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Tommaso D'Aquino. Prolegomeni ad una conoscenza 'per quandam connaturalitatem' nel Super Boetium De Trinitate

L'intento di questo studio è di rinvenire nel Super Boetium de Trinitate - opera giovanile di San Tommaso D'Aquino - le coordinate di uno dei luoghi meno battuti e, per questo, forse anche più enigmatici della gnoseologia tommasiana: la dottrina del iudicium per quandam connaturalitatem o per modum inclinationis, nel quale cioè l'inclinatio intrinseca alla struttura ontologica del conoscente (che orienta dunque verso ciò che è ad essa strutturalmente conveniente), o la particolare intima e concreta vicinanza del conosciuto - in forza di un'unione e una partecipazione ad esso- intervengono attivamente nella formazione del giudizio e dell'assenso.
L'orizzonte è quell'ampio spettro della cosiddetta conoscenza sapienziale che la tradizione cristiana ha sempre amato associare all'intellectus fidei, nella sua dichiarata irriducibilità tanto all'epistéme (scientia) propriamente detta quanto alla mera doxa (opinio).
All'interno della cornice di questa particolare dottrina dell'Aquinate, volta alla calibrazione di una conoscenza nella quale agiscano in sinergia ragione e dunque scire, ma anche agere, voluntas e appetitus, cercheremo di rinvenire i 'prolegomeni' che ne sosterranno l'espressione più matura in particolar modo nella Somma Teologica - per quanto anch'essa mai organica e sempre frammentaria - tale da restituire di sé un'immagine più simile ad un fiume sotterraneo nella produzione teologico-filosofica del Doctor Communis, che solo a tratti ama mostrarsi in superficie ma che l'accompagna, probabilmente, fin dalla sorgente della propria speculazione.
Dopo una disamina generale dello status quaestionis, l'esplicitazione dell'habitat teologico di riferimento e una breve indagine lessicologica, cercheremo di approfondire la dinamica esperienziale dell'assensus fidei, all'interno dell'unità circolare (reflexio) d'intelletto e volontà, quale locus fondativo di una conoscenza circa res divinas che non voglia essere solo 'pure speculativa' ma anche 'secundum pietatem et informationem affectus' in forza dell'amore. Il tutto attraverso un serrato confronto con gli approcci ermeneutici degli studiosi che maggiormente hanno influito su dibattito specifico.
Seguiranno delle brevi considerazioni sulle virtualità speculative più prolifiche del discorso tommasiano.

Non risultano attualmente - su questa affascinante tematica - monografie specifiche che prendano le mosse dal commento al De Trinitate di Boezio. La speranza è dunque quella di aggiungere un nuovo tassello che abbia almeno un valore introduttivo alla ancora esigua letteratura oggi disponibile.

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4 CAPITOLO I 1. Deduzione storico-teoretica del problema di una conoscenza per quandam connaturalitatem nella letteratura tomista del ‘900 La dottrina tommasiana della conoscenza per connaturalità o per modum inclinationis ha passato discretamente il corso dei secoli rappresentando, nella tradizione ‘di scuola’, un riservato avamposto contro il poderoso mutamento di rotta – successivo alla cosiddetta età d’oro della scolastica - caratterizzato dalla nascita, soprattutto in ambito di teologia mistica, d’audaci e spericolate prospettive neoplatonizzanti che saranno poi tipiche della ‘mistica renana’ e che vedranno nella ‘noetica speculativa’ di Teodorico di Freiberg - venticinque anni più giovane di Tommaso - il geniale precursore 1 . E’ invece proprio l’ultimo degli scolastici, il 1 Cfr. A. OLMI, Conoscenza intellettiva ed esperienza mistica in Tommaso D’Aquino e Teodorico di Freiberg, Divus Thomas 29 (2002) pp. 151-167. Il Freibergense avrebbe ‘angelizzato’ l’attività conoscitiva dell’uomo disincarnandola nel ‘contatto noetico’ di Dio con l’abditum mentis (fondo dell’anima) corrispondente, per lui, ad un intelletto agente nel quale si consuma l’unione essenziale fra uomo e Dio in una confusione fra visione e fede nell’homo viator. Il Dio di Teodorico, secondo il De Libera (cfr. Introduzione alla mistica renana, Jaca Book (1998), p. 170) è più Intelletto che Essere. Vi è in esso il minuscolo seme di quello slittamento speculativo verso il soggetto, tipico della filosofia moderna. Inoltre, soprattutto ‘a partire dal XV secolo, la dimensione oggettiva prevalente nell’età patristica e medievale è coniugata con quella soggettiva della descrizione e dello studio delle condizioni e degli stati di vita e conoscenza dell’anima nell’esperienza di Dio. Mentre infatti, presso i maestri medievali, «la vita dell’anima è comandata da una visione teologico-metafisica sulla sua relazione all’essenza divina e alla Trinità» (così ad esempio in San Tommaso ma anche in Meister Eckhart), in epoca moderna prevale la descrizione psicologico-spirituale degli stati di coscienza

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Mauro Mendula Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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