Il test di Turing e il problema della coscienza in Searle e Dennett

La ricerca, partendo dal mito di Prometeo, analizza nel I capitolo la nascita e lo sviluppo del macchinismo, concentrandosi sull’importanza che lo strumento ebbe per la sopravvivenza dell’uomo e sul rapporto che intercorre tra l’artificiale e il naturale. L’indagine poi affronta il mito di Pigmalione, relazionandolo all’innata capacità degli umani di fantasticare sulla realizzazione di macchine pensanti. Si passa così allo studio dell’intelligenza artificiale, intesa, ai suoi albori, come un ente ancora oscuro e inesplorato intorno al quale ruotava il pensiero di alcuni studiosi, tra cui Marvin Minksy, definito ormai come il “padrino” dell’intelligenza artificiale.
Quest’ultima diverrà poi, nel corso dei decenni, una vera e propria innovazione tecnologica, il cui fine sarà quello di progettare dei sistemi intelligenti capaci di apprendere facendo esperienza e risolvendo svariati problemi scegliendo, volta per volta, la soluzione migliore. Il contributo maggiore nel campo dell’intelligenza artificiale fu dato dal matematico Alan Turing, al quale si dedicherà il III capitolo, analizzando il suo famoso esperimento, The imitation game, e le varie obiezioni.
Il IV capitolo sarà dedicato allo studio dei ragionamenti del filosofo John Searle contro le tesi dell’”Intelligenza artificiale forte”, soffermandosi in particolare sull’esperimento della cosiddetta “Stanza cinese”, da lui condotto.
Il V capitolo sarà, invece, indirizzato allo studio della coscienza umana, chiedendosi, in primis, che cos’è e approfondendo in modo critico i vari argomenti proposti dal sopraccitato John Searle e dal filosofo Daniel Dennett.
Il VII e l’VIII capitolo, infine, tratteranno di nuove scoperte e invenzioni effettuate nel campo dell’intelligenza artificiale, come ad esempio, le reti neurali artificiali, la pelle artificiale e l’applicazione di queste ad alcuni modelli dei robot ideati e costruiti in Italia.

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- 15 - 1.2 LA NASCITA DEL MACCHINISMO È lo strumento, inizialmente, a rappresentare il dispositivo per eccellenza in grado di supplire le varie mancanze umane. Il sogno umano di spingersi sempre oltre e inventare nuovi apparecchi ha favorito poi la costruzione di macchine in grado o di essere di ausilio all’uomo o, addirittura, di sostituirlo: «Dopo che lo strumento in senso proprio è stato trasmesso dall’uomo a un meccanismo, al puro e semplice strumento subentra la macchina 7 ». Nell’età moderna e soprattutto in quella contemporanea, infatti, lo strumento, si è tramutato in macchina, ha trasformato il lavoro e ‹‹ha rovesciato il rapporto fra gli uomini e i loro mezzi di lavoro: se lo strumento è un mezzo dell’uomo, quest’ultimo diventa ora un mezzo della macchina›› 8 . Da un lato, esso ha agevolato e semplificato le mansioni più stancanti e faticose, ma dall’altro ha portato un lavoro così ripetitivo, parcellizzato, e standardizzato da diventare prima o poi monotono e meccanico. 7 K. MARX, Il capitale, vol. I, Roma, Editori Riuniti, 1964 
 8 A. M. IACONO, Artificiale, verosimile, falso, pag. 128

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Roberta Laviola Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

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