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Nuovi dibattiti sulla teoria degli oggetti inesistenti di Alexius Meinong

Informazioni tesi

  Autore: Chiara De Angelis
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia della filosofia
  Relatore: Giovanni Camardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

In questa tesi si tenta di mostrare un possibile approccio al problema degli oggetti inesistenti all’interno del linguaggio ordinario, trovando come possibile giustificazione l’ impianto metafisico delineato nell’opera Teoria dell’oggetto (1904) del filosofo austriaco Alexius Von Meinong.
La questione si pone in termini semantici, oltre che ontologici, allorché vi siano espressioni che rimandano ad un singolo oggetto inesistente, il quale è determinante per l’assegnazione di un valore di verità all’ enunciato in cui compare.
Nel primo capitolo si presentano le argomentazioni di tre filosofi, Gottlob Frege, Bertrand Russell e Willard Van Orman Quine, i quali hanno impresso un’importante svolta al problema grazie agli strumenti che la logica moderna ha ottenuto, per loro tramite, allo scopo di trattare simili enunciati. Essi concordano su un punto essenziale, cioè negano che esistano oggetti inesistenti, un assunto che non sarà condiviso da Meinong.
Il secondo capitolo è più teoretico poiché si concentra sull’analisi dei principi ontologici e gnoseologici che fondano la teoria meinonghiana, la quale si basa sull’idea che esistano oggetti inesistenti. In virtù di questo, si cerca di capire in che misura dobbiamo ammetterli nel nostro inventario, come dobbiamo considerare le proprietà che li contraddistinguono e, infine, come intendere il predicato “esistere” ad essi applicato. Ciò che emerge è che il pensiero meinonghiano attribuisce al verbo “essere”- inteso come esistenza o come sussistenza – significati diversi che rimandano a sfumature di tipo ontologico. Sempre all’interno di questo capitolo viene presentato il serrato confronto tra Meinong e Russell su alcuni punti della teoria dell’oggetto, dal quale affioreranno punti di forza e di debolezza della teoria meinonghiana.
Il terzo capitolo, infine, è incentrato sulla rivisitazione e sulla correzione della teoria degli oggetti di Meinong, indebolita su alcuni punti dal confronto con Russell, da parte dei neo-meinonghiani Terence Parsons ed Edward Zalta, i quali hanno elaborato due accurate strategie per trattare certi dati al fine di salvarli dai problemi che lo stesso meinonghianismo originale comportava. Per concludere, si accennerà ad una terza strategia neo-meinonghiana basata su una semantica modale, sull’accettazione di mondi impossibili e sull’utilità di una distinzione tra proprietà che sono e non sono existence-entailing.

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1 INTRODUZIONE Una recente opera dello studioso italiano Francesco Orilia dal titolo Ulisse, il quadrato rotondo e l’attuale re di Francia (2002) nomina subito tre oggetti specifici: uno di tipo mitologico, uno logicamente impossibile e l’altro non esistente attualmente. In realtà si tratta di tre oggetti tutti non esistenti, ognuno per motivi diversi o, se se vuole, esistenti in modi particolari. I filosofi Gottlob Frege, Bertrand Russell, Willard Van Orman Quine e Alexius Meinong usano tali oggetti, rispettivamente, come casi paradigmatici di termini singolari non denotanti, cioè termini che non possiedono alcun riferimento. Sarà soprattutto a partire da tali filosofi, protagonisti di questo lavoro di tesi, e dalle loro proposte che si analizzerà un problema abbastanza antico, tutt’oggi oggetto di dibattito e di ricerche nell’ambito analitico della filosofia analitica: il problema degli oggetti inesistenti. E’ un problema che già si pone con Parmenide e, in seguito, con Platone, i quali si sono interrogati circa la natura dell’essere e del non essere e di come si possa parlare di ciò che non esiste. Ciò cui si riferiscono i due filosofi, in particolare Parmenide, non è l’esistenza bensì l’essere: l’essere è e il non essere non è (non che l’essere esiste e il non essere non esiste). Il soggetto è l’essere in quanto uno, indivisibile e immutabile. E’ stato rintracciato, a tal proposito, un legame tra la tesi parmenidea, secondo cui l’essere non può non essere, e l’idea per cui tutto esista; inoltre, se non si può applicare il non essere all’essere allora questo sembra congiungersi con l’altra tesi secondo cui gli enunciati esistenziali negativi, cioè enunciati in cui si nega l’esistenza di

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Parole chiave

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esistenza
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meinong
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teoria dell'oggetto

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