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I titoli edilizi alla luce del decreto ''Sblocca Italia''

Con il termine “edilizia” si suole indicare la branca del diritto urbanistico che si occupa specificamente degli aspetti esecutivi dell’attività edilizia.
Il diritto di edificare, o ius aedificandi, spetta – come ha riconosciuto la Corte Costituzionale con la famosa sentenza n. 5 del 1980 – al proprietario del suolo su cui viene costruito il manufatto, costituendo, dunque, estrinsecazione del diritto di proprietà.
Tuttavia, l’attività edilizia è assoggettata all’esercizio di poteri amministrativi finalizzati al controllo dell’assetto del territorio e dello sviluppo urbanistico che si concretizzano attraverso l’utilizzo di strumenti attraverso i quali, la Pubblica Amministrazione - dopo aver provveduto alla pianificazione urbanistica generale - controlla e regola il concreto esercizio dello ius aedificandi.
Tali strumenti sono i titoli edilizi - oggetto della presente trattazione - la cui disciplina è codificata in seno al DPR 380/2001, che contempla le diverse ipotesi in cui può esplicarsi l’attività edilizia e la sua relativa disciplina. Il Testo unico in materia edilizia, D.P.R. n. 380/2001, frutto della delega del legislatore al Governo a presentare disegni di legge sulla delegificazione, si è tradotto nell’emanazione del Testo unico che ha avuto il merito di accorpare in un unico ambito le precedenti norme in materia di edilizia, armonizzandole con elementi innovativi, frutto della necessità di sviluppare un impianto normativo al passo con il mutare dei tempi.
Nell’assetto originario della legge urbanistica, n. 1150/1942, il controllo pubblico delle attività costruttive dei privati era demandato alla licenza edilizia, strumento attraverso il quale l’amministrazione accertava la conformità del progetto rispetto alla normativa edilizia. Tale istituto era gratuito e, fino all’approvazione della legge n. 765/1967, riguardava non tutto il territorio comunale, ma essenzialmente il centro urbano, con riferimento alla mera disciplina edilizia ed al controllo della sola attività edificatoria.
La licenza edilizia fu sostituita dall’istituto della concessione edilizia, introdotta dalla legge Bucalossi n. 10/1977, per tutte le attività comportanti la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale, prevedendo per essa dei caratteri che a tutt’oggi sono del permesso di costruire, quali la realtà, l’irrevocabilità, la temporaneità, la rinnovabilità e l’onerosità. Accanto ad essa, il legislatore aveva previsto altre ipotesi edilizie che, per la loro minore portata, erano sottratte al regime concessorio ed assoggettate a quello dell’autorizzazione gratuita.
Nell’ottica della semplificazione del procedimento amministrativo, del rilancio dell’economia e della crescita del Paese, la materia dell’edilizia è stata, negli anni, oggetto di particolare interesse da parte del legislatore, giacchè il settore edilizio riveste un’importanza strategica: esso, infatti, ha funzioni propulsive dell’economia, sia dal punto di vista occupazionale, che dal punto di vista della commercializzazione del prodotto finito. Non a caso, infatti, il testo normativo che ha modificato il Testo Unico sull’edilizia è stato definito “sblocca Italia”, con un chiaro riferimento agli aspetti di ripresa e superamento della crisi economica. Non a caso il V capo relativo alla “semplificazione edilizia” è relativo a “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione di opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e la ripresa delle attività produttive”.
Da un sistema improntato sostanzialmente sulla base di due titoli quali il permesso di costruire e la denuncia di inizio attività, basati su un’attività prettamente autorizzatoria della pubblica amministrazione, si è passati, a fronte dei diversi interventi legislativi tutti caratterizzati dall’utilizzo della decretazione d’urgenza, ad un regime di maggior liberalizzazione degli interventi edilizi e responsabilizzazione dei professionisti incaricati con l’introduzione di nuovi istituti giuridici, così articolato:
- Attività libera;
- Comunicazione di inizio attività, CIL e Comunicazione di inizio attività asseverata, CILA;
- SCIA;
- DIA in alternativa al permesso di costruire;
- Permesso di costruire

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PREMESSA Con il termine “edilizia” si suole indicare la branca del diritto urbanistico che si occupa specificamente degli aspetti esecutivi dell’attività edilizia, intendendo con essa, la costruzione di manufatti stabili destinati a soddisfare bisogni abitativi e produttivi 1 . Il diritto di edificare, o ius aedificandi, spetta – come ha riconosciuto la Corte Costituzionale con la famosa sentenza n. 5 del 1980 – al proprietario del suolo su cui viene costruito il manufatto, costituendo, dunque, estrinsecazione del diritto di proprietà. Tuttavia, l’attività edilizia è assoggettata all’esercizio di poteri amministrativi finalizzati al controllo dell’assetto del territorio e dello sviluppo urbanistico che si concretizzano attraverso l’utilizzo di strumenti attraverso i quali, la Pubblica Amministrazione - dopo aver provveduto alla pianificazione urbanistica generale - controlla e regola il concreto esercizio dello ius aedificandi. Tali strumenti sono i titoli edilizi, la cui disciplina è codificata in seno al DPR 380/2001, che contempla le diverse ipotesi in cui può esplicarsi l’attività edilizia e la sua relativa disciplina. Tale Testo unico ha subìto numerose modifiche ad opera di diverse leggi statali che si sono succedute tra loro a distanza di breve tempo: ciò ne ha impedito il loro utilizzo e approfondimento critico, sollevando molti dubbi interpretativi tra i giuristi e gli studiosi del diritto. Questo lavoro si pone l’obiettivo di ripercorrere l’evoluzione dei titoli abilitativi all’esercizio dell’attività edilizia. 1 http://www.treccani.it

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Luana Ortuso Contatta »

Composta da 116 pagine.

 

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