eventuale e provvisorio. La disposizione impositiva, nei confronti dell’ente, è in un determinato modo necessaria, affinché l’uomo possa pervenire ad atteggiarsi, nei riguardi di esso, in modalità non semplicemente passive, bensì protettive e salvaguardanti; in una tale ottica si rende però altrettanto necessario un aggiustamento del baricentro tra l’uomo e l’essere, che il pensiero-atteggiamento rappresentativo tende a spostare incondizionatamente a vantaggio del primo. Vantaggio che non si rivela realmente come tale, poiché un’eccessiva alterazione dell’equilibrio, seppur dinamico e non propriamente simmetrico, tra l’uomo e l’essere può trasportare il tutto verso lidi di impensabile desolazione.

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2 Introduzione Cosa sia il pensiero rappresentativo (das Vorstellende Denken), quale sia la sua provenienza essenziale, come esso opera e l’influenza che esercita sugli uomini è una delle questioni più frequenti nella vasta letteratura heideggheriana, dalla ‘svolta’ del ’36; è altresì quella che l’autore del presente lavoro ritiene una delle più sottovalutate, dal momento che tale pensiero sottende al nostro stesso modo di vedere le cose ed alla maniera in cui ci atteggiamo ad esse. Nostra intenzione, pertanto, è quella di analizzare i testi nei quali si mostra con più rilevanza la chiarificazione di ciò che si intende per rappresentazione e ‘pensiero che rappresenta’, sottolineare come sia forte l’istanza antirappresentativa nella riflessione del filosofo ed evidenziare quali siano i tentativi di congedarsi da siffatto pensiero. Andrà mostrato, quindi, come sullo sfondo di questa tematica si possano installare nozioni chiave quali ‘il salto’ (Sprung, Satz), ‘l’impianto’ (Gestell) e temi quali ‘l’essenza della tecnica’, ‘l’oltrepassamento della metafisica’ , l’essere dell’ente inteso come ‘esser presente’. I testi di riferimento basilare utilizzati per il lavoro sono i saggi: ‘Che significa pensare?’ (1952), ‘L’oltrepassamento della metafisica’ (1936-1946), ‘La questione della tecnica’ (1953), contenuti in Saggi e discorsi; ‘Il principio d’identità’ (1957) in Identità e differenza; ‘La metafisica come la storia dell’essere’ (1940-1946), che appare come l’ottavo capitolo del Nietzsche. Vedremo le argomentazioni che portano Heidegger a sostenere come pensare equivalga a rappresentare e perciò come lo stesso pensiero filosofico, quale espresso storicamente fino al suo tempo, pensi a partire dall’atteggiamento principe individuato all’interno del pensare rappresentativo, anche qualora l’ufficio di tale pensare sia stato già determinato in seno alla

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