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Dalla chiusura dei manicomi ai giorni nostri. Il ruolo dell'educatore all'interno di una RSD

Nell'immaginario collettivo, lo stigma della “follia” ha assunto terribili forme e connotazioni a causa dell'errata conoscenza della sofferenza psichica e della paura dell'ignoto.
È mio obiettivo analizzare le cause della paura nei confronti del diverso, inevitabile motivo di pregiudizio per la maggior parte delle persone, facendo emergere come la società ha trattato, e continua a trattare fino ai giorni nostri un fenomeno sociale di così grande importanza.
Nel primo capitolo, in particolare, lungo la trattazione della malattia mentale nel corso della storia ho approfondito i trattamenti che dovevano subire gli internati all'interno dei manicomi a causa della convinzione che la follia non si potesse curare. La diffusa visione pessimistica induceva così a rivolgersi a teorie mediche per le quali la follia era una malattia fisica o, forse, una tara ereditaria: il “pazzo” era una persona regressiva e irrecuperabile. Con Franco Basaglia però, le persone iniziarono a sensibilizzarsi, e si diffuse la convinzione che, per un cambiamento di prospettiva, dovesse essere abbattuto il muro che separava gli internati dalla società.
All'interno del secondo capitolo ho affrontato i cambiamenti di prospettiva che hanno condotto ad un'apertura circa l'argomento e ad uno sviluppo di iniziative utili per favorire l'inserimento dei malati all'interno del territorio. In particolare ho approfondito le iniziative della Regione Toscana, tenendo conto delle normative vigenti.
Infine nel terzo capitolo ho riportato la mia esperienza personale presso la Residenza Sanitaria Disabili “Suor Ambrogina di San Carlo”, dove ho riportato le attività svolte e le relazioni con gli ospiti della struttura, toccando con mano come viene affrontata la malattia all'interno di una struttura autorizzata al trattamento.

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5 Introduzione N e ll’ i mma g i n a ri o collettivo, lo stigma della “f o lli a ” ha assunto terribili forme e connotazioni a causa d e ll’ e rr a t a conoscenza della sofferenza psichica e della paura d e ll’ i g n o t o . È mio obiettivo analizzare le cause della paura nei confronti del diverso, inevitabile motivo di pregiudizio per la maggior parte delle persone, facendo emergere come la società ha trattato, e continua a trattare fino ai giorni nostri un fenomeno sociale di così grande importanza. Nel primo capitolo, in particolare, lungo la trattazione della malattia mentale nel corso della storia ho approfondito i trattamenti che dovevano subire gli internati a ll’ i n t e rn o dei manicomi a causa della convinzione che la follia non si potesse curare. La diffusa visione pessimistica induceva così a rivolgersi a teorie mediche per le quali la follia era una malattia fisica o, forse, una tara ereditaria: il “p a z z o ” era una persona regressiva e irrecuperabile. Con Franco Basaglia però, le persone iniziarono a sensibilizzarsi, e si diffuse la convinzione che, per un cambiamento di prospettiva, dovesse essere abbattuto il muro che separava gli internati dalla società. All’ i n t e rn o del secondo capitolo ho affrontato i cambiamenti di prospettiva che hanno condotto ad u n ’ a p e rtu ra circa l’ a rg o me n t o e ad uno sviluppo di iniziative utili per favorire l’ i n s e ri me n t o dei malati a ll’ i n t e rn o del territorio. In particolare ho approfondito le iniziative della Regione Toscana, tenendo conto delle normative vigenti. Infine nel terzo capitolo ho riportato la mia esperienza personale presso la Residenza Sanitaria Disabili “S u o r Ambrogina di San Ca rlo ”, dove ho riportato le attività svolte e le relazioni con gli ospiti della struttura, toccando con mano come viene affrontata la malattia a ll’ i n t e rn o di una struttura autorizzata al trattamento.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Camilla Persico Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 98 click dal 03/05/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.