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Evoluzione del sistema d’asilo. Le condizioni di vita dei rifugiati in Calabria, con riferimento ai casi di Riace e Isola Capo Rizzuto

Informazioni tesi

  Autore: Sabina Rossana Surà
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze per la cooperazione allo sviluppo
  Relatore: Ada Cavazzani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 241

Questa tesi si articola in una parte teorica e in una parte empirica. Nella prima parte ho analizzato l’evoluzione del regime internazionale d’asilo dalla fine del secondo conflitto mondiale fino ai nostri giorni e le ripercussioni che tale evoluzione lascia intravedere sulle condizioni di vita dei rifugiati. L’obiettivo di questo lavoro è quello di distinguere due diverse fasi (una fase economica e una fase politica) e che in ciascuna di esse varia la funzione sociale attribuita ai rifugiati. Per quanto concerne l’aspetto economico, la cosiddetta fase fordista, durante il boom economico che si determinò nel secondo dopoguerra gli stati attuarono delle politiche d’asilo favorevoli rivolte all’integrazione di lungo periodo dei rifugiati. Un integrazione sociale che avveniva mediante il mercato del lavoro per la richiesta di massiccia forza lavoro. Per quanto riguarda l’aspetto politico, in piena Guerra Fredda, il rifugiato era riconosciuto come categoria meritevole di protezione e soprattutto una modalità strategica per screditare i regimi comunisti di quel tempo. Dagli anni settanta si assiste nello scenario mondiale ad un grande passaggio epocale dalla fase fordista alla fase postfordista a seguito della grande recessione nell’ambito della produzione industriale dovuto dallo shock petrolifero che porterà ad un minor fabbisogno di forza lavoro autoctona ed immigrata. A fronte di questa crisi economica si determina una ristrutturazione del mercato del lavoro e dell’organizzazione sociale. Trasformazioni prettamente di carattere economico hanno influenzato le scelte politiche degli stati regolamentando in maniera del tutto nuova e attraverso misure sempre più repressive i flussi migratori determinati dai nuovi conflitti che ancora oggi attraversano la nostra attualità. Dopo il 1989 si sono determinate nuove guerre che hanno portato all’aumento del numero dei rifugiati nel mondo. Pertanto, i governi occidentali ed europei hanno risposto transitando da un tipo di sistema d’intervento strategico diretto all’integrazione dei rifugiati ad un nuovo approccio definito extraterritoriale che mira a confinare i rifugiati in aree prossime a quelle d’origine facendo largo uso dei campi umanitari. Nonostante queste politiche sempre più repressive, i rifugiati riescono a giungere nelle società di destinazione e per questa ragione ho ipotizzato che l’attuale sistema internazionale d’asilo debba essere riconosciuto non come un sistema di non accesso ma come sistema di non-integrazione: finalizzato al rimpatrio, che non accetta di riconoscere il fatto che i rifugiati provengono da società caratterizzate da contrasti e tensioni insanabili che non consentono in alcuna maniera la libertà del ritorno. Nei loro paesi d’origine hanno perso tutto e quindi non hanno che altra scelta che di ricrearsi una vita altrove. Queste speranze vengono scoraggiate da politiche di non integrazione che collocano i rifugiati ai margini della vita sociale ed economica. Nella seconda parte ho verificato il funzionamento del sistema nazionale d’asilo e le condizioni di vita dei rifugiati presenti in due comuni calabresi che sono entrati a far parte della rete S.P.R.A.R. : Riace ed Isola Capo Rizzuto. In quest’ultimo il tessuto dell’accoglienza è composto da centri di trattenimento amministrativo e da centri di seconda accoglienza. Invece a Riace si è consolidato un modello di accoglienza assai innovativo grazie al dinamismo del sindaco di Riace, Domenico Lucano e alle persone che operano a stretto contatto con i rifugiati dedite all’accoglienza. La cultura dell’accoglienza si fonda sulla piena partecipazione dei rifugiati ad una serie di attività economiche connesse al tessuto sociale del territorio. Si è creato un clima di cooperazione tra i rifugiati e la popolazione locale estremamente interessante. Questo modello di accoglienza alternativo alla logica assistenzialista nasce dalla capacità che la comunità locale ha avuto di riconoscere nel rifugiato un’importante risorsa e un grande valore per lo sviluppo economico e culturale del suo territorio. Un modello che nasce dal rifiuto di un sistema che invece stigmatizza i rifugiati e che li relega ai gradini più bassi del mercato del lavoro. Sulla base del “modello Locride”, la Giunta Regionale ha licenziato, nel maggio 2009, una legge in materia di “Accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati e di sviluppo sociale, economico e culturale delle comunità locali”. Tale legge rappresenta una svolta di cambiamento, un passo in avanti per la Calabria per strutturare l’accoglienza dei rifugiati. Occorre però dire che questi progetti non dovrebbero essere realizzati soltanto in aree abbandonate oppure economicamente sofferenti. Bisogna fare in modo, invece, che questa legge conceda la possibilità ai rifugiati di inserirsi anche nelle grandi città per consentire loro di partecipare alle opportunità sociali, politiche ed economiche che i grandi centri urbani offrono.

