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Ruolo della pubblica amministrazione nello sviluppo locale

Pubblica amministrazione e sviluppo locale

La carenza di riflessività non pregiudica soltanto le possibilità di cambiamento e apprendimento all’interno di un’organizzazione, ma anche le sue opportunità di confronto con l’ambiente esterno. Rispetto al territorio che la pubblica amministrazione governa, negli ultimi decenni, un’esigenza particolarmente sentita è stata quella di interventi volti a riequilibrare situazioni di ritardo nello sviluppo di alcune aree, ma anche di politiche a sostegno della competitività dei territori obbligati a confrontarsi con scenari socio-economici in rapida evoluzione e concorrenza internazionale.

Si pone quindi la questione del ruolo e delle modalità con le quali gli enti pubblici possono promuovere e supportare quei processi di sviluppo locale necessari per rispondere ai cambiamenti avvenuti. Dal punto di vista delle best practices regionali e nonostante la persistenza del divario territoriale, appare opportuno considerare le tendenze nei comportamenti concreti delle Regioni italiane, in questi ultimi anni e alla luce della crisi economica. Le regioni hanno affinato sensibilmente il loro intervento nel sistema istituzionale, manifestando pienamente il loro carattere di “laboratori del federalismo”, secondo la celebre espressione di Louis Brandies.

Di qui la necessità di mantenere desta la ricerca e lo studio del regionalismo italiano, come ordinamento più consono ad una comunità politica organizzata nell’ambito di un processo di integrazione europea e di un sistema di economia internazionalizzata, nel quale i compiti delle Stato crescono sul versante esterno( delle negoziazioni internazionali ed europee) e si riducono su quello interno(prevalentemente volti alla funzione perequativa e promozionale dei territori). Negli ultimi anni, le regioni hanno dimostrato un uso accorto della loro legislazione, diminuendo il numero delle leggi approvate e adeguando le legislazioni dei diversi settori di loro competenza attraverso leggi di “manutenzione”.

La loro legislazione, inoltre, appare particolarmente sensibile a quei settori che caratterizzano l’identità regionale stessa o che possono concorrere a determinare un migliore e diretto utilizzo del territorio; mentre, anche per materie importanti dell’art. 117, comma 3, Cost., hanno mostrato scarsa attenzione, in quanto queste di fatto sono risultate fuori dal contesto dei loro interessi. D’altro canto però, proprio osservando l’ordinamento concreto delle competenze legislative regionali, poi, si riscontra che, accanto all’ampliamento dei poteri legislativi verso materie prima precluse, le regioni hanno ulteriormente consolidato la loto presenza in ambiti già loro attribuiti, come i servizi alla persona e alla comunità. Inoltre, al rafforzamento delle policies pubbliche svolte dalle regioni, corrisponde anche una politica istituzionale regionale diversa dal passato, sai verso le autonomie locali, sia verso l’Europa; per cui le regioni rappresentano un livello di governo che ha assunto il ruolo di snodo, verso l’alto, compreso lo Stato e verso il territorio. In un’ottica più generale, si tratta di capire come le istituzioni riescono a rendere consapevoli gli attori locali delle potenzialità che il territorio ha, a valorizzarle, a diffondere fiducia, promovendo iniziative che rafforzino la cooperazione tra gli stessi e quindi dinamiche di sviluppo auto propulsivo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Ruolo della pubblica amministrazione nello sviluppo locale

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Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Iavazzo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Management
  Relatore: Silvio Tirelli Amedeo Lepore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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