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Avversioni sensoriali al cibo in adolescenza

ARFID o picky eating?

Non sempre risulta agevole indicare una linea di demarcazione netta tra il disturbo da evitamento/restrizione dell'assunzione di cibo e uno stile alimentare “schizzinoso”, “capriccioso”, che non può essere considerato una vera e propria patologia. È necessario quindi individuare dei criteri oggettivi per distinguere un comportamento tipico da uno atipico. L'età evolutiva è caratterizzata di per sé da stili alimentari selettivi, che sono tipici della fase dello sviluppo.



I bambini crescendo sperimentano nuovi cibi e costruiscono il loro personale archivio dei sapori. Con lo sviluppo psicofisico anche i gusti si evolvono, per cui si possono verificare fasi in cui alcuni alimenti risultano sgraditi, ma la situazione tende in genere a normalizzarsi in adolescenza. Diverso è il caso della selettività atipica, in cui l'esclusione perentoria di alimenti o gruppi di alimenti può provocare crescita inadeguata, significativa perdita di peso, carenze nutrizionali e disfunzionalità nelle relazioni interpersonali. Si è visto, infatti, che i soggetti affetti da ARFID sono particolarmente esposti a disturbi di ansia. Sebbene il picky eating non sia da considerare una patologia, diventa fondamentale per la famiglia e il pediatra osservare e registrare tale comportamento, in modo da poterlo monitorare nel tempo, in quanto potrebbe evolversi in una selettività alimentare patologica. In uno studio del 2013 Valerie Mc Cormick e Goldie Markovitz hanno indicato delle strategie per determinare le differenze tra comportamento alimentare schizzinoso e disturbo alimentare, elencando una serie di “bandierine rosse”, ossia di comportamenti a rischio che potrebbero evolversi in una vera e propria patologia. Le red flags sono risultate le seguenti:
- il bambino mangia solo i suoi cibi preferiti;
- la maggior parte delle calorie assunte deriva da alimenti liquidi;
- il bambino si distrae mentre mangia;
- il bambino mangia cibi nascosti in altri alimenti o liquidi;
- i pasti durano più di 30 minuti.

Il picky eating è pertanto caratterizzato da alcuni comportamenti riscontrati anche nei soggetti affetti da DA (quali selettività, riduzione della quantità di cibo, pasti lunghi e difficoltosi, rifiuto del cibo), presenti però in forma lieve, che non causano una significativa perdita di peso e in genere si normalizzano col tempo. Nel caso di disturbo dell'alimentazione, invece, devono essere presenti e persistenti i seguenti sintomi:
- ritardo nello sviluppo (failure to thrive);
- problemi di peso (sottopeso o sovrappeso);
- ritardato sviluppo dell'abilità del mangiare;
- i comportamenti tipici del picky eating continuano oltre lo sviluppo;
- la famiglia e la sua funzionalità sono influenzate negativamente;
- il bambino non è in grado di mangiare in sicurezza per via orale;
- stile alimentare e temperamento del bambino non corrispondono.

Permane comunque una certa ambiguità, in quanto potrebbe non essere immediatamente evidente se il comportamento debba essere considerato normale per l'età evolutiva e destinato, quindi, a risolversi spontaneamente, o patologico con conseguenze a lungo termine. Oltre alla valutazione dello stato nutrizionale, un'anamnesi accurata e dettagliata diventa, quindi, necessaria per poter stabilire la gravità e la durata del problema, in modo da escludere o accertare la presenza di altri fattori di comorbilità (nascita prematura, disturbi del neurosviluppo, interventi chirurgici pregressi, disfagia funzionale, problemi respiratori, ipersensibilità sensoriale, celiachia, reflusso gastro-esofageo, malattie genetiche, etc.). Mc Cormick e Markovitz propongono quindi un modello integrato basato sull'osservazione e la valutazione concomitante di fattori psicofisici e ambientali.
Uno studio del 2016, condotto negli Stati Uniti su due campioni di 325 e 81 adulti volontari reclutati online, ha rilevato che i soggetti affetti da ARFID presentavano un'alimentazione caratterizzata da una maggiore selettività, rigidità e rifiuto di nuovi cibi rispetto ai picky eaters. Sebbene lo stile alimentare sia caratterizzato da simili abitudini, la differenza tra un comportamento non patologico e l'ARFID sta nel grado di severità dei sintomi, che negli adulti hanno come conseguenza non tanto deficit nutrizionali, quanto disfunzionalità nella sfera sociale.

Dato che l'ARFID è un quadro clinico nuovo e considerata la prevalenza del modello descrittivo su quello eziologico nei recenti criteri diagnostici dei manuali in uso, non ci sono al momento dati univoci e sistematici relativi alle cause di tale disturbo. I pareri di clinici e ricercatori non sempre sono concordi nel peso da attribuire a fattori genetici, fisiologici e ambientali. Sono quindi necessarie ulteriori indagini sugli aspetti relazionali tra caregiver e bambino e sui processi biologici alla base di tale disturbo. Il DSM-5, sebbene non abbia risolto tutte le incertezze e le criticità, scatenando diverse controversie, ha raggiunto comunque l'obiettivo di uniformare i criteri diagnostici a prescindere dall'età del paziente e ridurre sensibilmente la categoria dei disturbi non identificati.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Avversioni sensoriali al cibo in adolescenza

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Informazioni tesi

  Autore: Lidia Rosa Savella
  Tipo: Tesi di Master
Master in Scienza dell'alimentazione e dietetica applicata
Anno: 2018
Docente/Relatore: Massimo Cuzzolaro
Istituito da: Università Telematica Unitelma La Sapienza di Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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Parole chiave

cibo
disturbi alimentari
sensorialità
avversioni sensoriali
arfid
sensosofia

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