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Iperrealtà, Modernità Liquida, Surmodernità. Prospettive sugli “eccessi” del postmoderno in Baudrillard, Bauman, Augé

Con la comunicazione, l’informazione, con la promiscuità immanente di tutte le reti, con questo diramarsi continuo, [siamo] piuttosto in una nuova forma di schizofrenia. Non più isteria, non più paranoia proiettiva, a rigore, ma lo stato particolare che costituisce il terrore dello schizofrenico: l’eccessiva vicinanza di tutto, la promiscuità immonda di ogni cosa, che entra in contatto con lui, lo investe, lo penetra senza trovare resistenza: nessuna aureola protettiva, nemmeno il corpo, lo avvolge più.
Il postmoderno è un tema estremamente vasto e discusso, che, dall’architettura, si è allargato anche agli ambiti di filosofia, sociologia, antropologia, estetica, e che nasce, in origine, come un movimento di rifiuto nei confronti della tradizione modernista e razionalista della prima metà del Novecento, rea di costringere tutti gli ambiti della vita umana in un rigore che trascura le mille differenti potenzialità e sfaccettature dell’individuo.
Il confronto, nel contesto delle scienze umane, si apre “ufficialmente” con la pubblicazione, nel 1979, de La condizione postmoderna di Jean-Francois Lyotard, che dà l’avvio a un lungo dibattito, diviso principalmente tra postmodernisti – i sostenitori – e neorealisti – quanti affermano che il concetto di postmoderno sia fondamentalmente sbagliato, e non restituisca un’immagine veritiera e completa dell’epoca contemporanea. Una delle differenze fondamentali tra le due correnti è la concezione della storia: mentre i postmodernisti credono che siano finite le “grandi narrazioni”, e che non vi siano più punti di riferimento collettivi – che, in ultima analisi, sia finita la storia in sé – gli avversari ricollocano l’epoca contemporanea in un concetto forte ed orientato di storia. In questo senso, è errato dire che il processo storico è terminato, e che sono rimaste solo le storie particolari, locali, addirittura individuali.
Tuttavia, tutte le opere sul postmoderno condividono la convinzione che la contemporaneità sia un’epoca di importanti cambiamenti che stravolgono l’umanità e che colpiscono, nello specifico, l’individuo, il quale si trova solo e disarmato davanti a mutamenti che non sa come fronteggiare.
La tesi che intendiamo sostenere è che uno dei tratti fondamentali del postmoderno sia l’eccesso. Negli autori che hanno affrontato l’argomento, infatti, è sempre presente, in diverse forme ed espressioni, la convinzione che la contemporaneità sia un’epoca sostanzialmente eccessiva in ogni sua manifestazione. È tutto “di più”, “troppo”, “oltre”.
Il primo capitolo intende inquadrare la questione postmoderna, dopo una breve digressione sullo status quaestionis, concentrandosi in particolare su Postmodernismo di Frederic Jameson, e cercando di dimostrare come il filosofo si inserisca nella corrente di pensiero postmarxista che ha, tra i suoi principali interlocutori, Herbert Marcuse. Si evidenzierà inoltre come sia possibile intravvedere, soprattutto ne L’uomo a una dimensione, alcune delle tematiche che emergeranno in seguito nel dibattito filosofico.
Nel secondo, terzo e quarto capitolo cercheremo di evidenziare come l’elemento dell’eccesso costituisca una tematica fondamentale all’interno delle posizioni sostenute rispettivamente da Jean Baudrillard, Zygmunt Bauman e Marc Augé. I concetti di iperrealtà, modernità liquida e surmodernità riconoscono infatti una rilevanza preponderante all’eccesso come costitutivo dell’età contemporanea in tutte le sue espressioni. I tre pensatori non sono filosofi: Baudrillard e Bauman sono sociologi, per quanto il primo abbia tentato a lungo di inserirsi nell’ambiente filosofico accademico francese. Augé, invece, è un antropologo.
Tenteremo di dimostrare che un approccio sociologico/antropologico si rivela particolarmente fecondo per indagare la contemporaneità, metterne in luce tutti gli eccessi, ed evidenziare le conseguenze che questi comportano sull’individuo.

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1 INTRODUZIONE Con la comunicazione, l’informazione, con la promiscuità immanente di tutte le reti, con questo diramarsi continuo, [siamo] piuttosto in una nuova forma di schizofrenia. Non più isteria, non più paranoia proiettiva, a rigore, ma lo stato particolare che costituisce il terrore dello schizofrenico: l’eccessiva vicinanza di tutto, la promiscuità immonda di ogni cosa, che entra in contatto con lui, lo investe, lo penetra senza trovare resistenza: nessuna aureola protettiva, nemmeno il corpo, lo avvolge più. 1 Il postmoderno è un tema estremamente vasto e discusso, che, dall’architettura, si è allargato anche agli ambiti di filosofia, sociologia, antropologia, estetica, e che nasce, in origine, come un movimento di rifiuto nei confronti della tradizione modernista e razionalista della prima metà del Novecento, rea di costringere tutti gli ambiti della vita umana in un rigore che trascura le mille differenti potenzialità e sfaccettature dell’individuo. Il confronto, nel contesto delle scienze umane, si apre “ufficialmente” con la pubblicazione, nel 1979, de La condizione postmoderna di Jean-Francois Lyotard, 2 che dà l’avvio a un lungo dibattito, diviso principalmente tra postmodernisti – i sostenitori – e neorealisti – quanti affermano che il concetto di postmoderno sia fondamentalmente sbagliato, e non restituisca un’immagine veritiera e completa dell’epoca contemporanea. Una delle differenze fondamentali tra le due correnti è la concezione della storia: mentre i postmodernisti credono che siano finite le “grandi narrazioni”, e che non vi siano più punti di riferimento collettivi – che, in ultima analisi, sia finita la storia in sé – gli avversari ricollocano l’epoca contemporanea in un concetto forte ed orientato di storia. In questo senso, è errato dire che il processo storico è terminato, e che sono rimaste solo le storie particolari, locali, addirittura individuali. Tuttavia, tutte le opere sul postmoderno condividono la convinzione che la contemporaneità sia un’epoca di importanti cambiamenti che stravolgono l’umanità e che 1 J. Baudrillard, Le strategie fatali, trad. it. di S. D’Alessandro, Feltrinelli, Milano, 2007, p. 77, corsivi nostri. 2 J.F. Lyotard, La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere, trad. it. di C. Formenti, Feltrinelli, Milano, 1981.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Filosofia

Autore: Irene Franceschini Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.