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Il ruolo del consumatore nella politica per la concorrenza

La disciplina della tutela del consumatore in Italia

Anche se in Italia inizialmente non vi era una disciplina specifica in materia di tutela del consumatore, sono sempre state valide alcune norme del codice penale volte a reprimere i comportamenti fraudolenti messi in atto dai produttori e dai venditori nei confronti degli acquirenti. Tuttavia, tali norme disciplinavano solo l'ipotesi in cui il prodotto fosse privo di qualità essenziali o presentasse vizi occulti.

Una delle prime leggi introdotte in Italia, volte a disciplinare la materia, fu la legge n. 142 dell'8 giugno 1990, la quale prevedeva il diritto delle associazioni dei cittadini di avere accesso alle strutture e agli atti amministrativi.
Successivamente entrò in vigore la legge n. 146 del 15 giugno 1990, la quale stabiliva l’obbligo di ascoltare le organizzazioni dei consumatori e degli utenti durante gli scioperi.
Nello stesso anno la legge n. 287 del 10 ottobre 1990, invece, dava alle associazioni dei consumatori la facoltà di denunciare alcune iniziative.

Tuttavia, solo dopo venti anni, con la legge n. 281 del 30 luglio 1998, l’Italia si adeguò alla normativa comunitaria, adottando le direttive emanate dalla Comunità Europea, le quali riconoscevano i diritti individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti e promuovevano la tutela anche in forma collettiva ed associativa. Dunque, affermavano concetti importanti, quali la responsabilità delle aziende per i danni provocati da prodotti difettosi, la pubblicità ingannevole, la tutela dei consumatori sulle indicazioni dei prezzi, delle garanzie al consumo e della sicurezza dei prodotti. In particolare, queste direttive prevedevano che il consumatore dovesse avere a disposizione informazioni chiare (contenuto del prodotto, eventuale tossicità, scadenza, modo d'impiego), al fine di poter scegliere il prodotto che meglio si addice alle sue esigenze; inoltre che il consumatore potesse pretendere il risarcimento di danni derivanti da un prodotto non rispondente alla pubblicità e alle informazioni fornitegli; infine che potesse essere rappresentato, ascoltato ed eventualmente assistito legalmente attraverso organismi e associazioni aventi come scopo la tutela dei suoi diritti.

Attualmente, in Italia diverse sono le istituzioni che si occupano della politica della tutela del consumatore.
Un ruolo centrale è svolto dal Ministero dello sviluppo economico, il quale, in particolare, ha diverse competenze; le più importanti sono sicuramente quelle in materia di: politiche di supporto alla competitività delle grandi imprese nei settori strategici, politiche dei distretti industriali, sviluppo per l'innovazione tecnologica, interventi di reindustrializzazione e riconversione dei settori di aree industriali colpite da crisi, e sostegno ed incentivi per le piccole e medie imprese (PMI), elaborazione delle linee di strategia energetica di rilievo nazionale (SEN), telecomunicazioni, internazionalizzazione delle imprese, import/export, promozione e tutela della proprietà industriale e intellettuale, tutela dei diritti dei consumatori, monitoraggio ed azioni di contrasto al fenomeno della contraffazione e sostegno e promozione del Made in Italy.
Oltre al Ministero dello sviluppo economico, vi è il DGAMTC, ovvero la Direzione Generale per l’Armonizzazione del Mercato e la Tutela dei Consumatori, la quale si occupa degli interessi dei consumatori attraverso politiche e normative sia nazionali che comunitarie e iniziative per la sicurezza dei prodotti, la fiducia dei consumatori, la trasparenza dei mercati e delle norme che li regolano.

Inoltre, sono competenti anche strutture e ministeri a livello locale; la Conferenza Stato-Regioni che coordina le attività del governo centrale e gli organismi regionali; e le Conferenze dei Servizi per l’esame contestuale dei vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo.

Infine, nel 1998, presso il Ministero per le attività produttive fu istituito il CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti), il quale raggruppa le principali associazioni dei consumatori a livello nazionale. Tale Consiglio ha sede presso il Ministero dello sviluppo economico, è stato istituito dalla legge n. 281/1998 ed è presieduto dal Ministro o da un suo delegato. È composto dalle 16 associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale e da un rappresentante delle Regioni eletto dalla Conferenza Stato-Regioni. I suoi compiti sono di tipo consultivo, propositivo e promozionale. A tale istituto fanno capo numerose associazioni di consumatori, quali: CODACONS (coordinamento delle associazioni per la difesa ambientale e dei diritti degli utenti e consumatori), Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori; Movimento Consumatori; CODICI (Centro per i Diritti del Cittadino); ACU (Associazione Consumatori Utenti) e altre ancora. Le associazioni hanno compiti molto impegnativi, infatti sono impegnate in interventi riguardanti i contratti di vendita e le cosiddette clausole vessatorie, il diritto alla salute e alla casa, la lotta all'inquinamento e la difesa dell'ambiente, i rincari ingiustificati dei prezzi, i disservizi nelle telecomunicazioni e nei trasporti (ferrovie, autostrade, aerei). Esse non sono finanziate dal Governo e sono totalmente autonome circa le decisioni per la raccolta fondi. Inoltre, ciascuna associazione è dotata di un proprio sito web ufficiale che riporta ogni informazione e novità circa la tutela dei consumatori.

Una sorta di semplificazione e riordino della normativa relativa ai diritti del consumatore si è avuta con il Codice del Consumo introdotto dal D.Lgs. 6 settembre 2005 n°206. Tale codice ha cercato di tutelare il consumatore senza violare i principi della legislazione comunitaria. L’Italia, infatti, ha emanato leggi di recepimento delle direttive Europee in materia di liberalizzazioni.
Un ruolo fondamentale è ricoperto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ovvero un’amministrazione pubblica che ha competenze in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa. Compito principale dell’Autorità è quello di inibire la divulgazione di messaggi pubblicitari giudicati ingannevoli. L’autorità ha, inoltre, il compito di giudicare le controversie in materia di pubblicità comparativa, verificando se sono soddisfatte le condizioni di liceità.
Accanto a tale Autorità troviamo un altro importante organismo di autoregolamentazione: l’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria (IAP). Questo Istituto, istituito nel 1963, segue un Codice di autodisciplina pubblicitaria che sancisce i limiti di legalità e correttezza nelle comunicazioni al pubblico. Oggi la sua competenza si è ampliata e gode di una maggiore libertà di azione e controllo grazie alla possibilità di agire direttamente contro le infrazioni del Codice.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il ruolo del consumatore nella politica per la concorrenza

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Informazioni tesi

  Autore: Filomena Vetrano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Oreste Napolitano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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