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Il Socialismo Giuridico e la Sociologia Criminale

La questione sociale italiana e il pensiero di Pietro Ellero

Come abbiamo precedentemente affermato, Pietro Ellero può essere considerato uno dei padri fondatori del socialismo giuridico italiano. La maggior parte delle sue opere hanno come fulcro centrale la questione sociale, affrontata dal punto di vista morale, giuridico, politico e religioso. Il pensiero di Ellero risulta di particolare importanza per la nascita del socialismo italiano in quanto fu tra i primi ad analizzare le cause della questione sociale, criticando fortemente il sistema sociale e giuridico in atto e proponendo come soluzione quella di riformare la società.

Tra le sue opere più importanti quella che forse riassume al meglio il suo pensiero è La questione sociale del 1874. All’interno di questa opera Ellero non solo cerca di riconoscere e sottolineare i mali della società annidati nelle quattro basi della coesistenza umana che sono “ la proprietà, la famiglia, lo Stato e il culto”, ma di dimostrare come la soluzione di questi mali non può essere ricercata nei progetti rivoluzionari che rischiano di annullare tutto il vivere sociale . Ellero indica come il supremo male del sistema sociale, quello dell’egoismo della borghesia, al quale dedicherà l’opera La Tirannide borghese e La riforma civile del 1879.

La borghesia, riconosciuta dall’autore come il ceto più ingordo, si è impadronita dello stato ed è riuscita tramite il suo dominio statale a creare un sistema giuridico atto alla propria tutela con il risultato che “la ingiustizia sia proprio stata posta a fondamento dello stato”. Ellero, analizzando gli ordinamenti giuridici, è andato a mettere in rilievo tutti quei difetti presenti all’interno dei codici civile e penale. Nell’analisi del diritto privato Ellero sottolinea come il compito principale della borghesia sia quello di tutelare la proprietà privata a costo di rinunciare a tutti gli altri beni sociali e umani. L’autore sottolinea come dei 2147 articoli del codice civile solo 405 trattano di diritti alle persone e i restanti 1742 si occupano in modo diretto o indiretto della proprietà privata. Continua affermando che nello stesso modo non è tutelato il diritto al lavoro e che le medesime differenze tra ceti agiati e classi meno abbienti possono essere riscontrate addirittura nel diritto penale.

Il duello “che è il diritto di prepotenza e di soperchieria, e di vita e di morte nel ceto privilegiato, ha una pena, che è addirittura una celia, e che del resto non viene quasi mai applicata”, mentre “il furto reato -di solito tipico delle classi più povere di un sistema sociale -dev’espiarsi con più di vent’anni di galera”, poiché la borghesia reputa il ladro “assai peggiore d’un assassino e di un parricida”. Ellero individuati i mali del sistema sociale ed analizzato il codice civile e penale prova, all’interno della sua ultima opera, La riforma civile 1879, di avanzare delle proposte affinché si possa andare sempre più verso la soluzione giuridica alla questione sociale. Ellero si chiede:

Siccome siamo partiti da due presupposti che gli uomini co’ i presenti ordini soffrono immensi guai, e che insieme, gli ordini civili non si debbono e non si ponno distruggere; e se quindi noi non vogliamo ne la conservazione de’ predetti guai, né la sovversione della società umana e dello stato nostro, che rimane da fare?

Secondo l’autore l’unico modo possibile per porre una soluzione a questi mali è quello di proporre riforme sociali che abbiano come scopo, non quello di distruggere con violenza e mediante una rivoluzione l’intero sistema sociale, ma quello di modificare in modo pacifico ed equo la legislazione vigente. Secondo Ellero per quel che riguarda la legislazione civile, è di primaria importanza quello di correggere l’ingiusto sbilanciamento del codice a favore della proprietà e a danno del lavoro. Pur conservando quindi le tutele alla proprietà, che comunque devono essere circoscritte, è necessario ampliare e sottolineare le legislazione in ambito di tutala del diritto al lavoro e non permettere che l’eccessiva legislazione relativa alla proprietà privata possa andare a sovrastare i diritti delle classi meno abbienti.

