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Psicologia e sperimentazione animale: analisi di un dibattito etico, scientifico e deontologico

“Casi mediatici” e divulgazione “incontrollata” fanno sì che la discussione sull’uso degli animali “al servizio della scienza” si apra ad un pubblico assai più vasto che chiede conto della necessità e imprescindibilità della sofferenza animale: “è vero che ci troviamo dinanzi alla dicotomia “mors tua vita mea”?”.
Proprio la sovraesposizione mediatica, tuttavia, tende a confondere le acque ed ecco che con l’espressione “sperimentazione animale” si includono gli esperimenti più disparati, correndo il rischio di semplificare eccessivamente il dibattito ponendo in antitesi, o al contrario sovrapponendo, vivisezione e scienza.
Il presente lavoro lungi dal voler essere esaustivo pone l’attenzione sull’etica delle relazioni uomo-animale nella storia del pensiero scientifico ponendo l’attenzione sulle origini dell’idea di diritto animale, sulla riscoperta di quella dimensione non umana in cui altre forme di vita senziente, oltre la nostra, reclamano valore e dignità etica.
In particolare ci si soffermerà sulla sperimentazione animale nella ricerca in psicologia, la cui letteratura abbonda di esperimenti in cui si procura agli animali una violenza, sia fisica che psicologica, di molto superiore a quella provata da un animale anestetizzato e sezionato da vivo.
Proveremo a dimostrare come trattare con rispetto gli animali non sia un atto di bontà dell’uomo che fa appello ai suoi sentimenti più nobili, ma si ponga invece come una vera e propria questione di civiltà, che si richiama a principi morali universali (il principio di uguaglianza di tutti gli esseri viventi, il principio di giustizia e del rispetto), la cui applicazione si estende razionalmente a tutti gli esseri senzienti, non soltanto a quelli appartenenti alla specie homo sapiens.
Dopo una breve disamina del rapporto uomo-animale nella storia e in particolare dell’impiego degli animali nella ricerca scientifica, il secondo capitolo analizzerà il dibattito filosofico che su questo argomento si è sviluppato nel corso dei secoli, dall’antichità all’attuale confronto tra etica utilitarista, etica dei diritti ed etica della responsabilità.
Il terzo capitolo prenderà in considerazione il modo in cui sono stati utilizzati animali per la ricerca in psicologia e psichiatria, non senza valutarne l’attendibilità e la reale utilità per il progresso delle conoscenze in questi campi.
Nel quarto capitolo ci si soffermerà sulla validità scientifica della sperimentazione animale, confrontando le opinioni dei tecnici del settore (medici, biologi e ricercatori in genere), e analizzando, da un lato, le argomentazioni di coloro che considerano lo studio sugli animali un presupposto imprescindibile della sperimentazione clinica, sostenendone con vigore la validità scientifica; e dall’altro lato l'opinione di quanti ritengono la sperimentazione animale metodologicamente scorretta dal punto di vista epistemologico (oltre che dannosa per l'uomo), dichiarando addirittura superflua ogni discussione etica sulla questione.
In conclusione ci si soffermerà sulla normativa vigente in Italia e in Europa, sarà proposta una breve analisi critica della Direttiva Europea 2010/63 e del conseguente dibattito sul suo recepimento in Italia. Sarà, quindi, posta particolare attenzione al diritto all’obiezione di coscienza, all’articolo 10 del codice deontologico dell’Ordine degli Psicologi Italiani e alla posizione espressa in materia di sperimentazione animale dal Codice Etico dell’Associazione Italiana di Psicologia.

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4 Introduzione I blitz dei gruppi animalisti, coadiuvati dall’ingresso non autorizzato delle videocamere nei laboratori di ricerca delle università, delle case farmaceutiche e delle industrie della cosmesi, documentano drammaticamente le condizioni di detenzione e lo sfruttamento di animali in nome della scienza e della salute dell’uomo: testimonianze che costringono l’opinione pubblica a dover fare i conti con questa realtà così scomoda da raccontare. “Casi mediatici” e divulgazione “incontrollata” fanno sì che la discussione sull’uso degli animali “al servizio della scienza” si apra ad un pubblico assai più vasto che chiede conto della necessità e imprescindibilità della sofferenza animale: “è vero che ci troviamo dinanzi alla dicotomia “mors tua vita mea”?”. Proprio la sovraesposizione mediatica, tuttavia, tende a confondere le acque ed ecco che con l’espressione “sperimentazione animale” si includono gli esperimenti più disparati, correndo il rischio di semplificare eccessivamente il dibattito ponendo in antitesi, o al contrario sovrapponendo, vivisezione e scienza. Una questione spinosa e assai complessa che si anima già a partire dall’uso dei termini vivisezione e sperimentazione animale.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Ivana Gallo Contatta »

Composta da 133 pagine.

 

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