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La domanda di formazione universitaria in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali

Le recenti modifiche del sistema universitario: la Legge 240/10

Sebbene la vigente architettura del sistema universitario si sia di fatto compiuta con il DM 270/04, le successive riforme in materia di istruzione superiore ritoccano la conformazione interna degli atenei, allo scopo di portare a termine l’intervento correttivo avviato dalla legislatura precedente, necessario, secondo i propositi ministeriali, per riqualificare e razionalizzare l’intero organismo universitario. La Legge 240/10, rubricata come “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, con tutti i numerosi decreti attuativi che concorrono alla sua attuazione, si è quindi posta in stretta continuità con i provvedimenti antecedenti e con gli obiettivi da questi individuati, dando avvio ad una rettifica dell’assetto universitario in tema di disciplina didattica, di finanziamento e di governance.

Per quanto concerne la proposta didattica degli atenei, l’attività del Ministero si è concentrata nel provocare una significativa razionalizzazione del numero di corsi di laurea, mediante diverse misure quali gli incentivi alla federazione o fusione tra atenei, o tra atenei e istituzioni operanti nei settori della ricerca e dell’alta formazione; la disposizione di ferrei requisiti per l’istituzione dei corsi di studio, principalmente legati a criteri quantitativi riguardo ai docenti e agli studenti, imponendo, con riferimento a quest’ultimi, la chiusura automatica dei corsi con un numero insufficiente di iscritti; l’imposizione di una soglia minima di crediti da assegnare agli esami (6) e di una soglia massima per i crediti attribuiti alle esperienze lavorative extracurriculari (massimo 12).
Le soluzioni adottate nei confronti dei docenti, destinatari di misure limitanti circa il loro reclutamento già a partire dal Decreto Legge 180/08, sono anch’esse indirizzate, oltre che ad interrompere la proliferazione dei corsi di laurea, anche a contenere la spesa a loro destinata, obbligando gli atenei al blocco delle assunzioni laddove più del 90% dei finanziamenti statali sia assorbito dalla spesa per il personale di ruolo.

L’opportunità di attivare corsi di laurea viene altresì condizionata dalle nuove regole di finanziamento, per la prima volta combinate con criteri di valutazione circa la qualità della didattica e della ricerca, l’efficienza e la produttività dei singoli atenei, stabilendo una maggiore erogazione di risorse chi tra questi raggiunge risultati migliori; oltretutto, la Legge n. 133/08 ha aperto nuove prospettive per le università dando la possibilità di trasmutarsi in fondazioni di diritto privato e assumendo così completa autonomia organizzativa e contabile, pur conservando la quota di finanziamento statale.

Notevoli cambiamenti sono previsti anche in merito agli organi di governo degli atenei, dando una posizione di preminenza al Consiglio di Amministrazione, a danno del Senato Accademico e, al tempo stesso, dequalificando le rappresentanze studentesche; in aggiunta, le università subiranno una “semplificazione dell’articolazione interna”, indicando con tale espressione la scomparsa delle facoltà e la loro evoluzione in Dipartimenti, composti da docenti e ricercatori appartenenti a settori scientifico-disciplinari affini, a cui vengono attribuite nel contempo funzioni di ricerca e di disciplina della didattica.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La domanda di formazione universitaria in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali

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Informazioni tesi

  Autore: Caterina Stortini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giorgio  Montanari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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