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La relazione educativa e la sindrome di Down nell'Associazione Italiana Persone Down (AIPD) di Bergamo

Pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni

«L'incontro con l'altro si gioca spesso in presenza di stereotipi e pregiudizi». Molto spesso nell'accezione comune “stereotipi” e “pregiudizi” sono accumunati, ma in realtà implicano significati e orizzonti culturali completamente diversi tra di loro. Una distinzione che si evince proprio a partire dalla loro definizione: il primo viene definito come una percezione o un concetto relativamente rigido ed eccessivamente semplificato o distorto di un aspetto della realtà è, quindi, un modello fisso di conoscenza e di rappresentazione della realtà, è un'opinione precostruita su una classe d'individui da parte di un gruppo sociale che associa quel determinato gruppo o categoria a una serie di caratteristiche distintive. È in sostanza un insieme coerente e rigido di credenze che hanno una connotazione negativa che un gruppo condivide rispetto a un altro gruppo. E se «Lo stereotipo è l'anticamera del pregiudizio», quest'ultimo viene definito come una idea o opinione erronea, anteriore alla conoscenza diretta di fatti o persone, fondata su convincimenti tradizionali e comuni ai più, esso è in sostanza una valutazione che precede l'esperienza, è un giudizio prematuro dato prima di avere quei dati necessari per conoscere e comprendere una data realtà.
Per quanto riguarda la sindrome di Down, sono diversi e molto diffusi i luoghi comuni, gli stereotipi e i pregiudizi attorno a questa condizione genetica e molto spesso vengono considerati come rappresentanti della realtà, questi vengono prodotti sulla base di alcune generalizzazioni. Generalizzazione delle caratteristiche neurofisiologiche che comportano il considerare le persone con sindrome di Down tutte uguali (di bassa statura, sovrappeso, affettuosi, ecc.) quando, in realtà, nonostante la caratteristica comune della presenza di un cromosoma in più e le sue conseguenze, le persone con sindrome di Down sono ognuna diversa dalle altre in quanto le differenze di ciascuno sono date da fattori genetici, costituzionali e somatici e dal tipo di educazione ricevuta, dalla famiglia di origine e dai vari ambienti frequentati. Le persone con sindrome di Down, si pensa, siano sempre affettuosi, gioiosi e sereni, ma ad un esame più approfondito si può facilmente notare come in verità ogni singolo soggetto si caratterizzi individualmente in quanto la sindrome di Down comporta una disabilità a livello intellettivo ma non sul piano emotivo e per tanto sono in grado di provare l'intera gamma delle emozioni e dei sentimenti, la persona con sindrome di Down manifesta in modo esplicito le sue emozioni e qualsiasi comportamento della sfera affettiva.
Opinione comune è quella che vede le persone con sindrome di Down ipersessuate oppure essi vengono considerati come eterni bambini privi di ogni interesse sessuale, in realtà gli adolescenti con sindrome non differiscono sostanzialmente dagli altri né per quel che riguarda l'età dell'inizio della pubertà né l'anatomia degli organi sessuali, inoltre presentano desideri e fantasie sessuali idonee a quelli dei loro coetanei normodotati. Altro stereotipo è quello che vede le persone con sindrome di Down come non consci delle loro difficoltà cognitive, in questo caso va ricordato come la disabilità intellettiva non sia prevedibile e che questo sia molto variabile da una persona all'altra. Quello che può essere considerato come certo è che la persona con sindrome di Down è in grado di capire, ricordare e di imparare e per questo motivo un bambino con trisomia 21 è in grado di capire fin da piccolo la propria diversità rispetto ai compagni e/o ai fratelli e il rapporto con le proprie difficoltà sarà tanto più armonioso quanto più il contesto familiare e sociale in cui è inserito riuscirà a dargli strumenti necessari per comprendere la propria situazione personale, dando risposta alle domande e alle curiosità che naturalmente nascono in ogni individuo.
Altra generalizzazione è di ordine sociale che comporta la creazione dello stereotipo che vede le persone con sindrome di Down come impossibilitate al mantenimento per un lungo periodo di un'attività lavorativa che implichi capacità come la disciplina e la responsabilità e che quindi essi possano eseguire solo lavori che comportino attività ripetitive, questa considerazione è screditata da esempi di persone con sindrome di sono date da fattori genetici, costituzionali e somatici e dal tipo di educazione ricevuta, dalla famiglia di origine e dai vari ambienti frequentati. Le persone con sindrome di Down, si pensa, siano sempre affettuosi, gioiosi e sereni, ma ad un esame più approfondito si può facilmente notare come in verità ogni singolo soggetto si caratterizzi individualmente in quanto la sindrome di Down comporta una disabilità a livello intellettivo ma non sul piano emotivo e per tanto sono in grado di provare l'intera gamma delle emozioni e dei sentimenti, la persona con sindrome di Down manifesta in modo esplicito le sue emozioni e qualsiasi comportamento della sfera affettiva. Opinione comune è quella che vede le persone con sindrome di Down ipersessuate oppure essi vengono considerati come eterni bambini privi di ogni interesse sessuale, in realtà gli adolescenti con sindrome non differiscono sostanzialmente dagli altri né per quel che riguarda l'età dell'inizio della pubertà né l'anatomia degli organi sessuali, inoltre presentano desideri e fantasie sessuali idonee a quelli dei loro coetanei normodotati. Altro stereotipo è quello che vede le persone con sindrome di Down come non consci delle loro difficoltà cognitive, in questo caso va ricordato come la disabilità intellettiva non sia prevedibile e che questo sia molto variabile da una persona all'altra. Quello che può essere considerato come certo è che la persona con sindrome di Down è in grado di capire, ricordare e di imparare e per questo motivo un bambino con trisomia 21 è in grado di capire fin da piccolo la propria diversità rispetto ai compagni e/o ai fratelli e il rapporto con le proprie difficoltà sarà tanto più armonioso quanto più il contesto familiare e sociale in cui è inserito riuscirà a dargli strumenti necessari per comprendere la propria situazione personale, dando risposta alle domande e alle curiosità che naturalmente nascono in ogni individuo. [...]

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La relazione educativa e la sindrome di Down nell'Associazione Italiana Persone Down (AIPD) di Bergamo

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Locatelli
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Giuliana Sandrone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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