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I minori stranieri non accompagnati; l'altra faccia dell'immigrazione.

Le politiche degli Enti Locali; l’accoglienza dei Minori non Accompagnati

La centralità degli Enti Locali nell’ambito delle politiche migratorie e, in particolare nella gestione dell’accoglienza e dell’integrazione sociale delle categorie più vulnerabili (i minori non accompagnati, le vittime di tratta ecc.) viene realizzata tramite l’introduzione della legge n.142/1990 e della n.59/1997, che introducono l’autonomia statuaria dei comuni, anche nell’ambito delle politiche e dei servizi. Con l’affermazione di tali leggi, l’autonomia locale ha continuato sempre ad aumentare, facendo in modo che il governo locale avesse anche un ruolo centrale nelle politiche migratorie, seppur con gravi ripercussioni; il fenomeno dei Minori non Accompagnati, già di per sé complesso per la frammentarietà e l’ambiguità del quadro normativo, ha visto affrontare ai comuni italiani una gestione del fenomeno con richieste di risorse economiche e operative tali da riformare il proprio sistema di welfare.

La gestione di tale categoria notevolmente vulnerabile, presenta infatti un costo particolarmente elevato per i comuni. La disponibilità di strutture sul territorio e la loro diffusione, nonché le risorse finanziarie che l’amministrazione è in grado di disporre, condizionalo l’azione dei servizi sociali. La confusione normativa riferita ai minori stranieri non accompagnati ha reso possibile che ogni amministrazione locale si trovasse ad affrontare la questione sociale dello straniero in maniera del tutto autonoma e differenziata. In questi anni sono stati costretti ad affrontare da soli le varie problematiche relative alla gestione e alla presa in carico dei minori non accompagnati. Il problema maggiormente riscontrato è l’assenza di procedure standardizzate, con la coesistenza di molteplici disposizioni, disorganiche e in parte contrastanti tra loro, dando notevoli difficoltà di orientamento, sia nell’ambito economico che sociale senza un riferimento ultimo da parte dello Stato. Ogni comune italiano ha sviluppato prassi diversificate nella gestione dei minori non accompagnati, e benché le problematiche relative a tale tema si presentino generalmente in maniera simile, ogni ente territoriale vive realtà differenziate.

Nel complesso, le modalità attraverso le quali si affronta la tematica degli MSNA, vanno dall’accoglienza/ospitalità alla formazione, dall’inserimento lavorativo all’affidamento . Uno dei momenti cruciali per il minore arrivato in Italia è senza dubbio l’esperienza diretta con il contesto di arrivo: si tratta del primo momento in cui i minori elaborano le prime strategie di sopravvivenza, iniziando a tessere le prime reti informati, anche di incontri casuali. Bisogna quindi stabilire se il minore abbia parenti di riferimento che siano in grado di dare un minimo supporto psicologico e di accoglienza, che sebbene secondo il diritto italiano questi debbano essere parenti entro il quarto grado, possono comunque essere fonte di aiuto dal momento che potrebbero aver percorso lo stesso iter, e aiutare il minore a non entrare in circuiti a lui non favorevoli.

Coloro i quali abbiano scelto di abbandonare il proprio paese di origine per motivi meramente economici, il loro progetto è fortemente limitato dal vincolo giuridico italiano, che impedisce di lavorare ai minorenni che non abbiano concluso l’iter formativo, perlomeno con un contratto regolare. Tale limite può quindi esporli allo sfruttamento del lavoro in nero, oppure al pericolo di fare ingresso nei circuiti delle attività illegali . Di rilevanza inoltre anche i primi contatti con gli attori che dirigono i MSNA verso i centri deputati per la loro accoglienza e alla regolarizzazione giuridica. Si tratta di un’altra fase cruciale della loro traiettoria migratoria, in cui si determina una distinzione decisiva tra i minori che intraprendono un percorso istituzionale di integrazione progressiva e quelli che proseguono per il tramite di un inserimento “informale” . Tali ragazzi hanno poca dimestichezza con le leggi italiane, e non sono pienamente a coscienza dei diritti che gli spettano in quanto minorenni. Generalmente, il minore stesso o chi lo trovi sul territorio può recarsi presso la pubblica autorità affinché questo proceda alla collocazione del minore in un luogo sicuro.

