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Il serpente in letteratura. Casi esemplari tra il Settecento e i giorni nostri

Il serpente di Malerba

Un caso particolarmente sintomatico per quel che concerne “l’esigenza serpentina” in letteratura ce lo fornisce il primo romanzo di Luigi Malerba. Esso, pubblicato nel 1966 ed intitolato Il serpente, racconta in prima persona le vicende di un venditore di francobolli romano che per far fronte all’aridità della vita ne inventa di sana pianta i contenuti, finendo per crearsi mentalmente una fidanzata – Miriam - di cui è talmente geloso che non può fare a meno di divorarla, “letteralmente”; confessando il suo cannibalico ed intangibile misfatto alla polizia, riceve l’incarico di redigere un resoconto della sua vicenda, trovando nel manicomio il luogo adatto per la composizione: di fatto, il suo diario è Il serpente stesso.

L’opera in questione ci pone sin da subito il problema di stabilire i rapporti intercorrenti tra titolazioni e contenuti relativi. Quest’esigenza, al di là del chiaro rimando “ofiologico” del titolo in sé, è dettata dall’inserzione all’interno dell’opera di numerosi quadretti in corsivo che stanno a cavallo tra un capitolo e l’altro. In un romanzo che è dunque il resoconto autobiografico di un mitomane, tali “intervalli” appaiono slegati dal corpo principale della vicenda tanto per i contenuti, quanto per la voce narrante. Se nell’idea di Raffele Donnarumma «i corsivi non hanno un rapporto diretto con il narrato: non compaiono in essi né i personaggi, né i fatti del racconto del protagonista» , per Francesco Muzzioli, invece, «lo stile non cambia e la paradossalità del contenuto è analoga al resto del testo».

In un suo studio sull’argomento, Irene Rudman, anche grazie alla consultazione del dattiloscritto con varianti d’autore de Il serpente, individua i nuclei tematici alla base dei corsivi, intuendo che in essi si traccia «la parabola esemplare e negativa (…) dell’anti-eroe protagonista e io narrante»; parabola, per altri versi, che si riscontra nel romanzo medesimo. Del resto, lo stesso Malerba, in un’intervista, aveva definito i suoi corsivi «dei messaggi subliminali» con «una precisa funzione d’allarme».

Se a questa strana connessione tematica si aggiunge il fatto che i titoli dei capitoli sono estrapolazioni epigrafiche dal corpo dei capitoli stessi, sarà forse possibile intuire «le ambiguità strutturali» che informano Il serpente.
Alla luce di quanto detto, dunque, in che rapporto sta il serpente del titolo con l’opera che rappresenta? E la voce che lo pronuncia è la stessa che racconta la vicenda del romanzo, o coincide forse con quella dei corsivi?
A partire dalle attestazioni del serpente all’interno del romanzo, nel prossimo paragrafo proveremo a far luce su questi interrogativi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il serpente in letteratura. Casi esemplari tra il Settecento e i giorni nostri

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Zuliani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Guido Baldassarri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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