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''La Gerusalemme Liberata'' negli arazzi ricamati di Palazzo Mirto a Palermo. Una camera ricamata siciliana del XVIII secolo.

La pittura ad ago

Il ricamo nella storia
Il ricamo è stato praticato sin dall’antichità per decorare e arricchire l’abbigliamento, gli interni delle abitazioni, e gli oggetti di uso quotidiano, oltre i parati religiosi. Insieme ai tessuti, ai tappeti e agli arazzi sono stati usati per coprire le pareti, i pavimenti, i mobili, per dividere gli ambienti, sia nelle abitazioni private che negli edifici religiosi. Nelle occasioni di feste, sono stati utilizzati anche per adornare l’esterno dei palazzi e le strade. Ricami sono stati eseguiti sui più svariati materiali, come il cuoio e la paglia, e con vari tipi di filato. Oltre la lana, la seta e il cotone, sono stati usati filati d’oro e d’argento, pietre preziose, perle, coralli, smalti, e altro ancora. Il ricamo non ha una funzione pratica e si presta quindi ad essere sfoggiato come simbolo di lusso e di prestigio sociale, diventando nel tempo un vero e proprio status-symbol. Si tratta infatti di un bene molto costoso, in quanto richiede maestranze specializzate, lunghi tempi di realizzazione, e l’acquisto di materiali preziosi come la seta, l’oro e l’argento.

Sugli antichi monumenti egizi è possibile ammirare raffigurazioni di personaggi avvolti nei loro abiti ricamati. Nella Bibbia si racconta di sottilissimi veli ricamati, realizzati in Egitto e in Babilonia. Anche gli storici latini descrivono i pregiati tessuti ricamati che vengono importati dall’Oriente , usati per l’abbigliamento, per gli interni delle abitazioni, per gli stendardi che ornavano i teatri, i colonnati delle basiliche, i palazzi. Inizialmente i ricami sono realizzati con lana e lino, ma con l’arrivo dalla Cina della seta, questa diventa il filato principe per la sua messa in opera. I Cristiani cominciano ad utilizzare i filati d’oro per dipingere con l’ago le storie dei Santi, alla maniera bizantina. Il poeta bizantino Silenziario decanta la bellezza e la raffinatezza dei ricami d’oro eseguiti sui tessuti che decoravano la chiesa di Santa Sofia. E da Bisanzio giungono i primi ricamatori in Occidente.

Dall’XI secolo i ricami più rinomati sono quelli siciliani. Con la conquista araba dell’isola e l’introduzione di nuove tecniche di realizzazione, si diffonde e prospera l’arte della tessitura e del ricamo. I Normanni creano un Opificio Reale, che realizza drappi commissionati e pagati a peso d’oro delle case reali e dai rappresentanti della Chiesa. L’Opificio sorge quasi certamente dentro o nei pressi della Corte Reale, e convive con i laboratori arabi privati che continuano ad operare nel quartiere palermitano della Kalsa. La fama e la magnificenza dei ricami arabo-siculi si accresce con l’arrivo, a metà del Duecento, di esperti ricamatori dall’Oriente. I motivi decorativi vengono dall’Oriente, ma non mancano quelli di derivazione islamica.

La fortunata produzione palermitana cessa all’improvviso con la rivoluzione dei Vespri, avvenuta nel 1282, che costrinse gli artigiani e gli artisti che vi lavoravano, a fuggire e a rifugiarsi in Toscana, in Lombardia, in Liguria, a Venezia, a Napoli, dove impiantano nuove produzioni. Da lì l’arte del ricamo si estende sempre di più, e il suo uso si diffonde in quasi tutte le classi sociali. Nel XIV secolo l’abilità dei ricamatori italiani è riconosciuta ovunque ed essi da tutta l’Europa ricevono commissioni o vengono chiamati per insegnare la loro arte, soprattutto in Toscana, in Lombardia, in Liguria, a Venezia. Nel Quattrocento le varie tecniche del ricamo vengono utilizzate per ornare le pareti interne ed esterne degli edifici, ma anche coperte, baldacchini per letti, sedie, selle, coperte per libri, scarpe, cofanetti, capezzali, reliquiari. Si arriva a ricamare in oro e argento anche la biancheria.

