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La tassazione della società cooperativa

Questo lavoro di tesi nasce dalla volontà di approfondire una tematica affrontata e vissuta grazie ad uno stage universitario di tre mesi svolto presso la società cooperativa Unison di Gallarate (Va), focalizzata nello specifico sull’erogazione di servizi assistenziali rivolti a minori;la mia intenzione era quella di mostrare come la cooperativa potesse rappresentare un valido strumento alternativo al modello delle società di capitali.
L’elemento fondamentale della cooperativa è la collaborazione, aspetto che dovrebbe permettere di raggiungere risultati collettivamente migliori: si intende cioè la condivisione del codice etico, dei valori e dei principi della società stessa. Ciò che distingue essenzialmente una cooperativa da una S.p.a. o da una S.r.l. è il fine ultimo della società: mentre la società per azioni ha lo scopo di ottenere un profitto, la cooperativa prevede il fine mutualistico, inteso come ottenimento di un vantaggio economico per i soci della società, offrendo un prodotto ad un prezzo più basso rispetto alle normali condizioni di mercato.
La cooperativa non deve necessariamente svolgere la sua attività con i soci; può decidere di svolgere la sua attività nei confronti dei terzi non soci, purchè questo sia previsto dall’atto costitutivo e purchè l’eventuale utile venga rendicontato separatamente. La società cooperativa è un’associazione autonoma di persone che si uniscono volontariamente per soddisfare dei bisogni, siano essi economici, sociali o culturali.
I soci della cooperativa saranno dunque contemporaneamente fornitori, perché parteciperanno alla gestione della società, e consumatori/utenti finali, poiché interessati al servizio che la cooperativa svolge. Altro elemento fondamentale è il principio democratico, secondo cui tutti hanno diritto ad un voto e tale voto è indipendente dalla quota di partecipazione e dall’utilizzo o meno dei servizi che la cooperativa offre.
I soci rimangono dunque i destinatari elettivi della cooperativa, sebbene non esclusivi. All’interno di questa tesi è stato messo in luce il concetto fondamentale di cooperativa a mutualità prevalente e di cooperativa diversa; la prima viene così intesa nel momento in cui siano rispettati i requisiti qualitativi e quantitavi presenti nell’art.2513 c.c. e 2514 c.c.
Dalla sopracitata distinzione emergeranno trattamenti fiscali completamente differenti per quanto riguarda la cooperativa a mutualità prevalente: essa, infatti, godrà di alcune agevolazioni fiscali non indifferenti, sia per quanto concerne la tassazione diretta che quella indiretta. Per citarne un esempio, approfondito all’interno di questo scritto: l’aliquota Ires, imposta sui redditi delle società, fissata normalmente pari al 27,5%, sarà ridotta nel caso delle cooperative a mutualità prevalente e in misura differente in base alla tipologia della cooperativa trattata. Allo stesso modo sono state evidenziate le agevolazione ai fini Irap, imposta regionale sulle attività produttiva e IVA, imposta sul valore aggiunto. Sono stati inoltre analizzati i due differenti tipi di soci esistenti all’interno di una cooperativa: i cooperatori ed i finanziatori; i primi sono coloro che partecipano attivamente allo scambio mutualistico tipico della cooperativa, mentre i secondi sono coloro che, nel concreto, sottoscrivono strumenti finanziari con l’evidente fine di ottenerne una remunerazione, senza necessariamente dover contribuire al fine mutualistico della società. Elemento importante della società cooperativa è la politica del voto capitario: ogni socio ha diritto ad un unico e solo voto, indipendentemente dall’ammontare delle quote possedute; accanto a questo principio vi è l’istituto tipico del mondo cooperativistico, che è il ristorno: si intende il risparmio di spesa nell’acquisto dei prodotti tipici della società cooperativa, ma anche l’incremento della remunerazione per l’apporto dei soci nella società.
Nell’ultima parte dello scritto è stata affrontata la tematica della trasformazione della società, disciplina che è stata introdotta con la riforma del diritto societario del 2003, con l’evidente obiettivo di rendere più elastica la trattazione, evitando così che i soci di una cooperativa intenzionata a trasformarsi debbano prima ricorrere alla liquidazione di una cooperativa e solo successivamente costituire una società lucrativa.
Sia per la trasformazione eterogenea (che avviene cioè da una società cooperativa in qualsiasi altra tipologia di società) che per quella omogenea (che avviene tra società cooperative S.p.a. a cooperative S.r.l. e viceversa) sono previsti particolari e dettagliati requisiti di maggioranza. È importante sottolineare come la trasformazione sia possibile unicamente quando ricorre il requisito della non prevalenza e come questa debba fin da subito prevedere la devoluzione dell’intero patrimonio sociale (eventualmente rivalutato) ai fondi mutualistici per la cooperazione.

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4 Premessa La società cooperativa rappresenta una realtà ormai ben presente e fortemente radicata nel mondo capitalistico: i soci di cooperative sono circa 800 milioni distribuiti in 100 diversi Paesi; 1 essa, dando lavoro a più di 100 milioni di persone, può giustamente essere considerata una valida fonte di occupazione, rivestendo dunque un ruolo di indubbia significatività. Durante il Governo Monti, nel marzo 2012, Elsa Fornero, ex Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, sottolineava come la rappresentanza femminile all’interno delle cooperative italiane fosse un fenomeno di assoluta rilevanza e straordinarietà: “la forma cooperativa incrementa, infatti, la presenza femminile al mercato del lavoro”. Questo mio scritto nasce dalla volontà di evidenziare come il fine mutualistico possa rappresentare un’alternativa valida, ove ne sono presenti i presupposti, al sistema delle imprese capitalistiche, il cui fine ed interesse è del tutto differente; Marshall e Marx, intorno al 1850, ipotizzavano che un sistema economico costituito prevalentemente da cooperative non solo poteva essere immaginabile già allora, ma appariva preferibile al capitalismo e addirittura destinato, in un futuro, a superarlo. Oggigiorno non si può affermare che la situazione sia esattamente quella ipotizzata allora dai due economisti, ma si è ormai certi che attraverso un’organizzazione ed una gestione attenta, le società cooperative possano risultare più efficienti rispetto alle società del modello capitalistico, riuscendo ad apportare, grandi vantaggi per la collettività nel suo insieme, sfruttando ad esempio quelle che vengono definite le “agevolazioni fiscali” di questa forma societaria. Il fine ultimo della società cooperativa non è lo scopo di lucro; infatti i soci di una cooperativa hanno lo scopo di “crescere insieme, aiutandosi a vicenda per ottenere qualcosa che da soli non potrebbero ottenere da soli” 2 . La reciproca collaborazione è in grado di fornire risultati collettivamente migliori: la condivisione del codice etico, degli ideali e dei valori porta al raggiungimento degli obiettivi 1 Istat, struttura e dimensione delle imprese, <http://www.istat.it/it/archivio/64179>, (consultato il 28/07/14) 2 La definizione è tratta da AssCoop, Società cooperativa sociale ONLUS

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Sara Donè Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 348 click dal 17/03/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.