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La sfera pubblica e la sua reticolarizzazione. Dalle rivoluzioni liberali alla blog-politica del grillismo

L’obiettivo che mi sono proposta di raggiungere, attraverso la stesura del presente lavoro, è stabilire se esista, nell’era della globalizzazione, una sfera pubblica individuabile come «spazio sociale generato dall’agire comunicativo» dei membri di una collettività. L’elaborato si compone di due parti. La prima di esse ripercorre il concetto di sfera pubblica dalle origini sino al processo di istituzionalizzazione della stessa, come “arena deliberativa” delle società democratiche. Mostrerò nella fattispecie come la sfera pubblica entro cui gravita l’uomo moderno, non è più quel “luogo” del confronto dialettico che si attualizzava nell’agorà ateniese, perché ha introiettato il «fardello della vita biologica» che nel mondo greco era portato dagli schiavi, rendendo gli uomini succubi dei bisogni giornalieri e indifferenti nei confronti della politica che, infatti, diversamente da quanto accadeva nella polis ateniese, dove il singolo era libero di intervenire sulla scena pubblica solo nella misura in cui fosse stato prima dispensato da tutte quelle necessità legate alla sfera biologica espletate dagli schiavi; è gestita da istituzioni rappresentative a cui i cittadini, ormai completamente assorbiti da una quotidianità lavorativa routinizzante, hanno delegato la loro capacità di pensare e agire politicamente. Sempre nel corso di questa prima parte, inoltre, illustrerò come, a partire dalla seconda metà dell''800 la stampa comincia ad essere investita da un processo di commercializzazione che la trasformerà da vettore di critica ed elevazione culturale in un dispositivo di manipolazione della sfera pubblica, finalizzato a costruire ed orientare il consenso delle masse. Questo fenomeno in cui – come vedremo – Jürgen Habermas ha intravisto una forma di rifeudalizzazione della società, si espliciterà in tutta la sua portata degenerativa nel corso del XX secolo, quando la diffusione all’interno della società di strumenti di comunicazione di massa, come la radio e la televisione, piegati alle logiche del sistema capitalistico, ridurranno la sfera pubblica ad una arena rappresentativa che colonizza l’immaginario collettivo delle moltitudini spoliticizzate, attraverso una retorica messa in scena di partecipazione democratica, finalizzata a ricostruire il consenso elettorale necessario a legittimare l’ideologia politica delle classi sociali dominanti. Nell’ultimo capitolo della prima parte, contestualizzerò le argomentazioni espresse sinora, accostandomi alla situazione politica nostrana degli ultimi vent’anni. Nella seconda parte cercherò , ,invece, di illustrare in che misura la rivoluzione social, attraversata negli ultimi anni dai nuovi media della comunicazione digitale, abbia contribuito a democratizzare la sfera pubblica. A tale scopo ripercorrerò l’evoluzione della rete, mostrando, in particolare, come sebbene l’avvento della cosiddetta era del Web 2.0 abbia promosso la nascita di sfere pubbliche connesse che sembrano destinate a realizzare la famosa teoria habermasiana dell’agire comunicativo, nei fatti, internet non ha semplicemente spalancato al mondo le porte della comunicazione, ma opera una mercificazione quotidiana delle nostre relazioni sociali on line, come ci dimostra l’anomala posizione dominante occupata dalla multinazionale Google all’interno della rete - e non solo - di cui analizzerò, nello specifico, il comportamento tenuto all'interno del mercato cinese e, più in generale, il ruolo giocato da molte aziende occidentali nelle politiche censorie attuate dal governo di Pechino e da altri regimi totalitari, nonché le conseguenze nefaste di tutto ciò al livello planetario. Infine, mi occuperò delle nuove forme di partecipazione politica inaugurate dalla campagna elettorale in rete obamiana e delle tappe più salienti del fenomeno nostrano del grillismo, per scoprire se esse abbiano effettivamente agevolato la concretizzazione di una sfera pubblica reticolare in grado di esercitare funzioni politiche.

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11 Parte prima Alla ricerca di una dimensione pubblica, tra elitarismi e pluto- crazie I Sfera Pubblica e Spazio Politico La libertà di chi è libero […] richiede la libertà di tutti, poichØ la libertà è una relazione sociale. [Z. Bauman] L’espressione “sfera pubblica” designa un ambito relazionale dove gli individui, con- frontandosi l’un l’altro, possono maturare delle opinioni su questioni di rilevanza so- ciale. Partendo da questa premessa, è possibile trarre una prima considerazione fon- damentale: la sfera pubblica non è un luogo, nel senso fisico del termine, ma neces- sita di luoghi per potersi esplicitare. A tal proposito, il sociologo americano Ray Ol- denburg ha coniato l’espressione «luoghi terzi» per indicare tutti quegli spazi di in- contro confidenziali - come caffè, piazze, mercati e così via - «compresi tra l’ambito familiare e quello professionale» 1 ; in grado di facilitare delle interazioni sociali tra gli esseri umani. La prerogativa di questi spazi non consiste nel semplice fatto di es- sere delle oasi di ricreazione e spensieratezza, ma nel metterci in contatto con iden- tità altre da noi: «contribuendo così a quel genere di conversazione a ruota libera su tutti i possibili argomenti di cui si nutre la democrazia» 2 . 1 E. RISI, La folla rumorosa: interazioni on line tra luoghi terzi e sfera pubblica, in “Rassegna italiana di sociologia”, vol. 1, p. 93, 2011. 2 C. LASCH, The revolt of the elites and the betrayal of democracy, W.W. Norton & Company, New York – London, (1995); tr. it. La ribellione delle Ølite. Il tradimento della democrazia, La Feltrinelli, Milano, 1995, ed. 2001, p.101.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Bruna Valotta Contatta »

Composta da 253 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1604 click dal 18/11/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.