Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Lo sviluppo della tecnica metaforica ed il ruolo del narratore in quattro opere del primo William Golding: ''The Inheritors''(1955), ''Pincher Martin''(1956), ''Free Fall''(1959) e ''The Spire''(1964)

La fama di William Golding è legata soprattutto a Lord of the Flies (1954), un’opera sconvolgente che ha saputo mettere in discussione alcuni luoghi comuni sull’infallibilità dell’uomo moderno e della tanto celebrata democrazia, insieme ad una revisione critica del ruolo che la letteratura del passato ha svolto nel coltivare l’indifferenza a precise responsabilità storiche. L’interesse non ancora sopito per questo romanzo ha messo un poco in ombra le opere successive, anche per il fatto che esse non hanno riportato un così vasto successo di pubblico.
Una prima ragione, istintiva, che mi ha spinto ad accostarmi all’opera di questo autore è stata la varietà di temi ed ambientazioni affrontate. Sembra di cogliere in Golding l’insoddisfazione di un viaggiatore che debba continuamente cambiare destinazione, pur sapendo che dovrà adeguarsi ad usi e costumi diversi dai suoi. Come un turista sprovveduto ma pieno di curiosità, egli ha saputo raccontare di luoghi sempre diversi e sempre nuovi, con sorprendenti gradazioni di coinvolgimento in quello che vede o ascolta per conto del lettore. Dopo storie di ominidi, decani medievali, egiziani, navigatori insofferenti del mare, inventori dell’antica Roma, l’ultimo romanzo incompiuto, The Double Tongue (1995), aggiunge un altro tassello al mosaico dei suoi itinerari: quello della tanto riverita civiltà greca.
Nelle mie osservazioni prenderò in esame proprio alcune di queste opere immediatamente successive a Lord of the Flies, per sottolinearne lo stile innovativo. Già da una prima lettura di The Inheritors (1955) o di Pincher Martin (1956) è chiaro come lo scrittore si rivolga alla raffigurazione del mondo interiore e delle percezioni dei protagonisti piuttosto che alla narrazione di avvenimenti. Banalizzando, nei libri di Golding non succede mai nulla di nuovo, se ci soffermiamo al livello dell’intreccio. Anzi, alcune volte è lo stesso narratore a occultare avvenimenti o situazioni determinanti, per rivelarle soltanto in seguito. Cercherò quindi di spiegare come “l’arte del raccontare” non passi soltanto per il resoconto di avvenimenti, ma spesso si realizzi all’interno della coscienza di chi sta osservando (gli “occhi della mente”, secondo un’espressione frequente in Golding). La questione del punto di vista attraverso il quale vediamo (o non vediamo) la realtà oggettiva sarà uno dei fondamenti di questo studio.
L’approccio di metodo utilizzato proviene da alcuni apporti della narratologia sui meccanismi del discorso del racconto (prospettiva, voce narrante, ruolo dei personaggi, ecc.), sebbene la narrazione nelle opere analizzate non sembrerebbe riconducibile ad una struttura “classica”. Uno degli aspetti più controversi sarà, per esempio, la distinzione fra chi vede le diverse situazioni narrate e chi, invece, parla, dà voce a quanto viene visto.
Un altro aspetto che intendo sviluppare è l’analisi delle immagini metaforiche ricorrenti nei quattro libri: Golding sfrutta la pluralità di significati evocati da una metafora per creare un reticolato di riferimenti interni al testo stesso. Di notevole aiuto in questa indagine sarà anche la definizione del genere letterario nel quale l’autore compie i suoi primi passi, ovvero il genere fabulistico o “fable”, del quale spiegherò i requisiti formali.
