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La continuità assistenziale nei pazienti cronici e anziani fragili: ipotesi di un modello organizzativo di un presidio territoriale di prossimità

Il Paziente Cronico ed Anziano Fragile

Nell'ultimo trentennio, il concetto di fragilità è stato elemento di studio, anche in rapporto al fenomeno della "transizione demografica" (Thompson 1929) ma non è stato raggiunto ancora un univoco consenso circa i metodi più corretti per identificarlo (Hogan 2003, Bergman 2007, Karunananthan 2009). Trova, invece, parere favorevole ritenere la fragilità uno stato biologico età dipendente caratterizzato da ridotta resistenza agli stress, secondario al declino cumulativo di più sistemi fisiologici (Fried 2001) e correlato a pluripatologia, disabilità, rischio di istituzionalizzazione e mortalità (Fried 2004).
La storia della fragilità, come temine riferito all'anziano, inizia nel 1973 quando il Congresso americano istituisce il Federal Council on the Aging per formulare indicazioni e programmare interventi in grado di rispondere alle necessita di una nuova categoria di anziani, estremamente poveri (BS. Adkins 1976). Nel 1974 il Federal Council on the Aging istituisce una Task Force sull'Anziano Fragile la cui direzione e affidata a Monsignor Charles Fahey, un religioso della chiesa romano-cattolica, che per primo introduce a livello istituzionale il termine frail elderly (Achenbaum WA, Albert DM.1995) e (Maddox GL.1987) Tale denominazione rispondeva alla "necessità di un termine che sintetizzasse la drammatica condizione di un gruppo di soggetti anziani" le cui caratteristiche principali erano la presenza di "disabilità fisica, compromissione. affettiva, in un ambiente strutturalmente e socialmente sfavorevole" ( Tavani C. 1978).
Nel 1976 il termine "anziano fragile" compare per la prima volta in un'intervista a Bertha Adkins, presidente del Federal Council on the Aging, pubblicata su Geriatrics, che lo identifica con "quelle persone che richiedono continuo supporto sociale a causa dell'accumulo di disabilità associate all'invecchiamento", precisando che "i bisogni dell'anziano fragile non sono necessariamente economici in quanto soggetto che necessita di una organizzazione assistenziale in cui i servizi sociali siano strettamente integrati con quelli sanitari" (BS. Adkins 1976).
Nel 1978 lo stesso organismo federale specifica che l'anziano fragile è "una persona di solito ultra75enne che, a causa dell'accumularsi di più malattie croniche, spesso richiede uno o più servizi di supporto per garantire le attività del suo vivere quotidiano". Successivamente afferma che elementi essenziali dell'organizzazione dei servizi per questo soggetto sono "la valutazione delle sue necessità assistenziali", "l'organizzazione di un piano di cura ed assistenza" e "la presa in carico di tutte le sue esigenze". Nella pratica però gli interventi socio-sanitari specificatamente rivolti all'anziano fragile non trovano attuazione per una non adeguata condivisione da parte della comunità scientifica. Ne è testimonianza il fatto che nella relazione su "La dipendenza funzionale degli anziani statunitensi", presentata alla nazione nel 1978 dalla National Academy of Sciences, il termine ‘paziente o anziano fragile' viene completamente omesso ( Tavani C. 1978).
All'interno della comunità scientifica, prima degli anni 80, il termine frail elderly non risulta essere utilizzato se non in rare accezioni. La comparsa dell'espressione frail elderly nella letteratura internazionale trova origine nel Dipartimento di medicina geriatrica di Mancester, guidata da Brocklehurst e dai suio collaboratori, nel 1982 (Brocklehurst JC, Robertson D, James- Groom P). Nel 1981 i ricercatori Stoole e Rockwood, fanno il primo tentativo di standardizzare la definizione di "anziano Fragile" definendo indicatori di fragilità: la compromissione di una o piu attività della vita quotidiana e/o delle funzioni cognitive e/o la percezione di una condizione di salute scadente (Stolee P, Rockwood K. 1983). [...]

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La continuità assistenziale nei pazienti cronici e anziani fragili: ipotesi di un modello organizzativo di un presidio territoriale di prossimità

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Informazioni tesi

  Autore: Cristiana Pizzicannella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: SCIENZE INFERMIERISTICHE ED OSTETRICHE
  Relatore: Gianfranco Damiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

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Parole chiave

continuità assistenziale
assistenza intermedia
paziente fragile
presidio territoriale di prossimità
punto unico d'accesso
percorsi di cura integrati
futuri modelli assistenziali innovativi
integrazione ospedale territorio

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