Tutelare il diritto di esistenza e di sussistenza connesso alla stesso diritto al lavoro in quanto permette alle classi operaie di difendere la propria dignità “facendo si che il lavoro si riscatti dal capitale, e rioccupi rimpetto al medesimo l’alto seggio che gli spetta”. Secondo Ellero è importante andare a revisionare anche la giustizia penale, prendendo in considerazione, non solo le pene vere e proprie, ma iniziando un processo di revisione a partire dalla prevenzione dei delitti. Le sanzioni penali devono essere, secondo Ellero, considerate, non come sanzioni punitive, ma come elementi fondamentali di un processo correttivo. Tra gli elementi più interessanti delle sue opere vi è infatti proprio lo studio del sistema preventivo. Ellero afferma che, all’interno di un sistema sociale dove il processo preventivo è ben sviluppato, e dove l’apparato legislativo si pone come fine ultimo il miglioramento delle condizioni civili, sarà molto più difficile avere a che fare con tutti quei crimini che nascono dalla mancanza di organizzazione sociale. In conclusione anche il sistema penale deve, passando attraverso un processo di riforme, andare a revisionare tutti quei metodi ingiustamente violenti e sostituire a quest’ultimi dei procedimenti conformi ai “naturali diritti di innocenti reali o presunti”.

Il pensiero di Pietro Ellero ci permette di mettere in evidenza tutti quei caratteri fondamentali che vanno a definire il fenomeno del socialismo giuridico italiano. Con l’unificazione politica del nuovo stato e spostata a Roma la capitale d’Italia, negli ultimi anni dell’Ottocento si fa sempre più presente la questione sociale in Italia. Povertà, elevato analfabetismo, mancanza di diritti nell’ambito del lavoro, assenza di qualsiasi tipo di legislazione sociale sono solo alcuni dei problemi che interessavano la società italiana negli ultimi anni dell’Ottocento. A partire dagli anni Settanta la questione sociale diviene così uno dei principali argomenti trattati dalla cultura del tempo.

In un primo momento, la drammaticità della questione sociale viene attribuita a cause naturali.
Infatti sotto l’influsso delle teorie di Thomas Robert Malthus, si porta avanti la tesi che causa dei mali sociali è l’avarizia della natura e non l’ingiustizia della società. Queste tesi trovano riscontro successivamente anche nel pensiero di Darwin e del darwinismo sociale, il quale afferma che le dinamiche sociali sono legate alla selezione naturale della specie che dipende fortemente dalla lotta per l’esistenza e la sopravvivenza del più forte. Ben diversa è però l’ideologia rivoluzionaria del movimento operaio che con la diffusione della produzione industriale e soprattutto con l’influenza delle correnti ideologiche europee, prende coscienza dei propri problemi e rivendica maggiori diritti e maggiori tutele. Le correnti marxiste, che vedono nel dominio della società capitalistica, la causa di tutti i mali economici e sociali dei ceti meno abbienti, prendono piede anche in Italia, e la rivoluzione sociale sembra essere l’unico modo per liberarsi dallo sfruttamento e cambiare radicalmente la struttura economica eliminando la proprietà privata dei mezzi di produzione.

E’ proprio in questo periodo storico-sociale che prendono piede le idee del socialismo giuridico, che al contrario delle idee marxiste, vedono non nella rivoluzione ma nel riformismo legislativo l’unica via d’uscita alla questione sociale. Si vanno così a sviluppare, come abbiano precedentemente osservato, una serie di implicazioni relative sia al codice civile che a quello penale. In Italia le istanze riformatrici si materializzano nel progetto Ferri del 1921. Il ministro della giustizia Mortara, nel 1919, ebbe infatti l’iniziativa di nominare una commissione ministeriale presieduta da Enrico Ferri. Detta commissione avrebbe dovuto operare:
(…)per la riforma della legislazione penale, per conseguire, in armonia ai principi e metodi razionali della difesa della società contro il delitto in genere, un più efficace e sicuro presidio contro la delinquenza abituale.
Nel prossimo capitolo andremo ad analizzare proprio il lavoro svolto da Enrico Ferri e le implicazioni che questo lavoro ha avuto nella nascita della Sociologia criminale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Socialismo Giuridico e la Sociologia Criminale

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Informazioni tesi

  Autore: Marialuisa Nicolò
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Sociologia
  Relatore: Michele Cascavilla
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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Parole chiave

antropologia
socialismo
responsabilità penale
giuridico
sociologia criminale
achille loria
ettore ferri
anton menger
pietro ellero
sostitutivi penali

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