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Il segnale discorsivo "vale": proposta di studio contrastivo tra italiano e spagnolo

L'elaborato si propone come uno studio contrastivo del segnale discorsivo spagnolo "vale" e del suo principale equivalente in italiano ''va bene''. Si riporteranno le caratteristiche grammaticali dei due segnali discorsivi, ma si darà spazio soprattutto allo studio dei loro valori modali e discorsivi, proponendo esempi d'uso che si tradurranno in italiano. Si elencheranno inoltre le combinazioni di vale con altri segnali discorsivi, anch'esse affiancate da traduzioni in italiano.

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Introduzione Presentazione Questo elaborato si propone come un contributo alla crescente bibliografia di studi contrastivi tra la lingua spagnola e la lingua italiana. L’oggetto di studio ` e costituito dal segnale discorsivo vale, generalmente (ma non esclusivamente) traducibile in italiano con “va bene”. Per offrire qualche informazione di base sull’oggetto di studio di questo elaborato, presentiamo la definizione di “segnale discorsivo” proposta da Bazzanella in Renzi et al. (1995: 225). I segnali discorsivi sono quegli elementi che, svuotandosi in parte del loro significato originario, assumono dei valori aggiuntivi che servono a sottolineare la strutturazione del discorso, a connettere elementi frasali, interfrasali, extrafrasali e a esplicitare la collocazione dell’enunciato in una dimensione interpersonale, sottolineando la struttura interattiva della conversazione. Il segnale discorsivo 1 , quindi, ` e un elemento funzionale alla strutturazione dell’infor- mazione: in altre parole, contribuisce a dare senso e coerenza all’enunciato del parlante, guidando l’interlocutore verso la corretta interpretazione del messaggio che vuole comuni- care. I segnali discorsivi 2 costituiscono infatti una classe funzionale di parole eterogenee, mutuate da altre classi morfologiche, come ad esempio interiezioni (“ecco”), avverbi (“allora”), congiunzioni (“ma”, “dunque”) o aggettivi (“ovvio”, “chiaro”). Costituendo una classe funzionale, i SSDD non svolgono funzioni prettamente gram- maticali, ma rientrano in una dimensione extralinguistica: SSDD come “s` ı”, “ovvio”, “beh’, “va bene” non comunicano informazioni grammaticali ma intenzioni, atteggiamenti, stati d’animo e processi cognitivi in atto, cio` e informazioni esterne al contenuto semantico dell’enunciato che completano quest’ultimo collocandolo nel contesto pragmatico della conversazione. La disponibilit` a di materiale bibliografico a disposizione sui SSDD varia da lingua a lingua. Nel campo della linguistica italiana, lo studio dei SSDD ` e ancora alle sue fasi 1 Da qui in poi, “SD”. 2 Da qui in poi, “SSDD”. 5

Laurea liv.I

Facoltà: Scuola sup. di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

Autore: Manuel Draicchio Contatta »

Composta da 106 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1193 click dal 24/06/2014.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.