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Gli effetti di Gomorra sul pubblico. Un'analisi intermediale

Metamorfosi del personaggio gangster: il caso specifico Genny Savastano

Nel 1948 il critico Robert Warshow scriveva: “Le città reali producono solo delinquenti, le città immaginarie producono il gangster”. Questa definizione è emblematica per comprendere la metamorfosi del personaggio gangster dalla sua comparsa sullo schermo fino ad oggi.
I primi esempi di personaggi gangster si registrano già nel cinema muto, come ad esempio nei film The Black Hand (The Black Hand, Wallace McCutcheion, 1906), The Musketeers of Pig Alley (The Musketeers of Pig Alley, David Wark Griffith, 1912), The Gangster and the Girl (The Gangster and the Girl, Thomas Harper Ince, 1914) e The Regeneration (The Regeneration, Raoul Walsh, 1915), anche se, in effetti, queste pellicole sono piuttosto melodrammi edificanti che si concludono con la redenzione del soggetto cattivo o con il suo arresto da parte delle forze dell'ordine.
Un passo in avanti nell'iconografia classica del gangster movie si ha con i film di Josef von Sternberg Le notti di Chicago (Underworld, 1927) e La mazzata (Thunderbolt, 1929) nei quali il regista viennese, nonostante il tipico ancoraggio a certi schemi melodrammatici di redenzione, riesce a tracciare dei personaggi che diventeranno, di lì a poco, tipici del genere.
Il primo capolavoro del gangster movie, consideratone anche l'archetipo, è il film Piccolo Cesare (Little Caesar, Mervyn LeRoy, 1931), il quale, insieme alle altre due meravigliose pellicole Nemico Pubblico (The Public Enemy, William Augustus Wellman, 1931) e Scarface – Lo sfregiato (Scarface, Howard Hawks, 1932) adottano il classico schema dell'ascesa e della caduta di individui speciali, che caratterizzerà il genere: giovinezza del protagonista, iniziazione al crimine, ascesa e culmine delle sue fortune, crollo materiale e morale. Bisogna segnalare che, in seguito al crollo della borsa di Wall Street nel 1929, negli Stati Uniti ebbe inizio la “Grande Depressione”.
Crollate in quel periodo tutte le speranze, i grandi disegni perseguiti dai gangster cinematografici davano corpo a una parte delle fantasticherie e dei sogni del pubblico, poiché le pellicole si presentavano, allo stesso tempo, come opere essenzialmente illusionistiche ma suadentemente reali. Curiosamente i primi film del genere mostrano il gangster come un personaggio privo della figura paterna, mentre la madre è presentata come l'immagine delle pene e delle angosce di cui è preda la famiglia; la narrazione, di conseguenza, mira ad esibire questo ostentato individualismo del personaggio che non ha radici e che volge le spalle ai valori del passato. Il gangster movie, quindi, veniva adoperato per riflettere sugli emarginati che si oppongono all'assetto sociale, e per definizione il gangster è al di fuori o contro il legittimo ordine sociale. Il personaggio viene presentato come un eroe tragico, un prodotto della società e non semplicemente un interprete di avventure violente e illegali, un soggetto sociale deplorevole che però affronta con coraggio il pericolo e l'avventura, comportandosi come tanti eroi tradizionali. La sua personalità e la sua identità non sono soltanto ben definite, ma anche esaltate, e l'ambiente, particolarmente verosimile, accresce ed amplifica la sua presenza. Il gangster degli anni Trenta si pone, pertanto, come uno dei maggiori rappresentanti, e al contempo vittima, del cosiddetto “sogno americano”: portatore di un destino che dal successo apparentemente inarrestabile lo avrebbe condotto inevitabilmente alla morte, facendolo diventare succube della propria megalomania. Dopo il 1930, con l'applicazione del Codice Hays, un sistema di autocensura cinematografica che, attraverso principi etici e specifiche indicazioni, regolava già a livello di sceneggiatura ciò che era possibile mostrare e raccontare nel cinema americano, questo sviluppo narrativo diventò di fondamentale importanza e fu utilizzato da ogni film per evitare di compromettere il pubblico sul piano morale. Fondamentalmente la narrazione rimanda a un dilemma esistenziale: il fallimento è inteso come una specie di morte, mentre il successo è percepito come pericoloso e letale, pertanto il gangster movie incarna questo dilemma nella figura del protagonista criminale e lo risolve con la sua morte.
Bisogna segnalare che il film di gangster degli albori riflette una situazione sociale solo in parte contemporanea, dal momento che i personaggi e le storie trattate si riferiscono al decennio precedente, e cioè al periodo del Proibizionismo, dopo il 1920.
