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La questione dell'animale in Derrida - A partire da un confronto con la posizione heideggeriana

La tesi sull’animale: "l’animale é povero di mondo"

Già la biologia, la scienza che tratta della "vita" e del "vivente" in generale, era stata da Heidegger giudicata insufficiente per i suoi scopi; allo stesso modo anche la scienza specifica che si occupa dell’animale, la zoologia, non viene ritenuta adatta all’analisi che egli intende fare, che prende in considerazione l’animale da tutt’altro punto di vista. La zoologia infatti, come ogni scienza, è storica e, anche se si occupa in modo esclusivo di piante ed animali, spesso in pratica si limita semplicemente ad analizzare e catalogare dati di fatto riguardo ad essi. Le affermazioni di questa scienza allora sono utili in quanto dicono qualcosa riguardo alle varie specie, ma già presuppongono una ricerca precedente, di cui sono la conclusione. Il problema della zoologia deriva dal fatto che si occupa dell’animale e lo identifica senza interrogarsi veramente su cosa sia, poiché parte dal presupposto di saperlo già; si basa su una predeterminazione di quello che l’animale é, che viene presa come punto di partenza per tutte le successive affermazioni.
Prendendo invece in considerazione l’asserzione metafisica "l’animale é povero di mondo", Heidegger intende parlare dell’essenza dell’animale. Essendo un’affermazione generale e sull’essenza, essa non può essere il risultato di una qualche ricerca zoologica: ne è invece il presupposto.

"In questo presupposto si compie in definitiva una predeterminazione di ciò che appartiene in generale all’essenza dell’animale, vale a dire una delimitazione del campo all’interno del quale la ricerca positiva sugli animali si deve muovere. Ma se in tale tesi è contenuto un presupposto per ogni zoologia, non può essere ottenuto grazie alla zoologia."

Nell’analisi di queste tre tesi su uomo, animale e pietra, Heidegger decide di partire da quella di mezzo, cioé da "l’animale é povero di mondo", per passare solo successivamente alla tesi sull’uomo; questo perché per riuscire ad individuare il proprio dell’uomo ha bisogno di un qualcosa con cui paragonarlo. Per le cose materiali invece il discorso non viene nemmeno posto perché esse semplicemente non hanno mondo.
Heidegger comunque si preoccupa di sottolineare come l’assenza di mondo della pietra sia qualcosa di diverso dalla povertà di mondo animale. La differenza tra queste due definizioni è significativa: la pietra costitutivamente non ha la minima possibilità di entrare in contatto con il mondo, in quanto non può instaurare rapporti con esso, mentre l’animale in qualche modo vi ha accesso, avendo una qualche relazione con gli enti che lo circondano. In questi diversi modi di stare al mondo Heidegger esclude categoricamente sia implicito alcun tipo di giudizio di superiorità o inferiorità; non si tratta di valutare i diversi tipi di enti. L’assenza di accesso all’ente della pietra non può essere considerata una mancanza, essendo ciò che rende possibile la fisica materiale e le sue leggi. Non si può fare una distinzione su perfezione e imperfezione né tra uomo e animale, né all’interno della categoria degli animali. La parola "povertà" non viene usata per implicare una valutazione: "essere povero" non vuol dire che l’animale dovrebbe avere qualcosa che gli manca; significa, piuttosto, che il suo tipo di accesso al mondo viene visto dall’uomo come una povertà, in quanto egli lo valuta prendendo come punto di partenza e di paragone il proprio livello di accesso al mondo. Per l’uomo è assenza di qualcosa, ma solo perché applica una logica comparativa tra se stesso e gli altri enti. Dire "l’animale é povero di mondo" é dire "l’animale fa a meno del mondo", dove il "mondo" di cui si parla é quello di cui l’uomo fa esperienza. Non si può quindi ordinare le specie animali secondo una scala di perfezione, che avrebbe l’uomo come punto di riferimento, proprio perché quella tra uomo e animale è una differenza di modalità di entrare in relazione col mondo. Per poter veramente capire in che senso bisogna interpretare questa "povertà" di mondo che non é una mancanza, Heidegger chiarisce prima i tratti fondamentali che caratterizzano l’animalità, poi cerca di identificare in cosa questa sia diversa dallo stare al mondo dell’uomo. L’animale ha, rispetto alla pietra, la possibilità di instaurare rapporti, che restano però sempre molto limitati. Esso ha infatti un tipo di accesso al mondo che lo porta ad avere relazione con ciò e chi gli sta intorno solo in quanto fa parte del "mondo ambiente" all’interno del quale si muove.

"L’animale é, per la durata della sua vita, imprigionato nel suo mondo-ambiente come in un tubo che non si allarga né si restringe."

Ogni specie animale ha una quantità predefinita di enti che riconosce e a cui risponde, e con cui può entrare in relazione; è come se vivesse dentro una realtà fissa, che non può essere cambiata. Heidegger chiama questa somma di enti "cerchio ambientale"; questo é qualcosa che l’animale porta con sé e di cui non può liberarsi. Le cose con cui entra in contatto non vengono mai riconosciute in quanto enti, per quello che sono; come esempio viene presa una lucertola che prende il sole su una roccia: per lei sole e roccia sono "cose da lucertola" e hanno interesse in quanto connesse al mondo-ambiente in cui vive, ma non saranno mai viste per quello che sono, cioè la pietra in quanto pietra, tenuta separata dalla funzione che ha per lei in quanto lucertola. Il mondo animale è quindi limitato sia in quanto ad estensione, sia in quanto a penetrazione. Un’animale non può aumentare la quantità di oggetti con cui entra in relazione, aggiungendo enti a quello che è il suo cerchio ambientale; non può neanche vedere gli enti con cui entra in contatto per quello che sono veramente.
Non potendo cogliere l’ente in quanto tale, l’animale si muove regolato dall’istinto, che non cerca nulla al di fuori di sé ma si "spinge avanti" da solo, essendo programmato per guardare qualcosa e dirigersi verso di esso. Questi stimoli che provengono dall’ambiente circostante bastano per occupare completamente il sé dell’animale. Ciò gli impedisce di poter osservare se stesso, cosa invece che l’uomo può fare in quanto, essendo capace di distinguere tra mondo interno e mondo esterno, può mettersi a osservare il proprio sé mentre è occupato a rispondere agli stimoli, cosa che gli permette di vedere il mondo e di creare il mondo della cultura.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La questione dell'animale in Derrida - A partire da un confronto con la posizione heideggeriana

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Informazioni tesi

  Autore: Camilla Bonfioli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Bruna Giacomini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

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