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''Erasing the line in the sand'': confini e limiti della Modernità nella vita e nelle opere di Aleister Crowley

Da un certo punto di vista Aleister Crowley potrebbe apparire il prototipo dell'artista moderno, tutto intento, come il Calibano della Tempesta di Shakespeare, a riflettere se stesso nei mille specchi delle sue identità e delle sue speculazioni filosofiche; eppure, attraverso le mie ricerche mi sono accorta che il personaggio che gli è stato cucito addosso, e che egli ha contribuito a plasmare, appare tutt'oggi vivo, attuale, fondato sull'essenza stessa dell'esperienza moderna. Confrontando la sua figura e il suo pensiero con alcuni grandi autori della letteratura inglese, seppur limitatamente rispetto alla vastità dell'argomento, ho notato una rete di connessioni apparentemente sepolte, che è molto interessante tentare di disvelare. Sembra quasi che, attraverso successi e fallimenti, Crowley abbia non solo portato alle estreme conseguenze il comune sentire degli uomini del suo tempo, ma abbia forse persino anticipato il nichilismo dei giovani di questo tempo; il nichilismo che, a partire da Nietzsche e a finire con i social networks, «si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, […] intristisce le passioni rendendole esangui».
Il Novecento, come forse mai era avvenuto in modo tanto evidente dacché ne abbiamo memoria, ha assistito non solo all'imporsi di nuove mode e stili culturali che hanno interessato la vita ad ogni livello, ma anche a cambiamenti tanto rapidi e repentini in ogni aspetto dell'esistenza umana, da essere considerati «la fine del mondo». Lo scenario che si configura in risposta a questo sentire è quindi, ancora una volta, plurimo. Accanto alle rappresentazioni della fine, con la svalutazione di tutti di valori supremi che ciò comporta, troviamo i tentativi di inventare nuovi valori, modelli, principi, in virtù di un relativismo che affranchi l'uomo da ogni ideale assoluto e assolutistico, e che consenta invece di integrare il reale e l'immaginario, dunque la mente e il corpo. Un relativismo che, liberato dalle limitazioni dei dualismi e affrancato dalla ricerca di statiche certezze, accetti ogni aspetto della mutevole soggettività umana.
Un da-sein che anzi incoraggi gli individui al confronto con ciò che va ricercato al di là della superficie. Infine, una condotta di esistenza che, sospeso ogni giudizio, interessi gli uomini e le donne nella pienezza del loro essere, dagli aspetti più rassicuranti e confortanti, a quelli più sconcertanti poiché sconvenienti.[...]

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INTRODUZIONE Nelle prime pagine di un romanzo del 1908, lo scrittore William Somerset Maugham ci descrive l'incontro tra due uomini, due vecchi amici, entrambi medici e stimati professionisti. La loro conversazione viene ad un tratto interrotta dal passaggio di un uomo bizzarro, che si toglie il cappello per salutare uno dei due gentiluomini. Alle richieste circa l'identità di tale strano personaggio, la risposta è «You know, Paris is full of queer people. It is the chosen home of every kind of eccentricity. It sounds incredible in this year of grace, but my friend Oliver Haddo claims to be a magician. I think he is quite serious». 1 In effetti, Oliver Haddo è tanto serio in merito da confermare la correttezza di tale definizione nelle pagine successive, quando al momento di salutare lo stesso medico, gli si rivolgerà con il suggestivo appellativo di «Brother Wizard». Così, nel gremito ristorante parigino nel quale egli entra teatralmente, l'atmosfera di dileggio si tramuta dopo poco in inspiegabile gelo. Tale è il potere della magia: causare allo stesso tempo ilarità e sconcertante timore; e tale è il potere di Aleister Crowley, al quale lo stesso Maugham si ispira per delineare il personaggio di Oliver Haddo. Leggendo il romanzo di Maugham, sono rimasta affascinata dalla figura di questo Mago, ed ho pertanto cominciato a documentarmi circa l'uomo che ne ha ispirato la creazione. In particolare, mi ha colpito il suo porsi come ribelle ad ogni autorità e ad ogni morale, come una sorta di Mr. Hyde della Modernità, e mi sono chiesta se egli fosse solo un personaggio al di fuori degli schemi, o se invece avesse qualcosa, e cosa, in comune con gli uomini del suo tempo. Nel ricercare la risposta a tale interrogativo, ho trovato utile partire dall'analisi di alcuni romanzi ed opere di autori inglesi -in particolare Maugham, Blake, De Quincey, Carroll e Stevenson- che egli ha apertamente citato, o ai quali si è dichiarato in qualche modo legato, cercando connessioni e punti di contatto. Devo dire che imbattersi in un personaggio come Aleister Crowley può lasciare spiazzati. Artista, poeta, alpinista, mistico, scrittore, pittore, pensatore, scacchista, occultista e mago, Crowley è una figura i cui confini sfuggono ad ogni tentativo di precisa definizione. È un uomo dai molteplici aspetti che si mescolano, si inseguono, si scontrano in una vita intensa, originale e finemente intessuta nella realtà del suo tempo. 1 WILLIAM SOMERSET MAUGHAN, The Magician, (1908), Project Gutenberg Ebook, 2004, p. 8. Pag. 4

Diploma di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alice Guarente Contatta »

Composta da 75 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.