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Le barriere tecniche alla libera circolazione delle merci

Informazioni tesi

  Autore: Gian Lorenzo Cosi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Giovanni Ruggieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

Negli scambi internazionali le normative e gli standard relativi ai prodotti - tra cui in particolar modo regole di sicurezza, specifiche tecniche, norme sanitarie e simili - sono spesso presentate e descritte come disposizioni legittime, necessarie cioè a garantire, oltre la qualità, la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei consumatori; ma, inevitabilmente, tali regole di normalizzazione dei prodotti possono anche essere usate a scopi protezionistici.
Nonostante gli sforzi degli organismi internazionali volti a definire norme e requisiti applicabili a livello globale, vari Paesi hanno spesso adottato, senza giustificazione, norme diverse per lo stesso prodotto, aumentandone inutilmente i costi (di adattamento agli standard dei singoli mercati di esportazione) e impedendo ai produttori di beneficiare delle economie di scala che derivano dalla possibilità di produrre conformemente ad uno standard comune.
A questo proliferare di norme e requisiti diversi si è accompagnata, sempre più spesso, la richiesta di dimostrarne il rispetto tramite ispezioni, prove o certificazioni indipendenti, da parte del Paese di importazione.
Numerosi prodotti industriali - tra cui apparecchiature elettriche, prodotti farmaceutici, apparecchiature mediche e giocattoli - devono, infatti, essere sottoposti, prima della vendita (nel Paese di importazione), a ripetute o nuove prove e certificazioni, conformemente a requisiti nazionali diversi da nazione a nazione.
Parlando di normative tecniche la prima necessaria distinzione da fare - peraltro ripetuta da vari interlocutori internazionali, tra cui il Consiglio delle Comunità Europee e l’Organizzazione Mondiale del Commercio-WTO - riguarda le norme e le regole tecniche.
Le barriere tecniche, che oggigiorno rappresentano le più rilevanti barriere non tariffarie, stanno aumentando notevolmente a causa della diffusione di norme tecniche nei settori tecnologicamente più avanzati (es. informatica, telecomunicazioni, farmaceutica, chimica organica) e di norme sanitarie e fitosanitarie nei settori più tradizionali, come ad esempio quello agroalimentare.
Analizzare le barriere tecniche non è semplice, dal momento che esse rappresentano uno degli ostacoli meno “trasparenti” agli scambi commerciali; infatti, la protezione fornita da queste barriere è la più difficile da cogliere e quindi successivamente anche da quantificare.
Gli esempi di barriere tecniche sono numerosissimi e riguardano quasi tutti i Paesi, in special modo quelli industrializzati. Vengono descritti numerosi casi concreti e specifici di costituzione di barriere tecniche da parte degli Stati Uniti, con conseguenti danni commerciali per le imprese straniere, in particolar modo europee. Fenomeni dello stesso genere non mancano neppure in Europa, anche se la situazione, grazie al “mercato unico”, sta evolvendo favorevolmente. La Germania, ad esempio, per un certo periodo, richiedeva che nelle acque minerali commerciate all’interno dei suoi confini vi fosse un livello molto basso di batteri, il che era agevole per le acque minerali tedesche perché il processo per renderle frizzanti uccide i batteri, mentre le acque minerali francesi, non gassate, presentavano una gradazione batterica troppo elevata rispetto alle norme tedesche.
Ma quali sono i soggetti danneggiati dalle barriere tecniche ?
Indubbiamente, le imprese sono i soggetti più danneggiati, in quanto vengono colpite nelle loro scelte strategiche e nella loro competitività. Una nuova regola tecnica può danneggiare enormemente un'impresa, e, a volte, perfino comprometterne l'esistenza.
Il problema delle barriere tecniche viene valutato mediante un’analisi strutturata in cinque capitoli.

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1 INTRODUZIONE Negli scambi internazionali le normative e gli standard relativi ai prodotti - tra cui in particolar modo regole di sicurezza, specifiche tecniche, norme sanitarie e simili - sono spesso presentate e descritte come disposizioni legittime, necessarie cioè a garantire ,oltre la qualità 1 , la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei consumatori; ma, inevitabilmente, tali regole di normalizzazione dei prodotti possono anche essere usate a scopi protezionistici 2 . Nonostante gli sforzi degli organismi internazionali volti a definire norme e requisiti applicabili a livello globale, vari Paesi hanno spesso adottato, senza giustificazione, norme diverse per lo stesso prodotto, aumentandone inutilmente i costi (di adattamento agli standard dei singoli mercati di esportazione) e impedendo ai produttori di beneficiare delle economie di scala che derivano dalla possibilità di produrre conformemente ad uno standard comune. 1 Il più generale problema dei “criteri formali di qualità” dei prodotti è, naturalmente, assai antico, perché risponde all’esigenza (inizialmente delle “costruzioni”) di avere a che fare con parti diverse che si devono adattare l’una all’altra (modularità); e perché risponde alla necessità di garantire una ragionevole durata e sicurezza dei prodotti complessi, nei quali, come è noto, l’affidabilità è parametrata al componente più debole (è questo, ad esempio il caso dell’elettronica). Ma non sono state le sole ragioni ”tecnologiche” a stimolare l’introduzione di standard dei prodotti. Produttori e consumatori erano, e tuttora sono, interessati (da punti di vista tavolta opposti) a fissare regole tecniche. L’attività delle corporazioni agli inizi dell’età moderna ha spesso imposto requisiti di qualità molto elevati per favorire l’esclusività delle arti eliminando potenziali concorrenti, anche esteri, e i membri più poveri. Tuttavia il diffondersi degli standard qualitativi, istituiti e controllati dalle stesse corporazioni e dalle autorità cittadine, come anche l’istituzione di sigilli e marchi di qualità applicati ai prodotti, andò anche a vantaggio dei consumatori (Cfr. MACZAK A., Enciclopedia Einaudi, vol. XI, Torino, 1980, p. 23 sgg.) 2 L’Accordo sulle Barriere Tecniche, stipulato nell’ambito dell’Uruguay Round (1986-1993), ribadisce più di una volta la legittimità delle “misure necessarie ad assicurare la tutela della salute o della vita umana, animale o delle piante, e la protezione dell’ambiente”, purché esse non siano usate come ostacoli inutili al commercio (Capitolo III).

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