Cessano di essere utilizzati i decori di ispirazione orientale e si diffondono i motivi geometrici, con animali (anche fantastici, come draghi, basilischi, liocorni), motivi floreali, fiori, frutta, a volte anche scritte arabe. Fonte di ispirazione sono mosaici, le ceramiche, le stampe. Si introduce l’uso di materiali sempre più preziosi. Firenze è al primo posto nell’arte di dipingere con l’ago, qui si realizzano raffinatissimi paliotti e altri parati sacri in cui si raffigurano scene i cui personaggi hanno volti ricamati che sembrano dipinti a miniatura. Oltre alla perizia dei ricamatori, influisce certamente il contributo dei pittori, che disegnano i modelli per i ricami.

Questi infatti si avvicinano sempre di più alla pittura, si realizzano parati sacri in cui si racconta la vita dei santi con la rappresentazione di più scene. Nel Cinquecento comincia a diffondersi la consuetudine di adornare le camere da letto con quadri ricamati con raffigurazioni sacre. Si abbandona l’uso dell’oro per privilegiare la raffigurazione, spesso simile alle miniature. Nel XVII secolo l’arte del ricamo raggiunge il massimo della diffusione e della qualità espressiva. I motivi decorativi diventano sempre più ricchi e sfarzosi, sovraccarichi di decori in oro e rilievi, raggiungendo livelli tecnici e stilistici sempre più elevati, con effetti quasi di oreficeria. Ricami d’oro ricoprono le vesti, gli stendardi dipinti, le pareti.

In Francia con il filo d’oro e la seta si sostituiscono le architetture, realizzando motivi prospettici, architettonici e marmorei. Dalla fine del secolo il ricamo comincia a differenziarsi in funzione della destinazione. Si diffondono sempre di più quelli da parete, che vanno a decorare gli interni patrizi. Le pareti vengono rivestite contessuti, spesso ricamati en suite con il resto dell’arredamento: le tende, le porte, i letti, le sedie, i tavoli. Per le famiglie più ricche i decori sono realizzati su commissione ed esibiti come simbolo di ricchezza. Nel Settecento la moda diventa più sobria, si ridimensiona lo sfarzo dei ricami.

I motivi decorativi si fanno più leggeri e delicati, quasi stilizzati e vengono riservati quasi esclusivamente all’abbigliamento, campo in cui adesso detta legge la Francia. Si diffonde la moda dei ricami cinesi, che vengono riproposti anche nell’arredamento mentre i ricami d’oro sono ormai riservati ai parati sacri. Inizia un lento declino dell’arte del ricamo, si abbandonano le tecniche più complesse e costose, tranne che in alcune botteghe particolarmente rinomate. Il livello tecnico di esecuzione si fa sempre meno raffinato, si diffonde l’uso di preparare dei ricami pronti da cucire, o addirittura incollare, sulla stoffa o si realizzano dei finti ricami.

Nel corso dell’Ottocento la pratica del ricamo è svolta sempre di più dalle donne come arte da svolgere in casa, soprattutto per la produzione di biancheria e corredi, ma si diffonde anche la moda di ricamare dei quadri che riproducono opere di pittori famosi. Alla fine del secolo torna infatti la moda di dipingere con l’ago e nascono vere e proprie scuole per insegnare quest’arte. Alcune nobildonne, prendendo a cuore il destino delle fanciulle povere, organizzano delle scuole di ricamo e una rete di vendita per i lavori da loro realizzati. Si copiano i disegni più antichi e si diffonde la moda di riprodurre i ricami quattrocenteschi e cinquecenteschi, ma anche quelli medievali e arabonormanni.
Nel Novecento il ricamo diventa sempre più semplice, relegato ormai solo all’ornamento dei corredi. Dal secondo dopoguerra è considerato principalmente un passatempo casalingo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

''La Gerusalemme Liberata'' negli arazzi ricamati di Palazzo Mirto a Palermo. Una camera ricamata siciliana del XVIII secolo.

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Informazioni tesi

  Autore: Eliana Andriolo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università Telematica Internazionale Uninettuno
  Facoltà: Lettere
  Corso: Operatore dei Beni Culturali
  Relatore: Laura Bartoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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