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Il mantenimento della pace in Africa: la missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC)

L’analisi svolta evidenzia i problemi incontrati dalle Nazioni Unite per la realizzazione del mantenimento della pace in Africa. La divisione etnica e la violenza che i conflitti generano sono il segno più evidente delle guerre africane, ma sono a loro volta il risultato di cause più profonde, risolvibili solo attraverso un processo di democratizzazione e di sviluppo, a cui è strettamente legata la tutela dei diritti umani.
In questa ottica, il processo di pace che si sta svolgendo nella RDC sotto l’egida dell’ONU mira anche a risolvere i problemi di lungo termine del Paese. La Mission de l’Organisation des Nations Unies au Congo (MONUC) può, infatti, considerarsi un’operazione di peacekeeping multifunzionale, in quanto svolge, insieme alle funzioni militari in senso stretto, delle attività più ampie, di ricostruzione della pace sociale e di promozione dello sviluppo democratico.
Il compito delle Nazioni Unite nella RDC è reso ancora più arduo dalla mancanza di collaborazione da parte di molti gruppi oggetto del processo di pace, che crea enormi problemi operativi, e rende la fase della MONUC attualmente in atto difficile da realizzarsi e notevolmente rischiosa. Tali pericoli spiegano, almeno in parte, le ragioni per cui gli Stati sviluppati sono restii ad accettare la partecipazione delle loro truppe alle operazioni dell’ONU in paesi africani, salvo che non vi siano interessi nazionali di natura tale da giustificare il sacrificio dei propri cittadini.
In alternativa alla partecipazione diretta dei paesi più sviluppati alle azioni a sostegno della pace nel continente africano, si sono affermate due tendenze volte ad affidare la responsabilità per la risoluzione dei conflitti agli stessi africani. Ciò si è realizzato, in primo luogo, attraverso una divisione del lavoro in base alla quale, nelle operazioni delle Nazioni Unite più complesse e pericolose, come quelle in Africa, gli Stati in via di sviluppo fornirebbero le truppe, mentre i paesi industrializzati garantirebbero il supporto logistico e finanziario, attraverso la combinazione di addestramento, istruzione ed equipaggiamento. In secondo luogo, si è tentato di accentuare il ruolo delle organizzazioni regionali africane sia nella soluzione delle controversie, nel quadro della diplomazia preventiva, che nelle operazioni di peacekeeping, peacebuilding e, in alcuni casi, nelle azioni coercitive, anche attraverso una maggiore cooperazione tra queste e l’ONU. Le organizzazioni regionali africane appaiono, infatti, gli attori più idonei per risolvere certi tipi di conflitti, sia per la maggiore sollecitudine ed efficacia che un’organizzazione regionale può mostrare rispetto ad una crisi locale, sia per la mancanza di risorse militari, umane e finanziarie a disposizione delle Nazioni Unite rispetto alle numerose situazioni a cui deve far fronte. L’impegno delle varie organizzazioni regionali nella RDC, così come in altri Stati africani, è un esempio della presa di coscienza della necessità di tale cooperazione.
A tre anni dalla sua creazione, la MONUC sta facendo enormi passi avanti nonostante le difficoltà operative e il divario fra l'ampiezza dei compiti ad essa assegnati e le sue ridotte dimensioni. Il buon esito della MONUC dipenderà anche dal raggiungimento di un accordo di pace complessivo o almeno di accordi bilaterali tra i vari Paesi coinvolti nel conflitto, di cui i recenti Accordi di Pretoria e Luanda costituiscono un valido punto di partenza.

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i INTRODUZIONE L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) 1 , istituita nel 1945 dalla Conferenza di San Francisco, è stata fondata sul presupposto di un nuovo ordine internazionale basato sulla cooperazione tra Stati, per realizzare il fine primario del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali 2 . La responsabilità principale per l’attuazione del suddetto fine spetta al Consiglio di sicurezza dell’ONU, attraverso gli strumenti di diversa natura messi a sua disposizione in base ai capitoli VI, VII e VIII della Carta delle Nazioni Unite. Il capitolo VI, che riguarda la soluzione pacifica delle controversie o le situazioni “la cui continuazione sia suscettibile di mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionale” (art. 33), conferisce al Consiglio una funzione conciliativa. In caso di vere e proprie crisi internazionali in 1 Nazioni Unite è il nome che si diedero gli Stati che combattevano contro le potenze del Patto Tripartito, nella solenne dichiarazione firmata in occasione della Conferenza di Washington, il 1- 1-1942, nella quale oltre ad assumere l’impegno di impiegare tutte le proprie risorse contro l’Asse riprendevano i principi enunciati nella Carta Atlantica, che conteneva un accenno alla necessità di istituire, dopo la guerra, un sistema di sicurezza collettiva capace di scoraggiare le aggressioni e di promuovere un’intensa collaborazione tra gli Stati nel campo economico e sociale. 2 I fini dell’Onu elencati nell’art. 1 della Carta di San Francisco sono: mantenere la pace e la sicurezza internazionali, ed a tal fine sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni, fondate sul rispetto del principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli; conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione di problemi di carattere economico, sociale, culturale ed umanitario; promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, senza distinzione di lingua, sesso, razza o religione; infine, costituire un centro per il coordinamento dell’attività delle nazioni, volta al conseguimento di questi fini.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giacomo Orlandini Contatta »

Composta da 242 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4419 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.