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Una tecnica di consolidamento non invasiva per colonne in muratura tramite trefoli ad alta resistenza

Il presente lavoro di tesi vuole promuovere questa nuova metodologia di cerchiaggio invisibile rispetto alle metodologie tradizionali invasive. Nella prima parte si studiano le caratteristiche meccaniche degli elementi compressi e la storia dell’arte delle varie tecniche di confinamento, analizzando le tipologie di rottura in caso di sisma e interventi. Nella seconda parte, infine, viene descritta l’analisi sperimentale so dieci pilastri in mattoni pieni semi-ottagonali, di altezza pari a 54 cm e sezione di base pari a 25 x 25 cm . Tali elementi sono stati preliminarmente rinforzati tramite inserimento di trefoli d’acciaio lungo i giunti di malta e fori passanti orizzontali alternati, poi sottoposti a prove di compressione monoassiale al fine di ottenere indicazioni sull’efficacia del confinamento, in termini di incremento di carico massimo, duttilità e rigidezza assiale.
Oltre all’analisi di tipo sperimentale si è fatta anche un’analisi teorica facendo riferimento alle istruzioni del CNR-DT 200/2004, che forniscono una relazione per stimare il valore di progetto della resistenza dell’elemento confinato, che va poi confrontato con i valori ricavati dalle prove.

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iv Introduzione Il confinamento di pilastri o colonne in muratura e in calcestruzzo armato è considerato un ottimo metodo di rinforzo che incrementa la capacità portante degli elementi compressi di un edificio, in quanto risulta economico e veloce da realizzare. Inoltre la necessità di adeguare gli edifici esistenti alle nuove normative in termini di azioni sulle costruzioni sia di tipo statico che dinamico rappresenta un’ulteriore causa d’intervento di cerchiaggio dei pilastri. Si constata che la tecnica del cerchiaggio di rinforzo risale agli inizi del novecento con le prime incamiciature metalliche tramite longheroni in ferro battuto e si è evoluta negli anni a venire. Sono state proposte alcune tecniche innovative basate sull’uso di fibre in materiale composito caratterizzate da elevate proprietà meccaniche ed alta stabilità chimica come gli FRP (Fiber Reinforced Polymers) e SRP (Steel Reinforced Polymers). Questi materiali innovativi presentano resistenze a trazione elevate, peso limitato, e velocità di applicazione rispetto all’acciaio. Tuttavia la ricerca di questo settore ha riguardato il comportamento di pilastri in calcestruzzo armato, mentre per quelli in muratura è stata trascurata infatti ci si riferisce ai pochi dati sperimentali e modelli matematici forniti dalla scarsa bibliografia esistente, che fa riferimento ad interventi passati nelle zone terremotate dell’Umbria e Friuli, molto eterogenei per tipologia e caratteristiche meccaniche della muratura. Nonostante ciò i vantaggi dell’utilizzo di materiali fibrorinforzanti per confinare gli elementi compressi in muratura sono molteplici, rispetto alle tecniche tradizionali di rinforzo, il basso peso dei materiali di rinforzo comporta anche una significativa semplificazione delle procedure ed una riduzione dei tempi di applicazione. In aggiunta però si sono verificati numerosi casi di strappo delle fibre agli spigoli dei pilastri evidenziando l’importanza della rigidezza assiale del composito e del tipo di resina per fasciare i pilastri, inoltre a causa dell’elevata anisotropia dei materiali compositi, le prove su pilastri a sezione quadrata e

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Ingegneria

Autore: Daniele Bosi Contatta »

Composta da 205 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1531 click dal 16/04/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.