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Bioetica e laicità: il problema dell'eutanasia

I progressi della medicina, il processo di secolarizzazione, l'attuale contesto culturale e sociale, hanno contribuito a fare dell'eutanasia uno dei temi più controversi e dibattuti della nostra epoca, tanto da farmi pensare che essa possa essere considerata la cartina di tornasole per valutare il livello di laicità di un Paese. Ogniqualvolta c'è qualcuno che pretende di imporre la propria visione del mondo ad un altro, ogni volta che qualcuno si proclama possessore o portavoce della Verità, ogni volta che a qualcuno viene negato un diritto su basi religiose, allora c'è ingiustizia. Il problema non è di carattere morale, ma politico; dovrebbe essere lo Stato, infatti, a tutelare i propri cittadini e a garantire che ad ognuno di loro venga data la possibilità di avvalersi di diritti come l'art. 32. Il dibattito sull'eutanasia è particolarmente aspro in Italia perché a scontrarsi sono una radicata e forte Chiesa cattolica da un lato, e un popolo di civili, quindi anche cattolici, che chiede dall'altro di far valere un proprio diritto.
Per questi motivi, ho deciso di affrontare nel primo capitolo il tema della laicità. Partendo dalle origini, ho voluto mostrare come il significato stesso del termine non sia privo di ambiguità e controversie, ma nonostante ciò non credo che andrebbe sostituito, perché non solo i problemi rimarrebbero gli stessi, ma soprattutto perché il termine “laico” ha una sua dignità che va salvaguardata. Ho deciso, poi, di fare un breve accenno al dibattito sulla Costituzione europea, con l'intento di mostrare che almeno l'Europa cerca di salvaguardare il suo carattere laico evitando di dare un ruolo di primo piano alle religioni all'interno della Carta Costituzionale.
Nel secondo capitolo, invece, ho introdotto il tema della bioetica, cercando soprattutto di mettere a fuoco il periodo storico e culturale in cui inizia a svilupparsi questa nuova disciplina. Grazie alle scoperte scientifiche dell'inizio anni '70, infatti, si ha un modo del tutto nuovo di rapportarsi con il mondo circostante, viene a cadere la vecchia struttura paternalistica della medicina, e si apre di fronte all'uomo una varietà di scelte sempre maggiori. È da questo mutato contesto culturale che prendono forma due modi completamente opposti di porsi di fronte alle nuove realtà, tanto da essere considerati dei veri e propri paradigmi: la bioetica cattolica della “sacralità della vita” e la bioetica laica della “qualità della vita”. Tra fautori della disponibilità della vita e sostenitori della inviolabilità della stessa, quello che ho cercato di mettere in luce sono le profonde differenze fra le due impostazioni di pensiero, che mi sembrano non lasciare alcun margine per il dialogo.
L'argomento su cui le problematiche della laicità e della bioetica convergono è quello dell'eutanasia; vediamo, infatti, che essa è sì un argomento di evidente carattere bioetico, ma risulta anche fortemente legato al tema della laicità. Dopo aver dato una definizione del termine e illustrato le principali distinzioni fra eutanasia attiva e passiva, volontaria e involontaria, nel terzo capitolo sono passata ad analizzare brevemente il panorama legislativo internazionale, concentrandomi in particolar modo sulla legge vigente in Olanda. Ho analizzato con particolare interesse la posizione della Chiesa cattolica, che in Italia, come già detto, occupa un ruolo di primo posto nel dibattito sull'eutanasia e proprio per questo motivo ho voluto, poi, focalizzare l'attenzione sulla teoria del “pendio scivoloso”, uno dei capisaldi i chi si oppone alla legalizzazione dell'eutanasia, cercando di mettere in luce le tesi e le contraddizioni presenti all'interno di questo ragionamento. Fra i vari casi noti di eutanasia ho scelto di illustrare quello di Piergiorgio Welby, sia per il carisma che lo stesso ha dimostrato più volte di avere, sia per il forte carattere mediatico della sua vicenda; come è noto, alla fine del 2006 il cosiddetto “caso Welby” era sulle cronache di tutti i giornali italiani e ha suscitato l'interesse dell'opinione pubblica. Nella conclusione della tesi, infine, ho deciso di affrontare, seppur brevemente, quello che a mio avviso dovrebbe essere il principio cardine per guidarci alla soluzione del problema, ossia il diritto all'autodeterminazione e quindi il principio di autonomia.
Proprio perché non si può pretendere che tutti si adeguino all'idea che noi abbiamo della morale, secondo me l'unico modo per assicurarsi che a ciascuno venga data l'opportunità di agire in conformità alla proprie credenze, si deve adottare il paradigma laico della tolleranza. Questa è quella che si propone essere la conclusione della mia tesi, ossia poiché nessuno è vicino alla “Verità” più di quanto lo sia chiunque altro imporre la propria visione del mondo, della vita e, infine, della morte ad un altro essere umano è una violenza che non può essere tollerata, non in uno Stato laico.

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INTRODUZIONE I progressi della medicina, il processo di secolarizzazione, l'attuale contesto culturale e sociale, hanno contribuito a fare dell'eutanasia uno dei temi più controversi e dibattuti della nostra epoca, tanto da farmi pensare che essa possa essere considerata la cartina di tornasole per valutare il livello di laicità di un Paese. Credo che sia profondamente ingiusto decidere al posto di qualcun altro cosa sia meglio per lui e privarlo per questo della possibilità di stabilire come porre fine alla propria vita: è stato questo il motivo per cui ho deciso di affrontare queste problematiche. L'ingiustizia nasce dal fatto che una persona può decidere del tutto legittimamente in base all'art. 32 di rifiutarsi di sottoporsi ad un trattamento medico, anche se così facendo sa di andare incontro ad una morte certa, mentre un'altra persona che si trova già in ospedale, ad esempio, ed ha già subito degli interventi medici e che per questo ha bisogno di alcuni macchinari per sopravvivere, non può decidere quando smettere di continuare a lottare e viene espropriata, di fatto, del proprio corpo. Ogniqualvolta c'è qualcuno che pretende di imporre la propria visione del mondo ad un altro, ogni volta che qualcuno si proclama possessore o portavoce della Verità, ogni volta che a qualcuno viene negato un diritto su basi religiose, allora c'è ingiustizia. Il problema non è di carattere morale, ma politico; dovrebbe essere lo Stato, infatti, a 3

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Rachele Salvatelli Contatta »

Composta da 111 pagine.

 

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