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Obiezione di coscienza e procreazione responsabile

La mia tesi analizza l'impatto dell'esercizio del diritto di obiezione di coscienza nelle pratiche di PMA e IVG. La problematica si pone sul piano del bilanciamento tra le libertà costituzionali che fondano i diritti di IVG, PMA e obiezione, e i diritti del nascituro.

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Giungendo al cuore del problema, dai miei studi è emerso che la l. 194 è intaccabile sul duplice piano del contrasto all'art. 117 cost, e dell'erroneità del bilanciamento di interessi.
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Quanto alla PMA,che a differenza dell'IVG non è inserita tra i LEA se non in certe regioni, ed è praticabile in cliniche private; il problema si pone diversamente, e non comporta le drammatiche conseguenze dell'IVG.

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INTRODUZIONE Il lavoro si propone di analizzare la situazione attuale circa il rapporto intercorrente tra l'esercizio del diritto -riconosciuto dalle leggi 22 maggio 1978 n° 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, e 19 febbraio 2004 n° 40 sulla procreazione medicalmente assistita- all'obiezione di coscienza, e la tutela apprestata dall'ordinamento italiano all'esercizio del diritto alla procreazione cosciente e responsabile. Oltre a tali due ambiti, si analizzerà anche la questione dell'esercizio del diritto di sollevare obiezione di coscienza per i farmacisti relativamente alla vendita del farmaco contenente Levonorgestrel, la cd. “pillola del giorno dopo”. Il lavoro si snoda lungo le linee del bilanciamento dei diritti delineate dalla più recente dottrina e giurisprudenza costituzionale, previa analitica illustrazione dei valori in gioco nel suddetto rapporto: l'autodeterminazione dell'individuo (nella specie la donna, gestante o aspirante tale), la tutela della salute -ormai non più limitata ad assicurare la mera assenza di malattia-, la tutela della procreazione, la tutela dell'embrione e, infine, la dimensione della tutela della coscienza dell'individuo. Peculiare importanza riveste, nell'analisi, anche il ruolo nomofilattico della Cassazione, che in tale ambito si è dimostrata sempre più sensibile e ricettiva alle istanze di tutela dei diritti della donna, in particolare schierandosi a chiare lettere 1 a favore di un'interpretazione restrittiva dell'art. 9 l. 194/1978, così evidenziando come sia di primaria importanza dipanare i rischi di una totale disapplicazione di una legge largamente approvata in via referendaria. Il lavoro è stato condotto assicurando anche una conoscenza, sul piano pratico, delle problematiche oggi legate all'obiezione, in particolar modo nell'ambito dell'interruzione volontaria di gravidanza, nel quale soprattutto si è colta l'urgenza di assicurare in ogni caso il servizio garantito come un diritto dalla legge 194. Per garantire questa duplice conoscenza -pratica e teorica- del problema, ho usufruito di informazioni raccolte direttamente dai sanitari della nostra Regione. L'esposizione termina con le conclusioni, dove si rileva innanzitutto come un conflitto tra applicazione della legge e sovra-tutela dell'obiezione di coscienza sussista concretamente solo nel caso della legge sull'interruzione di gravidanza, indi si illustrano gli auspicabili cambiamenti che potrebbero formare oggetto di un'ipotetica questione di legittimità costituzionale. Infine si rimarca l'esigenza di ridurre al minimo strettamente necessario la possibilità di esercitare il diritto di O.d.C. in un ambito, quello sanitario, relativo a una carriera che si è intrapresa con scelta libera e consapevole, sì da scongiurare il rischio della formazione di una categoria di sanitari che, per motivi pur meritevoli, si esima dal compiere una prestazione, finendo per comprimere i diritti portanti di uno stato sociale a discapito della popolazione di sesso femminile. 1 Cass. 02 Aprile 2013 n° 14979, in leggiditaliaprofessionale.it 5

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefania Flore Contatta »

Composta da 98 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.