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Il fenomeno dell'Italian sounding

La punta di diamante dell’Italia, nota a tutti, comprende la cucina e i suoi prodotti tipici.
Ricoprono perciò, un ruolo fondamentale dal punto di vista economico, le esportazioni agroalimentari, riguardanti soprattutto gli alimenti concernenti la dieta mediterranea come vino, olio extravergine d’oliva, pasta e formaggi. Vengono acquistati sia da Paesi appartenenti all’Unione Europea (Germania, Francia, Gran Bretagna) sia dagli Stati Uniti, Cina e Russia.
A mettere i bastoni tra le ruote, però, è il fenomeno di contraffazione sempre più diffuso che prende il nome di Italian Sounding: consiste nell’utilizzo di immagini e parole che fanno sembrare l’alimento prodotto in Italia, quando in verità non lo è.
Questa modalità di imitazione costa cara al Bel Paese, che vede sottrarsi sempre maggiori quote di mercato. La continua espansione di questo fenomeno è dovuta dal fatto che ad oggi non si è ancora trovato un accordo internazionale dal punto di vista legislativo: quello che in Italia ed in Europa può essere considerato illegale, nei Paesi extra-UE non lo è. Inoltre l’apprezzamento sempre maggiore del prodotto Made in Italy da parte degli stranieri, genera una crescita della domanda che non viene interamente soddisfatta dall’offerta italiana a causa delle incapacità ad entrare nel mercato, in questo modo viene lasciato spazio ad aziende locali che sfruttano la fama italiana per avere maggiori profitti. Negli scaffali dei negozi di tutto il mondo si possono perciò trovare formaggi a pasta dura che si definiscono Parmesan, ed olio extravergine d’oliva 100% italiano prodotto con olive spagnole. Ed ancora, ragù alla bolognese che di italiano ha solo la bandiera riportata sull’etichetta e kit per produrre vini di ottima qualità utilizzando mosto concentrato ed acqua. I danni provocati sono di tipo economico e sociale: vengono colpiti i profitti delle aziende italiane con dirette conseguenze sul PIL nazionale; contemporaneamente i consumatori, vengono ingannati dalle false descrizioni.
Per combattere l’Italian Sounding è necessario agire su più fronti: dalle normative e un maggior controllo degli scambi, fino ad efficaci strategie di marketing comprendenti pubblicità e sensibilizzazione del consumatore. Se tutti i diretti interessati (dal Governo Italiano fino ai piccoli negozietti di paese) facessero la loro parte nella lotta contro questo fenomeno, che sta rubando il tesoro italiano, si riuscirebbe a sconfiggerlo.

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1 Premessa “Made in Italy a tavola:all'estero falsi 3 su 4”(La Stampa, 2009), “Troppi i tarocchi dei formaggi italiani. Industria lattiero-casearia chiede regole(Italia a tavola, 2012)”, “Il Best in Italy vs l’Italian Sounding”(Futuro Quotidiano, 2014), “ Denominazioni d'origine ed export: DOP ed IGP penalizzate dal finto italiano”(Confagricoltura,2013). Sono all’ordine del giorno articoli di giornale riguardanti il fenomeno che si sta sempre più diffondendo: l’Italian sounding, chiamato così perché il prodotto può sembrare italiano, ma in verità ha solo qualche caratteristica, che può essere data dal packaging o dal nome che ricorda l’Italia. Non è una minaccia di poco conto visto che per il Bel Paese, le esportazioni di Italian food contribuiscono in modo considerevole con i suoi 34 miliardi di euro su 245 di fatturato nazionale (17% del PIL). Ma è nulla rispetto ai 60 miliardi di euro che guadagna chi produce falso Made in Italy nel mondo. Questo perché, gli acquirenti, ignari del fatto che possa essere un falso prodotto italiano, vengono attirati dai simboli come la bandiera tricolore, il paesaggio del Vesuvio stampato sulla confezione e da nomi che li collegano all’Italia. Nel mio percorso accademico, ho imparato che per sicurezza alimentare si intende anche tutelare l’interesse del consumatore prevenendo pratiche fraudolenti ed ingannevoli. Perciò anche se non è un fenomeno che vanta di studi scientifici, l’ho preso molto a cuore perché coinvolge l’Italia in prima persona. Per ottenere informazioni sul tema ho dovuto far riferimento soprattutto alla stampa od a qualche seminario/workshop poiché essendo una problematica di tipo economico, non vi sono fonti scientifiche che ne parlano. Essendo un fenomeno uscito allo scoperto recentemente (anche se viene praticato da molto tempo), non si è ancora arrivati ad un rimedio per eliminarlo. La soluzione più efficace, secondo me, è quella di sensibilizzare il consumatore, diffondendo il più possibile i danni che porta e che continuerà a portare, se non si mette un fermo a questa forma di imitazione.

Laurea liv.I

Facoltà: Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione

Autore: Jessica Caldara Contatta »

Composta da 28 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3382 click dal 18/01/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.