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La censura nel cinema muto italiano

Informazioni tesi

  Autore: Angelica Patruno
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scuola di Lettere e Beni Culturali
  Corso: Cinema, Televisione e Produzione Multimedial
  Relatore: Michele Canosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

Il presente lavoro di Tesi affronta lo sviluppo e le conseguenze della censura sul cinema muto italiano a partire dagli inizi del Novecento fino ai primi anni del regime fascista. La censura del cinematografo venne infatti introdotta nell’Italia liberale come forma di controllo a livello regionale da parte di polizia, questori e politici locali, poi, con le leggi emanate a partire dal 1913, vennero fissati una serie di criteri a livello nazionale, rafforzati ulteriormente nell’Italia fascista.

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INTRODUZIONE C'è chi sostiene che la nascita della censura cinematografica a livello ufficiale sia dovuta ad una lettera indirizzata ad Il Giornale d'Italia nell’ottobre del 1912 che avrebbe aperto un dibattito per tutta la Nazione, altri ancora pensano che l’ipotesi più credibile sia che le produzioni di Quo Vadis e Gli ultimi giorni di Pompei scatenarono il bisogno di infliggere una “serie di colpi di forbice sulla realtà”. 1 La verità è che, attraverso circolari interne alle istituzioni e dettami governativi, a partire dal 1907 si cominciò ad emanare una serie di regole che portarono alle prime leggi sulla censura e che si delinearono poi nel corso dei periodi storici sulla base del potere statale in atto.Il presente lavoro di Tesi affronta lo sviluppo e le conseguenze della censura sul cinema muto italiano a partire dagli inizi del Novecento fino ai primi anni del regime fascista. La censura del cinematografo venne infatti introdotta nell’Italia liberale come forma di controllo a livello regionale da parte di polizia, questori e politici locali, poi, con le leggi emanate a partire dal 1913, vennero fissati una serie di criteri a livello nazionale, rafforzati ulteriormente nell’Italia fascista. Nel primo capitolo viene trattato innanzitutto come le prime forme di censura, regolamentate a livello regionale, provocarono differenti prese di posizioni da parte di questori e magistrati nei confronti del cinematografo nelle diverse città italiane. Nei primi anni Dieci, si ebbe lo sviluppo di un forte movimento di opinione pro-censura, promosso da alcuni tra i maggiori quotidiani dell’epoca, e l’attuazione dei primi interventi governativi a discapito del cinema, che portarono nel 1913 alla prima legge nazionale sulla censura da parte del governo Giolitti per poi arrivare alla fondazione dell’Ufficio centrale di revisione. Il compito di tale istituzione, formata da commissioni di funzionari di pubblica sicurezza, era quello di visionare i film e rilasciare eventualmente il nulla osta sul territorio nazionale, allo scopo di impedire la Leonardo Quaresima (a cura di), I limiti della rappresentazione: censura, visibile, modi di rappresentazione 1 nel cinema: atti del 6. Convegno internazionale di studi sul cinema, Udine, 17-20 marzo 1999, Udine, Forum, 2000, p. 255   5

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Parole chiave

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mussolini
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censura
attrici
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pina menichelli

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