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5 INTRODUZIONE La presente tesi analizza l’evoluzione del regime internazionale d’asilo dalla fine del secondo conflitto mondiale fino ai nostri giorni, e le ripercussioni che tale evoluzione lascia intravedere sulle condizioni di vita di richiedenti asilo e rifugiati. Attraverso questo percorso, avremo modo di evidenziare come, a partire dalla fine della Guerra Fredda, la categoria del rifugiato abbia smesso di caratterizzarsi agli occhi dei governi e delle popolazioni mondiali come categoria morale, meritevole di ottenere protezione ed assistenza. I rifugiati, oggi, sono al contrario oggetto di quello che ipotizzo essere un sistema di “non-integrazione”: essi sono assoggettati, cioè, ad un sistema d’intervento esplicitamente finalizzato al rimpatrio, che non accetta di riconoscere il fatto che i rifugiati spesso provengono da società caratterizzate da contrasti e tensioni insanabili. Avremo modo di vedere come le ragioni di questo mutamento risiedono nel grande passaggio epocale che si è determinato in seguito alla transizione da un modello di produzione di tipo fordista, che aveva come figura centrale l’operaio della grande fabbrica, ad un modo di produzione che vive, invece, dello sfruttamento sociale della forza-lavoro, basato su regimi di controllo “parassitari” e non piø disciplinari (De Giorgi 2000, pp. 81-101). L’impatto recessivo esercitato dalla crisi petrolifera (anni ’73- 74) e il mutamento improvviso che si registrò nell’ambito della produzione industriale (Sassen 1999, pp. 95- 125), sono tutte trasformazioni che hanno per l’appunto portato gli stati a regolare in maniera nuova e piø restrittiva i flussi migratori determinati dai tanti conflitti che ancora attraversano la nostra attualità (Delle Donne 2004, pp. 111-116). A questo proposito, è importante dire che, a seguito della caduta del muro di Berlino (1989), nonostante le attese di pace determinate da quel passaggio epocale, nello scenario mondiale si sono determinate nuove guerre e nuove situazioni di violenza generalizzata (Kaldor 1999), che hanno portato ad un considerevole aumento nel numero dei rifugiati nel mondo. Davanti all’emergere di questi piø consistenti flussi di rifugiati, i governi dell’Europa e dell’Occidente hanno chiuso i propri canali legali d’entrata e hanno inoltre introdotto nuove categorie giuridiche, sussidiarie allo status di rifugiato disciplinato dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Le categorie in discorso sono quella dei richiedenti asilo, degli sfollati, sfollati interni oppure “Internally displaced persons” (IDPs) (Delle Donne 2004), dei “rifugiati ambientali” e dei “rifugiati ecologici” (Crisp 2003), e tutte si caratterizzano perchØ

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