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Problematiche psicologiche nell'immigrazione: una lettura psicodinamica e transculturale

L'obbiettivo di questo lavoro è di descrivere il significato del processo migratorio dal punto di vista psicologico. Emigrare significa abbandonare, lasciare l'involucro protettivo dei luoghi, delle sensazioni che costituiscono le prime tracce su cui si è stabilito il codice di funzionamento psichico. Nella trattazione dell'elaborato mi sono soffermata sul legame tra migrazione, disagio psichico e manifestazione psicopatologica facendo riferimento agli studi di etnopsichiatria di Devereux e Nathan e agli studi di psichiatria culturale di De Martino e Risso. La mia attenzione si è poi focalizzata sulla lettura psicodinamica del fenomeno elaborata da Leon e Rebecca Grinberg che interpretano la migrazione come un'esperienza traumatica e di crisi accompagnata da un processo di lutto più o meno elaborabile a seconda dei casi e da una crisi di identità di maggiore o minore entità. Ho cercato inoltre di comprendere in che modo la comunità di accoglienza può aiutare il bambino, il singolo e la famiglia immigrata a superare il momento di crisi e disagio. Sicuramente è importante una maggiore attenzione verso questo tipo di problematiche psicologiche sia parte dei servizi sanitari, sociali ed educativi che devono assecondarsi ai cambiamenti attivati dall'immigrazione sviluppando specifiche competenze e conoscenze. Come esempio viene riportato il lavoro condotto in due centri sorti per rispondere al disagio psicologico negli immigrati: il Centro Devereux di Parigi e la Cooperativa Terrenuove di Milano. Questi centri si stanno trasformando in originali luoghi di ricerca, dove si elaborano pratiche cliniche innovative, diventando ambiti di confronto e mediazione tra culture diverse.

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1 Introduzione “Perché soltanto là dove è venuta meno la communio amoris e la communicatio amicitiae, soltanto là dove il nostro essere è retto esclusivamente dal nostro <<commercio>> con <<gli altri>> e con noi stessi, l’altezza e l’ampiezza, la vicinanza e la lontananza, il passato e il futuro possono assumere un peso e un significato tanto rilevanti da far sì che l’ascesa possa giungere a un fine, a un adesso da cui è impossibile recedere o procedere, dove il salire si è rovesciato nello smarrimento e nella fissazione”. (Binswanger, 1956, p. 18). In queste frasi Binswanger allude all’alpinista che si è smarrito su una parete rocciosa. Questa immagine evocativa di un presente al quale manca la via di scampo, di un’incerta riuscita dell’esistenza viene riletta da Risso e Frigessi (1982) come allusione alla condizione del migrante, che costretto “a mezza parete” soffre gravi difficoltà per ridare slancio e direzione al suo movimento storico. I nostri giorno sono caratterizzati dall’incremento del fenomeno migratorio. Negli ultimi decenni, nella nostra comunità europea, i movimenti migratori hanno acquistato una tale rilevanza portandoci in un futuro molto prossimo a diventare una società multietnica. Dopo la Germania, la Francia e la Gran Bretagna, l’Italia rappresenta il paese europeo ad avere il maggior numero di immigrati. Dati provenienti dal quattordicesimo censimento condotto dall’Istat (riferiti al 21 ottobre 2001, Caritas Dossier statistico) indicano che gli immigrati iscritti in anagrafe nel periodo 1996-2001 sono passati da 884.555 a

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Chiara Rosina Todaro Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 15782 click dal 29/09/2004.

 

Consultata integralmente 56 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.