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Hasan 'Uthman, traduttore della Commedia: l'Inferno dantesco tra omissioni, autocensure e questioni interreligiose

Nel presente elaborato verranno esaminate tutte le questioni summentovate, alle quali il traduttore arabo-musulmano ha dovuto far fronte approcciandosi all’opera dantesca e, quindi, tutti i relativi stratagemmi adoperati in sede di traduzione.
Fonte di particolare interesse si sono rivelate le scelte traduttive del professor Ḥasan ʿUṯmān, dantista e traduttore egiziano, nonché il fulcro attorno a cui ruoterà tale studio, congiuntamente alla sua versione araba del poema dantesco.
Si farà luce sull’affascinante figura di questo rivoluzionario traduttore cairota, il quale ha dedicato 18 anni della sua esistenza (dal 1951 al 1969) alla traduzione integrale della Commedia del poeta fiorentino, a cui ʿUṯmān si è accostato con «passione quasi monoteistica» (De Simone, 1974: 24).
La versione ʿuṯmāniana, infine, verrà confrontata con un’altra suggestiva traduzione della Commedia patrocinata dall’UNESCO ed edita nel 2002, ossia quella del poeta e traduttore iracheno Kāẓim Ǧihād Ḥassan. L’attenzione si focalizzerà successivamente sugli espedienti traduttivi adoperati dai due traduttori in occasione del canto XXVIII dell’Inferno, dove vengono narrate le vicende di Muḥammad e ʿAlī.
Il presente studio si concluderà con un breve e schematico compendio degli elementi esaminati durante il processo di redazione dell’elaborato.

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11 1. Tradurre Dante in arabo: la sfida dei traduttori arabo-musulmani 1.1 La dantistica nel mondo arabo: origini ed evoluzione «Legger Dante è un dovere; rileggerlo è bisogno: sentirlo è presagio di grandezza» (Tommaseo, 1854: 13), scriveva il Tommaseo nel suo autorevole Commento alla Divina Commedia. Si può asserire con perentoria certezza che il mondo arabo non abbia adempito a suddetto dovere fino agli inizi del secolo scorso. In effetti, la tradizione degli studi danteschi nel mondo arabo ha origini piuttosto recenti; esse vanno indubbiamente coincidendo con la rivoluzionaria pubblicazione de La escatologia musulmana en la Divina Comedia (1919) di Miguel Asín Palacios, la quale è riuscita ad attirare l’attenzione del pubblico arabo-musulmano sulla Commedia ed il suo illustre autore. La questione delle fonti arabo-islamiche della Divina Commedia sollevata da Asín Palacios, però, non è stata la sola scintilla ad aver innescato l’interesse della cultura arabo-islamica nei confronti degli scritti danteschi: nei primi anni del XX secolo, infatti, al-waṭan al-ʿarabiyy (“il mondo arabo”) ha assistito ad un processo di modernizzazione e di apertura al mondo occidentale, avvenuto per mezzo del fenomeno della cosiddetta ḥarakat at-tarǧamah (“movimento di traduzione”). Codesto movimento è stato definito da Peled come una sorta di «sforzo cosciente della società araba di apprendere ed acquisire alcuni aspetti della cultura e della civiltà occidentale» 1 (Peled, 1979: 128); tale sforzo di avvicinamento alla cultura del Vecchio continente, inoltre, è stato probabilmente determinato anche dall’emergere di una nascente coscienza nazionalista araba, da intendersi «nell’accezione di un diffuso sentimento panarabo, anticoloniale e di rilettura del proprio patrimonio attraverso il confronto con un “canone” europeo» (Benigni, 2011: 394). Quale altra opera — in ambito letterario — potrebbe meglio incarnare tale “canone europeo” se non la Commedia dantesca? Questo è l’effervescente clima che ha dato vita alla tradizione degli studi danteschi all’interno del mondo arabo-musulmano, inizialmente incentrata quasi 1 Traduzione a cura del candidato.

Laurea liv.I

Facoltà: Interpretariato e Traduzione

Autore: Manuel Capomaccio Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

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