Nei primi film del genere, il gangster rispecchiava la figura dell'uomo d'affari che opera all'interno della struttura sociale, attraverso traffici illeciti, speculazioni, investimenti, coperture; la malvagità, pertanto, non è insita alla sua personalità, ma compare solo dopo la scelta, peraltro fortuita, di seguire la strada del crimine. Nonostante il personaggio diventi un efferato criminale, i suoi omicidi sono sempre, però, moderati da affetti che lasciano intravedere una precisa presenza di umanità.
Cavalcando l'onda del successo iniziale, vennero realizzati più di cinquanta gangster movies, ma ben presto il genere decadde, a causa di problemi legati alla censura, per poi tornare, verso la fine degli anni Trenta, ma senza mordente narrativo e intensità di caratterizzazione. Il gangster veniva perlopiù presentato come una vittima delle condizioni sociali, pertanto le produzioni di una certa importanza furono poche e distanziate nel tempo.
La rinascita del genere si ebbe negli anni Settanta, in seguito alla produzione del film Il padrino (The Godfather, Francis Ford Coppola, 1972), capace di mutare la figura del gangster il quale, appunto, diviene un abile criminale capace di manovrare gli eventi. Tra gli anni Ottanta e Novanta, invece, i gangster movies iniziano a presentare nuove tematiche, anche a seguito di un'evoluzione dei gruppi criminali, che da vecchie attività come estorsioni e contrabbando cominciarono a passare al traffico di droga, molto più lucroso. E' da segnalare, ovviamente, il già menzionato Scarface (Scarface, Brian De Palma, 1983), remake del capolavoro di Hawks del 1932, nel quale è riproposta l'immagine mitica del gangster come eroe tragico; Tony Montana, infatti, è presentato come un personaggio ambizioso e spietato, che esige rispetto e considerazione, e che può contare soltanto su sé stesso. Una volta raggiunto l'apice del potere criminale, si ritroverà solo, diventando sempre più imprevedibile ed inaffidabile; il Tony Camonte di Hawks veniva ammazzato perché attaccato dalla giustizia, mentre il Tony Montana di De Palma soccombe per aver voltato le spalle a potenti soci in affari.
Ma sarà la pellicola Quei bravi ragazzi (Goodfellas, Martin Scorsese, 1990) a spazzare via il persistente romanticismo della figura del gangster, mostrando il mondo della malavita attraverso le sue caratteristiche primarie: prevaricazione e violenza quotidiana.
Trasportando questo modello di narrazione al contesto italiano, il gangster movie americano si tramuta in una specifica tipologia di film di mafia: in alcuni casi abbiamo vere e proprie trasposizioni di eventi di cronaca, un mob film con un'attenzione sempre posta sul regionalismo e sulle ramificazioni delle varie organizzazioni criminali presenti nella penisola; la mafia siciliana, la camorra napoletana, la 'ndrangheta calabrese, la Sacra Corona Unita pugliese e, ultimamente, anche la Mala del Brenta veneta. L'interesse del film mafioso è quello di mostrare, al contempo, la violenza e la crudeltà dei criminali, che ne sono i protagonisti o gli antagonisti, e la cultura di omertà e connivenza che permea l'ambiente sociale. Ad un'attenta analisi è possibile individuare due costanti presenti nel film di mafia: la determinazione senza scrupoli con cui l'organizzazione criminale persegue i propri scopi, solitamente pecuniari; il fitto e celato reticolo istituito tra mafia, economia, società e politica. Gomorra – La Serie, al contrario, tornando alla modalità narrativa tipica del gangster movie americano, e focalizzando il racconto sulla saga familiare del clan dei Savastano, mette in scena una nuova figura di malavitoso, in grado di congiungere l'eterno mito del gangster con gli eventi di tutti i giorni.
Dal punto di vista progettuale, la serie presenta uno story concept (o “idea drammaturgica”) molto preciso. Ogni storia è, principalmente, un problema da risolvere, ed è a partire da questo concetto che possono essere definiti gli elementi chiave individuati da Dara Marks:
• Un obiettivo, cioè la soluzione del problema
• Un'azione, cioè il tentativo di risoluzione del problema
• Un ostacolo, cioè l'opposizione alla risoluzione del problema
• Un conflitto, cioè il contrasto tra l'azione e l'ostacolo [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Gli effetti di Gomorra sul pubblico. Un'analisi intermediale

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Casapulla
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Giuliana Benvenuti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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