La tesi è suddivisa in un’introduzione e quattro capitoli. L’introduzione all’autore e alla sua epoca fornisce alcune indicazioni di storia letteraria ed un orientamento sul contenuto delle quattro opere prese in esame. I quattro capitoli centrali sono dedicati rispettivamente a Pincher Martin (1956), The Inheritors (1955), Free Fall (1959) e The Spire (1964), facendo però attenzione a eventuali raffronti fra i quattro testi. Seguono una conclusione generale sugli obiettivi raggiunti (o meno!), una breve scheda biografica sull’autore, una bibliografia dei testi primari e secondari consultati e una lista delle opere successive dello scrittore. Quasi tutti i libri di Golding sono editi da Faber and Faber, la prima casa editrice ad aver acconsentito a pubblicare Lord of the Flies. Il titolo stesso del romanzo è stato suggerito da T. S. Eliot, a quel tempo uno dei collaboratori alle pubblicazioni della Faber and Faber.

Mostra/Nascondi contenuto.
PREFAZIONE La fama di William Golding è legata soprattutto a Lord of the Flies (1954), un’opera sconvolgente che ha saputo mettere in discussione alcuni luoghi comuni sull’infallibilità dell’uomo moderno e della tanto celebrata democrazia, insieme ad una revisione critica del ruolo che la letteratura del passato ha svolto nel coltivare l’indifferenza a precise responsabilità storiche. L’interesse non ancora sopito per questo romanzo ha messo un poco in ombra le opere successive, anche per il fatto che esse non hanno riportato un così vasto successo di pubblico. Una prima ragione, istintiva, che mi ha spinto ad accostarmi all’opera di questo autore è stata la varietà di temi ed ambientazioni affrontate. Sembra di cogliere in Golding l’insoddisfazione di un viaggiatore che debba continuamente cambiare destinazione, pur sapendo che dovrà adeguarsi ad usi e costumi diversi dai suoi. Come un turista sprovveduto ma pieno di curiosità, egli ha saputo raccontare di luoghi sempre diversi e sempre nuovi, con sorprendenti gradazioni di coinvolgimento in quello che vede o ascolta per conto del lettore. Dopo storie di ominidi, decani medievali, egiziani, navigatori insofferenti del mare, inventori dell’antica Roma, l’ultimo romanzo incompiuto, The Double Tongue 1 (1995), aggiunge un altro tassello al mosaico dei suoi itinerari: quello della tanto riverita civiltà greca. Nelle mie osservazioni prenderò in esame proprio alcune di queste opere immediatamente successive a Lord of the Flies, per sottolinearne lo stile innovativo. Già da una prima lettura di The Inheritors (1955) o di Pincher Martin (1956) è chiaro come lo scrittore si rivolga alla raffigurazione del mondo interiore e delle percezioni dei protagonisti piuttosto che alla narrazione di avvenimenti. Banalizzando, nei libri di Golding non succede mai nulla di nuovo, se ci soffermiamo al livello dell’intreccio. Anzi, alcune volte è lo stesso narratore a occultare avvenimenti o situazioni determinanti, per rivelarle soltanto in seguito. Cercherò quindi di spiegare come “l’arte del raccontare” non passi soltanto per il resoconto di avvenimenti, ma spesso si realizzi all’interno della coscienza di chi sta osservando (gli “occhi della mente”, secondo un’espressione frequente in Golding). La questione del punto di vista attraverso il quale vediamo (o non vediamo) la realtà oggettiva sarà uno dei fondamenti di questo studio. L’approccio di metodo utilizzato proviene da alcuni apporti della narratologia sui meccanismi del discorso del racconto (prospettiva, voce narrante, ruolo dei personaggi, ecc.), sebbene la narrazione nelle opere analizzate non sembrerebbe riconducibile ad una struttura “classica”. Uno degli aspetti più controversi sarà, per esempio, la distinzione fra chi vede le diverse situazioni narrate e chi, invece, parla, dà voce a quanto viene visto. Un altro aspetto che intendo sviluppare è l’analisi delle immagini metaforiche ricorrenti nei quattro libri: Golding sfrutta la pluralità di significati evocati da una metafora per creare un reticolato di riferimenti interni al testo stesso. Di notevole aiuto in questa indagine sarà anche la definizione del genere letterario nel quale l’autore compie i suoi primi passi, ovvero il genere fabulistico o “fable”, del quale spiegherò i requisiti formali. 1 WILLIAM GOLDING, The Double Tongue, Faber and Faber, London, 1995.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Luigi Gussago Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2022 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.