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L'opera di Egizio Nichelli 1937 - 1991 (Autori: Pilar Maria Guerrieri, Fabio Mastroberardino, Chiara Tosi)

(...)La descrizione della città cantata da Ausonio nel celebre brano del suo Ordo urbium nobilium (380-390 d.C.) ci restituisce il volto e la grandezza della Milano capitale dell’impero romano, che i secoli hanno sepolto, ma non del tutto cancellato. Egizio Nichelli è stato, nella seconda metà del Novecento, uno dei principali protagonisti del recupero delle radici storiche dell’architettura milanese; figlio di quel rinnovato interesse per gli studi archeologici che dalla metà dell’Ottocento aveva cominciato a manifestarsi in Italia. Alla ricostruzione del suo percorso professionale è dedicato questo lavoro, che partendo dall’analisi del suo archivio intende ricostruirne per la prima volta le intenzioni e le realizzazioni nel campo del restauro e dell’architettura civile. La sua paziente attività di recupero ha rappresentato infatti negli anni deldopoguerra un modello di intervento, capace di coniugare il riuso e la valorizzazione delle testimonianze del passato con le necessità di adeguamento alle nuove esigenze funzionali. Formatosi negli anni del fascismo, quando la riscoperta dell’antico era tesa solo al retorico recupero dei fasti della romanità imperiale, Nichelli vuole piuttosto richiamarsi alle teorie sul restauro dei “maestri” Camillo Boito, Gustavo Giovannoni e Ambrogio Annoni, e al lavoro di quegli archeologi milanesi che a partire dall’inizio del Novecento avevano iniziato un prezioso lavoro di scavo con l’obiettivo di ricostruire la Forma Urbis Mediolani, e di portare dunque alla conoscenza dei contemporanei le tracce storiche della città. Un’attività resa articolarmente complessa in passato dalla continuità del tessuto insediativo, ma alla quale la ricostruzione seguita ai bombardamenti della seconda guerra mondiale offriva ora nuove opportunità. Nichelli ha saputo così dare una concreta attuazione a quel programma di lavoro, andando oltre l’attività di indagine:intervenendo sulle architetture con un lavoro di “sottrazione” che puntava alla restituzione dell’“identità primigenia” delle diverse fabbriche o dei resti sui quali si è trovato via via a operare, avendo sempre come obiettivo finale una migliore comprensione dei manufatti e la loro fruizione da parte dei contemporanei. Un metodo di lavoro che ha comportato certo scelte arbitrarie, seppur ben ponderate, e che verrà in seguito superato; ma che tuttavia ha rappresentato allora un argine contro le demolizioni e manomissioni del deposito archeologico, che in quegli stessi anni toccavano Milano, impegnata nella ricerca di un nuovo volto teso alla “modernità”. “L’opera dei vivi non dovrà soppiantare l’opera del passato, ma edificarsi sopra di essa”2 affermava John Ruskin: sebbene lontanissimo dalle teorie sul restauro dell’inglese, il lavoro di Nichelli sembra tuttavia poggiare su queste stesse basi ideali. Se una parte dell’architettura archeologica romana è oggi stimoniata o visibile nel centro storico di Milano è dunque grazie al fondamentale lavoro di Egizio Nichelli,al rispetto con il quale nella sua attività architettonica ha saputo affrontare e valorizzare le testimonianze storiche,introducendo anche novità della fruizione in situ (al posto della loro musealizzazione) dei ritrovamenti di scavo. Cosí se ancora oggi ci è possibile visitare le tombe romane presso il Chiostro degli Olivetani, se possiamo apprezzare i resti delle murature romane nell’area del Museo archeologico, nella chiesa di Santa Maria Rossa o presso Cascina Pozzobonelli. Possiamo così dire che l’approccio di Nichelli nei confronti dell’architettura é stato improntato su quella visione etica del mestiere fatta da un lato di ricerca, analisi e buone pratiche di cantiere per il recupero e la restituzione alla cittadinanza del patrimonio storico e archeologico; e dall’altra di impegno verso le architetture di carattere sociale come i molti: asili, scuole, centri sportivi e musei che ha realizzato sino alla metà degli anni ‘70. Richiamandosi alla pratica analitica propria del lavoro di Nichelli, questa ricerca raccoglie la schedatura capillare, a partire dai documenti dell’archivio, di tutti i più significativi progetti nichelliani, con l’ambizione e la speranza di costituire così una base per le future analisi della sua opera. Il lavoro di ricerca si è svolto presso l’archivio Nichelli dove si trovano la maggior parte dei documenti, i ritagli di giornale, le tavole di progetto, le fotografie, relativi alle opere dell’architetto.

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9 INTRODUZIONE volto e la grandezza della Milano capitale dell’impero romano, che i secoli hanno sepolto, ma non del tutto cancellato. Egizio Nichelli è stato, nella seconda metà del Novecento, uno dei principali protagonisti del recupero delle radici storiche dell’architettura milanese; figlio di quel rinnovato interesse per gli studi archeologici che dalla metà dell’Ottocento aveva cominciato a manifestarsi in Italia. Alla ricostruzione del suo percorso professionale è dedicato questo lavoro, che partendo dall’analisi del suo archivio intende ricostruirne per la prima volta le intenzioni e le realizzazioni nel campo del restauro e dell’architettura civile. La sua paziente attività di recupero ha rappresentato infatti negli anni del “A Milano ogni cosa è degna di ammirazione, vi è profusione di ricchezze e innumerevoli sono le case signorili […]. La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura: vi sono il circo, dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la zecca, il quartiere che prende il nome dalle celebri terme Erculee. I cortili colonnati sono adorni di statue marmoree, le mura sono circondate da una cintura di argini fortificati. Le sue costruzioni sono una più imponente dell’altra, come se fossero tra sé rivali, e non ne sminuisce la grandezza nemmeno la vicinanza con Roma” 1 . La descrizione della città cantata da Ausonio in questo celebre brano del suo Ordo urbium nobilium (380-390 d.C.) ci restituisce il

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Architettura

Autore: Chiara Tosi Contatta »

Composta da 564 pagine.

 

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