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Il cervello e i sogni

Nel corso della storia umana il sogno è stato sempre considerato come un’esperienza soggettiva dal significato occulto, che ancora oggi necessita di un mediatore in grado di decifrarne il contenuto.
L’intento di questa tesi è quello di mostrare come l’attività onirica possa essere considerata un avvenimento trasparente e accessibile grazie ai progressi compiuti dalla moderna neurobiologia.
Il presente elaborato si articola su tre capitoli.
Il primo, di carattere prettamente storico, ripercorrerà l’evolversi della concezione del sogno dall’antichità fino al XIX secolo. In particolare, ci si soffermerà sulle differenti teorie metafisiche e psicologiche proposte nel corso dei secoli. In tal senso verranno prese in esame le prime testimonianze pervenuteci dai popoli mediorientali, presso i quali si riteneva che i sogni fossero connessi al mondo dell’aldilà, che rappresentassero delle rivelazioni di provenienza divina, che avessero funzioni predittive e premonitrici.
Successivamente saranno ripercorse le osservazioni sull’attività onirica dell’uomo poste in essere nei primi anni del XIX secolo, studi che si concentrarono su indagini di carattere prettamente fisiologico.
Si potrà constatare che sul finire del secolo, nonostante i positivi risultati ottenuti in questa direzione, le ricerche scientifiche furono soppiantate dallo straordinario successo della psicoanalisi di Sigmund Freud.
Nel secondo capitolo verrà esplicitata nello specifico la teoria dei sogni elaborata appunto dal padre della psicoanalisi in base alla quale si riteneva che il sogno fosse la via che conducesse alla graduale riflessione e cognizione dell’inconscio. Le coordinate freudiane evidenziavano come le rappresentazioni del sogno, non sono mai semplici e dirette; difatti, i desideri inconsci possono affiorare solo se resi irriconoscibili da processi di condensazione, capaci di fondere più elementi in un unico contenuto. Si vedrà che procedendo a ritroso nel corso del lavoro psicoanalitico, il sogno viene scomposto al fine di individuare sia il suo contenuto manifesto, sia il contenuto latente. L’attività onirica, pertanto, viene ad essere intesa come il risultato di un lavoro dell’inconscio che elabora i dati secondo una propria logica; il suo contenuto, secondo Freud, può farsi sempre risalire ad esperienze passate.
L’excursus sulla teoria freudiana, che chiaramente verrà trattata nello specifico all’interno del capitolo preposto, evidenzierà come la stessa, non essendo stata edificata su principi scientifici, venne dapprima revisionata dal medesimo Freud e poi confutata da diversi studiosi.
Su questa scia acquista un certo rilievo la teoria del sogno elaborata da Hobson. Il fulcro di tale concezione è da rinvenirsi in una serie di dati empirici miranti a certificare la validità di una teoria psicofisiologica secondo cui la struttura dei sogni sarebbe connessa all’attività cerebrale durante il sonno.
Nel terzo ed ultimo capitolo si riporteranno i principali risultati scientifici relativi alla riproduzione onirica: dalla scoperta del sonno REM al “Modello Attivazione-Sintesi” proposta da Hobson e McCarley sul finire degli anni Settanta. Su questo fronte verranno prese in considerazione le ricerche compiute da Aserinsky, Kleitman e Dement atte a dimostrare come le funzioni e i meccanismi del sogno siano strettamente legati al "sonno REM", differente dal sonno senza sogni, che è rilevabile in tutti i mammiferi.
In conclusione, utilizzando come una sorta di fili di Arianna ossia come strumenti guida Hobson, Jouvet, Aserinsky, Kleitman e Dement ci si propone di sostenere un percorso che dimostri che l’elaborazione delle informazioni nel sogno costituisce una delle funzioni del cervello, quindi strettamente fisiologica.
Ciò che altresì merita di essere sottolineato è che una simile asserzione troverebbe conferma nelle recenti scoperte neurobiologiche le quali, sotto molteplici aspetti, a torto o a ragione, sanciscono, senza riserva alcuna, una rilettura delle teorie di Freud, con una visione decisamente nuova rispetto alle posizioni del passato.

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INTRODUZIONE Nel corso della storia umana il sogno è stato sempre considerato come un’esperienza soggettiva dal significato occulto, che ancora oggi necessita di un mediatore in grado di decifrarne il contenuto. L’intento di questa tesi è quello di mostrare come l’attività onirica possa essere considerata un avvenimento trasparente e accessibile grazie ai progressi compiuti dalla moderna neurobiologia. Il presente elaborato si articola su tre capitoli. Il primo, di carattere prettamente storico, ripercorrerà l’evolversi della concezione del sogno dall’antichità fino al XIX secolo. In particolare, ci si soffermerà sulle differenti teorie metafisiche e psicologiche proposte nel corso dei secoli. In tal senso verranno prese in esame le prime testimonianze pervenuteci dai popoli mediorientali, presso i quali si riteneva che i sogni fossero connessi al mondo dell’aldilà, che rappresentassero delle rivelazioni di provenienza divina, che avessero funzioni predittive e premonitrici. Successivamente saranno ripercorse le osservazioni sull’attività onirica dell’uomo poste in essere nei primi anni del XIX secolo, studi che si concentrarono su indagini di carattere prettamente fisiologico. Si potrà constatare che sul finire del secolo, nonostante i positivi risultati ottenuti in questa direzione, le ricerche scientifiche furono soppiantate dallo straordinario successo della psicoanalisi di Sigmund Freud. Nel secondo capitolo verrà esplicitata nello specifico la teoria dei sogni elaborata appunto dal padre della psicoanalisi in base alla quale si riteneva che il sogno fosse la via che conducesse alla graduale riflessione e cognizione dell'inconscio. Le coordinate freudiane evidenziavano come le rappresentazioni del sogno, non sono mai semplici e dirette; difatti, i desideri 4

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Paolo Miraglia Contatta »

Composta da 40 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.