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Obiezione di coscienza e procreazione responsabile

Il diritto alla procreazione cosciente e responsabile: una conquista recente

Il diritto alla procreazione cosciente e responsabile può essere definito, sommariamente, come il diritto a che lo stato si attivi per fornire gli strumenti - informativi, farmaceutici e sanitari - atti a garantire che il processo procreativo segua il suo corso nel senso quanto più possibile conforme allavolontà della coppia o del singolo. È importante sottolineare come il diritto riguardi ogni fase del processo procreativo: ha dunque rilievo il momento di inizio di tale processo, con diritto ad ottenere i mezzi per favorire o prevenire il concepimento, e ha rilievo il corso di tale processo, con diritto ad interromperlo se il concepimento non era o non è più conforme alla volontà dei partners. Ovviamente quanto appena detto deve adeguatamente bilanciarsi con la tutela progressiva dell'embrione e con la tutela degli altri interessi - allo sviluppo del futuro figlio-che possono limitare il diritto alla procreazione. Infatti, pur in assenza di specificazioni della giurisprudenza a riguardo, è ragionevole pensare che tale diritto sia fondato sulla somma della libertà di procreazione -2, 30, 31 Cost. - e della libertà di autodeterminazione terapeutica -2, 13, 32 Cost. poiché tale autodeterminazione si risolverebbe nella decisione di favorire, prevenire o interrompere un processo naturale -intrinsecamente legato alle condizioni di salute-, mediante ausilio in senso lato sanitario.

Di diritto alla procreazione cosciente e responsabile non aveva senso parlare nella situazione presente sino alla metà degli anni '70, stante l'impostazione del codice penale Rocco, che per tutelare l'interesse demografico dello Stato, favoriva indiscriminatamente la procreazione, poco importava se fosse voluta o meno. Pare assurdo che questo diritto, fondato proprio sui capisaldi di tutela del cittadino in uno Stato Sociale, abbia tardato cotanto per essere affermato. Sembra quindi doversi constatare che lo Stato italiano si sia mosso solo recentemente nell'ottica della massima tutela e valorizzazione del benessere degli individui, almeno in ambito procreativo.

Il primo passo verso il riconoscimento pratico di questo diritto avviene con la legge 29 Luglio 1975 n° 405, istitutiva dei consultori familiari, che enuncia tra le sue finalità l'assistenza psicologica per la preparazione alla paternità e maternità responsabile e la divulgazione delle informazioni atte a promuovere o prevenire la gravidanza: il lato informativo del diritto è già tutelato prima ancora che esso venga sancito. Ma c'è di più: se ne tutela in parte anche il lato preventivo. La legge sui consultori autorizza il personale a fornire i mezzi necessari per la realizzazione delle scelte di coppia o del singolo sulla procreazione responsabile, consigliando i farmaci appositi. L'articolo 8 della legge in esame, disponeva l'abrogazione di ogni norma contraria; tuttavia bisognerà attendere il Decreto del Ministero della Salute dell'Ottobre 1976 per abrogare le norme che impedivano la registrazione di farmaci ad indicazione contraccettiva, mentre per abrogare le norme sull'illiceità della procurata impotenza alla procreazione (552 c.p.) e istigazione a pratiche contro la procreazione (553 c.p.), bisognerà attendere la l. n° 194/1978.

Spetta infatti alla legge n° 194 il merito di sancire il riconoscimento teorico del diritto alla procreazione cosciente e responsabile, precisamente al suo articolo 1, nel cui primo comma si legge: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Sempre tale legge, inoltre, abroga totalmente il titolo X del c.p.: la procreazione può essere ora prevenuta da ambo i sessi con tecniche, quali la vasectomia o la spirale, che provocano l'impotenza - seppur reversibile - di procreare: si completa così la tutela del lato preventivo del diritto ex art. 1, già iniziata con la legge sui consultori.

Inoltre, fa il suo ingresso una nuova garanzia: la tutela non è più solo informativa e preventiva, ma anche successiva: infatti, stante la libertà di procreazione e la libertà di autodeterminazione della donna, sulla base dei quali si poteva pervenire sia ad una discrezionale limitazione del diritto all'I.V.G., sia ad una maggiore liberalizzazione, il legislatore statale decide di bilanciare gli interessi in gioco introducendo per la prima volta la possibilità di determinarsi (entro certi limiti) anche in ordine ad una gravidanza già iniziata, - evitando ad esempio di demonizzare situazioni ove la contraccezione, pur responsabilmente utilizzata, abbia fallito - nell'intento di favorire una gravidanza completamente voluta.

È da questo momento che possiamo differenziare i due destinatari della tutela del diritto in esame - che si pone, si ricorda, come diritto fondante la tutela alla promozione, alla prevenzione e all'interruzione del processo procreativo -: all'uomo spetta solo la tutela nella fase precedente alla procreazione, mentre la donna è titolare sia di quest'ultima, sia titolare esclusiva della tutela successiva, quale soggetto legittimato, “dalla natura prima ancora che dal diritto”, all'esercizio di questo lato del diritto di procreare coscientemente e responsabilmente, valutando le circostanze e decidendo “della prosecuzione o meno di una gravidanza che vede la stessa donna co-protagonista del suo inizio, ma sola ed assoluta responsabile della sua prosecuzione e del suo compimento”.

L'ultimo passo per il completamento della tutela del diritto di cui al presente paragrafo, viene compiuto con la legge n° 40 del 2004, che garantisce, al passo con i progressi scientifici, la promozione dell'inizio del processo procreativo, legittimando coloro che, sterili o infertili, abbiano problemi ad iniziare tale processo, a rivolgersi allo Stato affinché possa fornire loro l'assistenza necessaria per realizzare tale diritto. Anche se non risulta esplicitamente affermato, né nella giurisprudenza in tema di P.M.A., né nella stessa legge 40, un collegamento tra tale diritto e il diritto ex art 1.1 l. 194/1978, se tale diritto è, - come ivi si afferma - diritto generalissimo che si pone all'incrocio tra la libertà di procreazione e la libertà di autodeterminazione terapeutica, va senz'altro ritenuto fondante anche del diritto a che lo stato si attivi per garantire la procreazione ai soggetti sterili o infertili. Se sicuramente il diritto ex l. 40 si fonda sulla libertà di procreazione, ma anche sulla libertà di autodeterminazione (stante il rilievo dato al consenso informato, che appare tra i principi della stessa legge), non c'è ragione per negarne il fondamento nel diritto alla procreazione cosciente e responsabile.

Tale diritto, si configura quindi - piuttosto che come un concreto diritto di prestazione - come un simbolo della volontà del legislatore di apprestare tutela alle volontà dei partners o dei singoli in ambito procreativo, e pertanto sarà invocabile sia per fondare la legittimità della commercializzazione di farmaci come Norlevo, sia per chiedere prestazioni quali l'interruzione di gravidanza parziale con soppressione di un solo embrione nella gravidanza plurigemellare.

Concludendo, è un diritto di libertà, che amplia il nucleo incomprimibile di tutela delle libertà di procreazione ed autodeterminazione; e tuttavia, proprio per la sua generalità, non include il bilanciamento necessario per legittimare - in sé - una specifica prestazione, stante la discrezionalità del legislatore - sebbene col limite del predetto nucleo essenziale - di introdurre limitazioni anche nelle materie tutelate da tale diritto.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Obiezione di coscienza e procreazione responsabile

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Flore
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Valeria Caredda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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