Tale collocazione è di competenza dell’ente locale, che deve rispettare il “superiore interesse del minore” come disposto dalla Convenzione Onu del 1989, e regolarizzare lo status giuridico del minore . Da un punto di vista operativo e dell’effettiva accoglienza dei minori non accompagnati, si tratta prevalentemente di associazioni di volontariato e cooperative sociali che hanno in gran parte lo statuto giuridico di ONLUS. Le strutture di accoglienza si suddividono in centri di primo e secondo livello. I centri di prima accoglienza sono quelle strutture che si occupano di situazioni di emergenza cercando di accogliere il minore nella maniera più efficace possibile; al minore privo di riferimenti genitoriali o parentali viene offerta la pronta e provvisoria accoglienza in tali centri.

Queste offrono innanzitutto pernottamento, nutrizione, abbigliamento/biancheria, controllo sanitario, kit igienici e si attivano per la segnalazione del minore agli organi competenti. Qui vengono avviate le procedure previste dall’ordinamento giuridico italiano, quali l’apertura della tutela, l’affidamento, l’attivazione di un percorso d’integrazione e la richiesta di permesso di soggiorno (di cui si parlerà in modo più approfondito nel paragrafo successivo). In questi centri i minori intraprendono un breve percorso di formazione; possono apprendere un po’ di italiano e gli educatori possono aiutare i giovani a relazionarsi con gli altri ragazzi proponendo attività ricreative. Ove possibile, ai minori viene fornita anche una piccola autonomia economica, il cosiddetto “pocket money”, ma sono poche le strutture che dispongono di tale capacità economica. La permanenza nei centri di primo livello è temporanea, e dura da 30 fino a un massimo di 90 giorni.

È in questa sede che avvengono i maggior numeri di fughe dei ragazzi dalle strutture, o perché delusi dai servizi, o perché alla ricerca di guadagno per ripagare il costo del viaggio e inviare denaro alla famiglia, o perché temono il provvedimento di rimpatrio assistito. Sebbene questa fase sia importante, è tuttavia, nei centri di secondo livello che si struttura la permanenza dei minori in Italia. Qualora non vengano individuati i genitori o parenti entro il quarto grado, non viene disposto il rimpatrio assistito e non vi è nessuna possibilità di convivenza con dei connazionali, si individua la struttura più adeguata predisponendo un progetto educativo a lungo termine in questi centri. I centri di seconda accoglienza sono quelli residenziali (generalmente strutturati in comunità) che si pongono di continuare il percorso operativo eventualmente avviato nei centri di prima accoglienza, mettendo a punto percorsi educativi e formativi finalizzati all’inserimento scolastico e a alla frequenza di corsi professionali.

Qui intraprendono progetti formativi a lungo termine finalizzati ad acquisire i requisiti necessari per ottenere il permesso di soggiorno al compimento dei diciotto anni. Normalmente i posti disponibili in ogni comunità sono 10 (12 nei casi di emergenza). Nel 2011 a causa dell’Emergenza Nord Africa (ENA) il Governo Italiano ha però previsto l’apertura di Strutture di Accoglienza Temporanee (SAT) che potessero ospitare fino a 150 minori. La buona riuscita di tali percorsi di integrazione dipende strettamente dalle possibilità degli enti, che risultano fondamentali anche nel garantire la permanenza in Italia del minore fino al raggiungimento della maggior età.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I minori stranieri non accompagnati; l'altra faccia dell'immigrazione.

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Paola Conti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Mariafrancesca D'Agostino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

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Parole chiave

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