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Valutazione dell’attività citotossica del 5-Fluorouracile coniugato con α-ciclodestrina e β-ciclodestrina

La chemioterapia è uno dei trattamenti più diffusi nella cura delle malattie e a seconda del target da inibire, si dividono in antibatteriche e neoplastiche. Nonostante ciò, porta frequentemente degli effetti collaterali nel paziente a causa dei limiti del trattamento stesso, quali tossicità aspecifica, somministrazioni farmacologiche cicliche e resistenza, alterando così il performance status, cioè la misura della qualità della vita, dell’individuo affetto. Per far fronte a questo problema, sono stati intrapresi studi che hanno portato la realizzazione di terapie combinate che prevedono una somministrazione ridotta, mirata e più efficace del chemioterapico attraverso l’utilizzo di sistemi binari dati dalla coniugazione fisica e/o chimica del farmaco con diverse molecole. In questo lavoro è stato adoperato come farmaco chemioterapico il 5-fluorouracile, antimetabolita analogo dell’uracile che interagisce con la sintesi delle purine bloccando il processo o portando la formazione di un prodotto inattivo, coniugato sia fisicamente, sotto forma di miscele fisiche, sia chimicamente, sotto forma di complessi, con molecole aromatiche cicliche dette ciclodestrine (CD), rispettivamente le α-CD e β-CD. E’ stata valutata, in seguito, l’attività citotossica di miscele fisiche e complessi, mediante il saggio colorimetrico dell’MTT, su diverse linee cellulari tumorali quali colon-rettali (Caco-2), mammarie (MCF-7), epatiche (Hep-G2) e polmonari (A-549). I risultati ottenuti dal test, hanno mostrato una notevole riduzione della vitalità cellulare, quindi ulteriori studi potrebbero indurre l’utilizzo di tali coniugati polimerici, complessi e miscele, nell’ambito del drug delivery, portando così una vantaggiosa innovazione e sostituzione delle terapie convenzionali.

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1 Capitolo 1 Introduzione La parola “chemioterapia” letteralmente indica qualunque trattamento terapeutico a base di sostanze chimiche. Più specificamente si riferisce ai farmaci capaci di inattivare gli agenti responsabili delle malattie e comprende quindi anche gli antivirali e gli antibiotici che eliminano i batteri (chemioterapia antimicrobica). Nel linguaggio comune, però, il termine è utilizzato soprattutto in riferimento alle più convenzionali cure farmacologiche rivolte contro il cancro (chemioterapia antineoplastica). Basandosi sul principio che le cellule tumorali si riproducono molto più rapidamente di quelle normali, le sostanze utilizzate per questi trattamenti interferiscono con i meccanismi legati alla replicazione delle cellule, uccidendole durante questo processo. L'effetto della chemioterapia, quindi, si fa sentire soprattutto sui tumori che crescono velocemente, ma anche su alcuni tipi di cellule sane soggette a rapida replicazione, come le cellule dei bulbi piliferi, del sangue e quelle che rivestono le mucose dell'apparato digerente. Si spiegano così i più comuni effetti collaterali di questi trattamenti come perdita di capelli, anemia e calo delle difese immunitarie, vomito, diarrea e infiammazione o infezione della bocca (Sutradhar e Amin, 2014). Da ciò si evince che, nonostante la chemioterapia sia uno dei trattamenti maggiormente utilizzati per portare guarigione e migliorare la sopravvivenza dei pazienti affetti da neoplasie, o ritardare la progressione della malattia, vi sono dei limiti che possono in qualche modo alterare il “performance status”, cioè la misura della qualità della vita, del paziente stesso (Bonadonna e Robustelli, 1997). Inoltre, la maggior parte dei farmaci antitumorali entra in modo aspecifico in tutti i tipi di cellule, sia fisiologiche che patologiche, determinando gravi effetti collaterali che spesso causano un drastico peggioramento della vita del paziente e nei casi più gravi anche la morte. La tossicità aspecifica dei farmaci antitumorali è legata alla mancanza di target specifici a livello delle cellule tumorali. E’ noto che sviluppare molecole o sostanze, come ad esempio un antibiotico, sia un processo relativamente semplice in quanto è possibile sfruttare una tossicità

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche

Autore: Teresa Borrozzino Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 78 click dal 16/12/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.