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Arte concettuale 1966-1975. Aspetti neurofisiologici e logici

La tesi ripercorre le tappe salienti dello sviluppo storico del movimento dell’Arte Concettuale, alla ricerca delle maggiori testimonianze di ambizioni e pratiche artistiche logiche, razionali e sistematiche, negli scritti e nelle vite di artisti, critici e protagonisti, tra il 1966 e il 1975.
La necessità di chiarire tali aspetti è rafforzata da risultati di studi neurofisiologici e neurobiologici sul cervello. Come si sa, questo settore di studi attraversa oggi un periodo fortunato. In particolare interessa comprendere meglio, e se possibile su basi scientifiche più salde, i meccanismi della dislocazione emisferiale dell’informazione cerebrale; più in dettaglio, la dinamica ed i processi attraverso cui l’immagine si genera nel cervello e quali emisferi li gestiscono.
Le specializzazioni emisferiali nel trattamento dell’informazione nervosa, divengono importanti anche quando le si consideri in relazione al problema della razionalità. In arte si parla spesso di forme maggiormente razionali, opposte (od opponibili) ad altre più fluide; e tale problema ha occupato, almeno negli ultimi due secoli, molti insigni storici dell’arte. Si prospetta, allora, la possibilità di estendere proficuamente le nuove tecniche di analisi e visualizzazione dei processi di pensiero a quel patrimonio dell’umanità che è l’arte.
Contrariamente a quanto spesso si crede, l’Arte Concettuale non è affatto un atteggiamento comportamentale e/o artistico (più o meno autoreferenziale) assunto da molti artisti (anche contemporanei), a seconda del bisogno oppure del contesto. È altresì possibile (come facciamo) individuare e documentare storicamente l’Arte Concettuale, come movimento che si sviluppa in maniera circoscrivibile, e consapevolmente, attraverso un dialogo teorico, a partire da articoli di artisti (già noti al grande pubblico) usciti sulla stampa specializzata internazionale (ArtForum, Studio International), perlopiù tra il 1966 e il 1969.
Una delle caratteristiche preminenti del processo, è l’essersi sviluppato simultaneamente (nel torno d’anni indicato) negli U.S.A. e ugualmente (con diverse accezioni e correnti) in Gran Bretagna. Altra caratteristica, lo smussamento di alcune posizioni teoriche eccessivamente “sistematiche”, a partire almeno dal 1971, anno di avvio di fondamentali revisioni da parte degli stessi protagonisti; fino al 1975.
Tali dati aiutano a comprendere la qualità del carattere critico del movimento: si pensi anche al ruolo nodale giocato dalla stampa in questa vicenda. Ma una volta individuato il milieau storico, culturale e sociale di riferimento degli artisti, altre evidenze s’impongono all’occhio dello studioso di arte contemporanea, a cui è possibile isolare diverse specifiche altre tendenze.
Il periodo compreso tra il 1966 e il 1975, è internazionalmente ricco di proposte artistiche dotate di intrinseca carica autoriflessiva. È il caso del Minimalismo e del Concettualismo (Arte Concettuale). L’astrazione è qui un termine di paragone costante, attraverso le opere d’arte e le opere di teoria dell’arte. È nell’alveo dell’Arte Concettuale che nascono alcune delle accezioni che oggi adoperiamo per termini quali: tautologia, astrazione, sistema, idea, ideale, codice, significato.
La Filosofia Analitica Inglese (Moore, Frege, Russell, Wittgenstein, Godel) è un altro dei possibili veicoli di analisi dell’A. C.. Soprattutto in Joseph Kosuth, si riscontrano facilmente posizioni nel solco dell’opera di Wittgenstein. È noto come per i filosofi analitici tutto quanto può esser detto, può esser detto solo nel linguaggio; così come un problema senza risposta è un finto problema.
Uno dei principali obiettivi di gran parte delle ricerche artistiche concettuali, è ridurre il problema dell’arte a problema di linguaggio. In tale ambizione è facile riconoscere un volo d’Icaro simile a quello che Ludwig Wittgenstein compì nel Tractatus Logico-Philosophicus (1918). Col problema del linguaggio, infine, siamo riportati a quello scottante dell’architettura del nostro cervello.

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5 Introduzione Questo lavoro nasce dall’esigenza di chiarire e analizzare gli elementi razionali presenti nelle opere e negli scritti dei maggiori concettualisti. Com’è noto, il movimento dell’Arte Concettuale si forma tra il 1966 e il 1969 a partire da alcune opere e scritti saggistici di artisti e di critici americani (perlopiù newyorkesi: Sol LeWitt, Joseph Kosuth) e inglesi (il fulcro è la città di Coventry: gruppo Art & Language) pubblicati quasi sempre sulla stampa specializzata internazionale (principalmente il periodico newyorkese Artforum e l’inglese Studio International). Si tratta di aggregazioni spontanee che non hanno mai dato vita a manifesti pubblici in grande stile (come quello del Futurismo che Filippo Tommaso Marinetti pubblicò su Le Figaro del 20 febbraio 1909), a pubblicazioni completamente omologhe o a compatti fronti critici comuni. Il movimento è stato da subito pluralista e avvertito dai suoi stessi protagonisti anche come strumento critico e operativo atto a risolvere le molte controversie contemporanee sulla natura e sulla funzione dell’arte. L’Arte Concettuale si pone da subito come baluardo critico, consapevole dell’inadeguatezza delle vecchie categorie della teoria dell’arte a spiegare la complessità contemporanea. Così si genera l’arte concettuale. Dati questi natali, si capisce bene come sua caratteristica prima sia la considerazione dei fatti e degli accadimenti artistici come eventi comunicativi prima che estetici. Infatti, alla classica domanda se questo tipo di arte sia più volta al figurativo ovvero maggiormente attestata su posizioni astrattiste, di primo acchito è difficile rispondere. Tuttti i più importanti artisti concettuali ritengono che non sia indispensabile produrre quadri, sculture e architetture per potersi dire artisti. Nondimeno, però, gli stessi non rinunciano a porsi in relazione alle forme artistiche tradizionali, magari per criticarle. È il caso, ad esempio, dei Wall Drawings di LeWitt e delle prime opere concettuali di Kosuth (serie One and Three). L’intento comune, in molti casi sorprendentemente raggiunto in maniera autonoma dai vari artisti, è sondare la tenuta delle categorie estetiche tradizionali attraverso situazioni creative ed espositive in cui quelle siano poste esplicitamente in crisi per mezzo dei più diversi artifici. La matrice di ogni investigazione in questa direzione è nell’opera di Marcel Duchamp. L’artista francese utiizzò la sua arte per porre degli interrogativi piuttosto che per presentare situazioni illusive. L’arte, insomma, diventa concettuale allorquando assume un ruolo simile a quello che normalmente si attribuisce al pensiero teorico, alla speculazione. Allora non ha più senso distinguere tra i vari tipi di arte, i generi, gli stili: si vuole rintracciare la condizione di possibilità di ogni arte. Qualità queste, che sono presenti e contraddistinguono anche l’opera di Yves Klein e di Piero Manzoni, così come di molti altri grandi artisti del XX° secolo, i

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandro Bianchi Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 12093 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.