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Biofortificazione con selenio e interazioni con il metabolismo dello zolfo in Valerianella

La produzione di specie orticole attraverso sistemi quali il floating system presenta buone potenzialità. Tuttavia, se dal punto di vista teorico i vantaggi sono molteplici, nella pratica esistono numerosi aspetti da migliorare, come la messa a punto di tecniche che permettano di ottenere rese elevate, garantendo contemporaneamente la salubrità e l’integrità del prodotto finale. La qualità è un aspetto sempre più richiesto dal consumatore, soprattutto nel settore della IV gamma, che negli ultimi anni ha subito un forte incremento, interessando una fetta di mercato crescente.
Data l’importanza del Se per la salute dell’uomo e gli effetti benefici che esercita sulla crescita dei vegetali sono stati condotti numerosi studi sulla biofortificazione con questo elemento: in Pisum sativum è emerso che il Se promuove l’accumulo di carboidrati nei cloroplasti e aumenta l’attività del sistema di trasporto degli elettroni (Smrkolj et al., 2006) e in Lolium perenne è stato dimostrato l’importanza del Se nel contrastare la perossidazione dei lipidi (Hartikainen et al., 2000; Xue et al., 2001). Nell’ambito di uno studio condotto su Lactuca sativa, allevata con sistema NFT (Nutrient Film Technique), è stato osservato che somministrando maggiori dosi di Se nella soluzione nutritiva si produceva un aumento di concentrazione dell’elemento sia nelle radici che nelle foglie con un leggero aumento, seppur non significativo, di biomassa prodotta (Hawrylak-Nowak, 2013).
Considerando gli effetti che il Se può avere nei confronti della fisiologia delle piante e per la salute umana, è necessario individuare la miglior combinazione che assicuri un accumulo nei tessuti vegetali eduli compatibile con un effetto benefico per le piante e un potenziale effetto salutare per gli uomini. Scopo della tesi è quindi stato di valutare la possibilità di biofortificare la Valerianella locusta (L.) allevando piante di due diverse cultivar (Baron e Gala), con un sistema idroponico che simuli il floating system, in presenza di selenio a diverse concentrazioni. A questo scopo sono stati analizzati i parametri di crescita quali l’accumulo di peso fresco in foglie e radici e il contenuto di clorofilla (indice SPAD). Inoltre, data l’interazione tra il Se e lo S, è stata valutata l’attività degli enzimi ATP sulfurilasi e O-acetilserina-tioliasi rispettivamente primo e ultimo enzima nella via di assimilazione dello zolfo e del selenio.

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9 1.4 La biofortificazione La qualità degli ortaggi ottenuti da floating system si presenta, per alcuni aspetti, migliore rispetto alla coltivazione tradizionale. Infatti, senza l’utilizzo del suolo, è possibile ottenere un prodotto più pulito e, quindi, con carica batterica contenuta, omogeneo e con minori danni provocati da fitopatie e infestanti. Grazie a questa tecnica è anche possibile controllare la quantità di nutrienti forniti alla pianta. Il floating system è un metodo che si presta molto bene alla modificazione della composizione della soluzione nutritiva, in senso sia qualitativo (tipo di sali), sia quantitativo (concentrazione dei vari nutrienti) e quindi può essere utilizzato per la produzione di colture biofortificate (Lazzarin, 2007; Ayala et al., 2005). Con il termine “biofortificazione” si intende l’aumento in elementi nutritivi (minerali o vitamine) benefici per la salute dell’uomo, nella parte edibile dei vegetali con un concomitante incremento delle caratteristiche quanti-qualitative del prodotto. I prodotti biofortificati, quindi, aiutano a prevenire l’insorgenza di problemi di salute legati alle carenze nutrizionali (Welch, 2001). Infatti la malnutrizione, ossia lo squilibrio nell’assunzione di nutrienti mediante la dieta, è un problema diffuso a livello mondiale che provoca più di 20 milioni di morti l’anno (Kennedy et al., 2003; WHO and FAO, 2003). Una delle principali cause è da attribuire a un’alimentazione con prodotti non idonei a rifornire l’organismo di elementi necessari per lo sviluppo e l’omeostasi. In particolare, le diete con carenze di micronutrienti quali Fe, Zn, I, vitamina A e Se interessano più di 2 milioni di persone l’anno. L’uomo necessita di almeno 44 elementi in quantità adeguate per una vita salutare e produttiva, molti dei quali si trovano in prodotti di origine vegetale (Kennedy et al., 2003). In questo contesto, la biofortificazione è di primaria importanza, ma la sua efficacia non dipende solo dalla concentrazione di microelementi nella parte vegetale destinata al consumo umano, ma anche dalla biodisponibilità di tali nutrienti, cioè dalla quantità che il corpo umano è in grado di

Laurea liv.I

Facoltà: Agraria

Autore: Giovanni Mian Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.