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Evoluzione del sistema d’asilo. Le condizioni di vita dei rifugiati in Calabria, con riferimento ai casi di Riace e Isola Capo Rizzuto

Le ragioni del declino del diritto d'asilo

Sulla base delle osservazioni fatte fino ad ora è possibile affermare che la categoria dei rifugiati non sparisce assolutamente dal dibattito politico ed istituzionale a livello internazionale. Anzi, aumenta la preoccupazione legata al crescente incremento del numero dei rifugiati nel mondo. Tuttavia, nel corso di questo paragrafo è mio interesse mostrare che, in questi anni, si è affermata una nuova formazione discorsiva in base alla quale la stragrande maggioranza dei rifugiati viene considerata come una popolazione "inutile ed in eccesso" che minaccia le società d'arrivo dal punto di vista sociale, economico e politico (Rahola 2003, pp. 27-36; Bauman 2004, pp. 45-78; Vitale 2005, pp. 11-13).
In realtà, questo è un processo che incomincia a manifestarsi già all'inizio degli anni ottanta, a seguito della tendenziale chiusura delle frontiere in Europa occidentale. Tale irrigidimento dei classici canali d'ingresso avvenne, come abbiamo visto, sia in conseguenza all'impatto recessivo esercitato dalla crisi petrolifera, sia per il minor fabbisogno della manodopera immigrata dovuta alla fine della ricostruzione post-bellica e alla recessione che si registrò nell'ambito della riproduzione industriale, limitando l'accesso ai migranti (Sassen 1999, pp. 95-125). Nello specifico, a seguito della chiusura delle frontiere nei principali paesi occidentali, si verifica un profondo peggioramento delle procedure d'asilo.
L'emergere di questo nuovo orientamento politico è da ricondurre a due principali tendenze di fine secolo.
In primo luogo, le profonde trasformazioni che investono il tessuto economico e produttivo nelle aree del capitalismo avanzato hanno luogo a partire dalla prima metà degli anni settanta e si intensificano, ulteriormente, nel corso degli anni ottanta determinando un inversione di tendenza sul piano occupazionale (Macioti-Pugliese 2005, pp. 53). In secondo luogo, tali cambiamenti sono legati, anche, al progressivo tramonto dello Stato-Nazione (ICS 2005, pp. 11-13).
Occorre ricordare che la radicale ristrutturazione industriale e produttiva ha determinato la transizione dalla fase precedente nota come "fordista" e ha preannunciato una nuova fase definita, invece, come "postfordista". Si tratta, dunque, di processi di trasformazione che determinano un vero e proprio superamento del ciclo politico ed economico.
In questa nuova fase, come abbiamo visto, l'organizzazione sociale, si fonda su dispositivi di accumulazione e produzioni decentrate, condotte in unità di piccole dimensioni (Macioti-Pugliese 2005, pp. 52-61). Il mercato del lavoro e la stessa prestazione lavorativa diventano flessibili. Interessante a questo proposito è l'osservazione data da Zygmunt Bauman sul mercato del lavoro "flessibile", il che vuol dire "essere più arrendevole e sottomesso, facile da modellare a seconda delle situazioni, dei tagli e degli utilizzi necessari, che non opponga nessuna resistenza, quali ne siano gli effetti" (Bauman 1998, p. 114).
Il nuovo sistema economico si presenta frammentario, terziarizzato e mobile, realizzandosi in luoghi diversi dai grandi complessi produttivi. La produzione è automatizzata e, di conseguenza è instabile, comportando un aumento a dismisura del lavoro temporaneo, atipico e a tempo parziale, che deriva dai crescenti processi di segmentazione territoriale e settoriale del mercato del lavoro (Bonifazi e Chiri 2001, citato in Ambrosini 2005, p. 61). Nella fase presente, questa segmentazione si è notevolmente accentuata in maniera peculiare, indicando la presenza di "precisi segmenti dell'occupazione nei quali vanno a localizzarsi specifiche componenti dell'offerta di lavoro" (Macioti-Pugliese 2005, p. 59).
La fase postfordista è caratterizzata da un consistente ridimensionamento della produzione industriale a favore di altri settori più avanzati dell'economia e dalla drastica e costante contrazione della forza lavoro salariata, determinatasi in seguito alla massiccia introduzione di nuove tecnologie produttive. L'innovazione tecnologica comporta l'aumento dirompente dei tassi di disoccupazione. Infatti, l'introduzione del progresso tecnologico sempre più sofisticato produce beni e servizi, impiegando una percentuale sempre minore di forza lavoro (De Giorgi 2000, pp. 83-87).
Più in generale, l'attuale sistema economico non necessita più di grandi quantità di forza-lavoro, provocando, a sua volta, una crescente precarizzazione ed indebolimento contrattuale del lavoro.
In questo nuovo quadro internazionale profondamente mutato si delinea un'altra tendenza importante. In un mondo sempre più dominato da un'economia globalizzata, contrassegnato da un ampliamento dei rapporti di scambio e comunicazione, ciò a cui si assiste è a un processo di esautoramento del ruolo degli stati nazionali (Masiello 2007, p. 44).
A questo proposito, Bauman, analizza nel saggio Vite di scarto le diverse sfaccettature della globalizzazione. Le politiche neoliberiste, secondo il sociologo polacco, hanno posto le condizioni per lo sgretolamento del tessuto sociale e la crisi dell'identità del cittadino contemporaneo. Scrive Bauman:

"Il monopolio esclusivo e indiviso dello Stato resta incontestato ancor oggi, malgrado si accumulino gli indizi della natura fittizia delle pretese dello Stato alla sovranità" (Bauman 2004, p. 42).

Dalle parole riportate, deduciamo che, lo stato contemporaneo rivendica ancora la pretesa del diritto di esenzione, nella convinzione di poter salvaguardare la propria progettualità e la propria esistenza agli occhi dei cittadini. Tuttavia, tale pretesa è immaginaria, perché il panorama globale fa emergere un altro inquietante scenario: lo stato si trova impossibilitato a garantire le sicurezze economiche e lavorative ai cittadini e ai non cittadini che arrivano sul suo suolo.
Nonostante questa evidenza, nell'agenda contemporanea dei politici e degli stati più affluenti, vi è innanzitutto il tema della sicurezza da dover garantire a livello nazionale ed internazionale, attraverso la concertazione di tutti i governi europei (Morice 2004). Queste strategie di sicurezza le ritroviamo, perennemente, tanto che possiamo dire che vi è una trasformazione del vecchio Welfare state in "Stato penale", che al primo posto tra i suoi obiettivi figura quello della criminalizzazione degli scarti (rifugiati) della società e il loro contenimento extraterritoriale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Evoluzione del sistema d’asilo. Le condizioni di vita dei rifugiati in Calabria, con riferimento ai casi di Riace e Isola Capo Rizzuto

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Informazioni tesi

  Autore: Sabina Rossana Surà
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze per la cooperazione allo sviluppo
  Relatore: Ada Cavazzani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 241

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