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La Shoah. Voci della memorialistica delle donne

La Shoah in termini di genere. Il ruolo delle donne

Per poter considerare quale impatto la Shoah abbia avuto sulle donne non si può prescindere dal prendere in considerazione alcuni fondamentali dati relativi alla condizione delle stesse all'interno della società ancor prima dell'avvento del regime nazionalsocialista. Se nell'Europa occidentale e centrale è possibile riferirsi a un modello borghese di famiglia socialmente, culturalmente ed economicamente assimilabile alle famiglie non ebree, nell'Europa orientale, la maggior parte delle famiglie ebree non raggiunse uno status sociale borghese e, di conseguenza, acquisì un grado minore di assimilazione.

Se le ebree borghesi, escluse dal lavoro, dall'istruzione e dalla politica, ebbero poche opportunità di assimilarsi integralmente, le ebree che vivevano in un contesto sociale di stampo prevalentemente operaistico conobbero una separazione dei ruoli meno rigida e maggiori possibilità di emancipazione.

Nel contesto occidentale le donne, escluse formalmente dagli ambiti lavorativi, vennero relegate ad una sorta di tutorato della morale e dei valori tradizionali dell'ebraismo e, poiché gran parte del rituale ebraico si svolgeva in casa, le ebree borghesi si attennero al ruolo loro assegnato dalla morale dominante. Esse però, in virtù della limitata dimensione del nucleo familiare, riuscirono a ritagliarsi una dimensione extra-familiare, sebbene connotata da finalità quasi esclusivamente caritatevoli e di cura. […]

Le difficoltà economiche tra le due guerre imposero l'ingresso di un numero maggiore di donne nel mondo del lavoro, le quali svolgevano però mestieri di livello inferiore rispetto ai coetanei di sesso maschile ed è improbabile che lavorassero in proprio.

La flessibilità e l'adattabilità acquisite in questa modificazione dei ruoli borghesi si rivelarono utili nel momento in cui apparve chiaro che l'unica strada percorribile era quella dell'emigrazione.

Nel contesto orientale, le donne, per necessità, partecipavano alla vita pubblica laica e alle attività economiche per contribuire al sostentamento economico della famiglia. L'ideale culturale dominante era rappresentato dalla donna forte e lavoratrice. Può darsi che anche gli ebrei orientali benestanti abbiano tentato di attribuire alle loro mogli un ruolo propriamente domestico, ma la presenza di un'ampia percentuale di donne in ambito economico conferi loro un maggior livello di indipendenza e una più estesa varietà di contatti sociali. […]

Con l'avvento del regime nazista, fu attraverso le incombenze della vita di ogni giorno che la maggior parte degli ebrei, e le donne soprattutto, avvertirono il peso della propria condizione e ne presero coscienza. La perdita delle relazioni sociali con il vicinato colpi maggiormente le donne in quanto esse erano più integrate e dipendenti dalla comunità, più abituate agli scambi e alle cortesie fra vicini.

Quando la comunità ebraica iniziò ad essere colpita dalla disoccupazione, molte donne persero il lavoro nel momento in cui le attività e i negozi di famiglia dovettero chiudere. Nonostante le limitate opportunità, molte di esse che non avevano mai lavorato fuori casa si trovarono nella necessità di trovare un'occupazione, formandosi professionalmente per poter svolgere i loro nuovi impieghi.

Di fronte al peggioramento delle condizioni di vita, ci si aspettava che fossero le donne a far funzionare le cose in famiglia; esse si facevano spesso carico di un maggiore impegno, non solo fisico, ma anche psicologico, necessario per sollevare il morale dei propri cari. […]

Sebbene in alcuni casi gli sforzi per estraniare se stesse e la propria famiglia dalla dura realtà possono aver impedito agli altri di rendersi conto dell'effettivo pericolo, una certa dissimulazione era necessaria per conservare una parvenza di stabilità psicologica.

Le donne ebree si trovarono a dover assumere nuovi ed inediti ruoli, «in veste di compagne, percettrici di reddito, protettrici della famiglia, baluardi a difesa degli affari e delle attività di famiglia». Esse sentirono di avere una maggiore libertà rispetto agli uomini perché era credenza diffusa che i nazisti non avrebbero infranto le norme di genere ed avrebbero torturato ed arrestato soltanto la popolazione ebraica di sesso maschile. Di conseguenza esse assunsero sulla scena pubblica un ruolo più esplicito e spesso varcarono anche i limiti della legalità.

Sebbene fossero maggiormente consapevoli della necessità di emigrare e si facessero carico dei preparativi per la partenza, fra quanti andarono via le donne furono meno numerose degli uomini. Esse restarono perché restie ad abbandonare un lavoro che spesso era la sola fonte di sostentamento della famiglia; restarono perché convinte che avrebbero potuto raggiungere in un secondo momento i loro compagni stabilitisi all'estero; restarono perché molte famiglie si rivelarono riluttanti a far partire da sole le figlie femmine e perché queste erano le uniche persone che potessero occuparsi dei genitori anziani.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La Shoah. Voci della memorialistica delle donne

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Mandolla
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Marina Zancan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

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Parole chiave

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