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Ruolo e riforme del Fondo Monetario Internazionale nella stabilità dei mercati

Informazioni tesi

  Autore: Davide Bella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Culture, Politiche e Società
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Stefania Ravazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 28

La crisi finanziaria del 2007-2009 è stata la più grave crisi finanziaria di tutti i tempi. L’instabilità e le perdite economiche generate da questo avvenimento hanno portato la governance finanziaria internazionale a cercare delle risposte in modo da evitare il ripetersi di questi eventi catastrofici, sia per quanto riguarda il livello economico e sia per quanto riguarda il livello sociale. Per perseguire questi obiettivi si è passati attraverso a una revisione degli organi già esistenti e preposti alla difesa della stabilità finanziaria globale, con lo scopo di comprendere gli errori e gli eventuali del passato e fornire gli strumenti a queste istituzioni in modo da poter prevenire un’altra crisi di un’entità tale in futuro.
A questo scopo il primo capitolo si concentrerà sul ruolo delle banche centrali, sull’importanza della stabilità monetaria e sui rischi esistenti per quest’ultima. Il secondo capitolo tratterà l’argomento del Fondo Monetario Internazionale come organizzazione a carattere universale volta a preservare la stabilità monetaria globale, come è strutturata la sua governance e come ha agito nella gestione della crisi. Infine il terzo e ultimo capitolo tratterà le riforme al Fondo Monetario Internazionale e all’architettura finanziaria globale con l’obiettivo di evitare un’eventuale nuova crisi in futuro.

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Capitolo 1 Il problema delle crisi finanziarie e la stabilità monetaria globale Le banche centrali e l’influenza sulla politica monetaria Le banche centrali sono responsabili della politica monetaria in tutti gli Stati, mentre i governi sono responsabili della politica fiscale. Questi due tipi di politiche sono idealmente indipendenti e questo coincide nel breve periodo. Questo però non è possibile sul lungo periodo, a meno che la politica fiscale sia sostenibile o che la banca centrale sia indifferente al rischio di bancarotta. Le politica monetaria influenza l’economia reale tramite tre canali di trasmissione: i tassi di interesse, il prezzo delle attività finanziarie e il credito. Il primo canale di trasmissione della politica monetaria è il tasso d’interesse e fa riferimento al modello keynesiano tradizionale: all’aumentare o al diminuire del tasso d’interesse è inversamente proporzionale la diminuzione o l’aumento degli investimenti. Questo è spiegabile con il fatto che, qualora vi sia un guadagno sufficiente tramite il prestito di denaro, chi ha la possibilità di investire tenderà a non farlo poiché riceverà un guadagno soddisfacente a prestare denaro mentre, viceversa, quando il tasso d’interesse è basso, chi ha la possibilità di investire non trova soddisfacente prestare denaro poiché non genererebbe un guadagno soddisfacente, per cui preferisce investire i propri soldi in attività più redditizie (Benassy-Quere 2012). Il secondo canale di trasmissione della politica monetaria è il prezzo delle attività finanziarie, è quello che riguarda azioni, obbligazioni e beni immobili. In questo caso una diminuzione del tasso di interesse accresce il valore dei prodotti finanziari e immobiliari già posseduti dalle famiglie, poiché i risparmiatori cercano di acquistare i prodotti già presenti sul mercato remunerati con un maggior tasso d’interesse. Un caso in cui vi è stato un abbassamento del tasso d’interesse e abbiamo assistito a questa situazione è avvenuto negli Stati Uniti con la bolla dot. com e la bolla speculativa del mercato immobiliare (Benassy-Quere 2012). Il terzo canale di trasmissione della politica monetaria dipende invece dall’offerta di credito: le banche aumentano o riducono la loro offerta di credito a seconda del modo in cui riescono a finanziarsi sui mercati. È diverso dal canale del tasso d’interesse poiché quest’ultimo dipende dalla domanda di credito da parte di imprese e famiglie. Questo canale di trasmissione può creare una discriminazione nell’accesso ai prestiti poiché, qualora le banche riducessero il credito disponibile, 4

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