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La scatola azzurra e la sua applicazione nel settore educativo-scolastico

La Sand Play Therapy: origini e sviluppo in ambito terapeutico

Come ho già riportato nel secondo capitolo, negli ultimi anni la lettura psicoanalitica ha messo in luce come il gioco non sia affatto un'area piacevole e libera da tensioni, ma affondi invece le sue radici nella miscela di emozioni che il giocatore si porta dentro. Le emozioni legate al gioco non sono dunque solo piacevoli, possono comprendere anche la preoccupazione, l'ansia, la paura, l'angoscia; pertanto il gioco rappresenta, oltre che l'area di accesso alla creatività, anche il dramma interiore. Entrare nello spazio del gioco significa per l'individuo non solo abbandonarsi alla dimensione del piacere e del divertimento, ma anche esporsi all'instabilità e alla precarietà, per questo esso dà accesso agli enigmi dell'inconscio.

Nell'arco di un breve periodo sia Freud, sia Jung sviluppano parallelamente una formulazione psicologica della pulsione del gioco che ovviamente risente dei loro differenti modelli teorici; sono gli anni in cui le teorie sul gioco prendono corpo all'interno della psicologia del profondo, anni in cui nasce la psicoanalisi infantile, in cui Melanie Klein e Anna Freud guardano al gioco del bambino e in cui Moreno inizia la sperimentazione dello psicodramma. È in questo clima culturale che nasce l'attenzione di Jung al gioco, un'attenzione in cui risalta l'importanza dell'immagine e della sua espressione all'interno della psicologia analitica. Nel 1930 scriveva:

[..] Tutte le opere dell'uomo hanno la loro origine nella fantasia creativa. Che diritto abbiamo allora di disprezzare la forza immaginativa? L'attività creativa dell'immaginazione libera l'uomo dalla sua schiavitù del senso del nulla e lo eleva allo stato d'animo di colui che gioca. Lo scopo a cui miro è di provocare uno stato psichico nel quale il mio paziente cominci ad esperimentare la propria natura e cerchi di ottenere uno stato di fluidità, dinamismo e superamento, in cui non vi sia più nulla di eternamente fisso e disperatamente fossilizzato.

Jung ritiene il gioco un fenomeno centrale nell'economia psichica al punto che l'essere umano realizza pienamente se stesso solo quando gioca. Egli legge il gioco come un fattore istintuale connesso da un lato alla capacità creativa del soggetto, dall'altro alla sua apertura alla trasformazione, un fattore che ha in sé delle valenze terapeutiche.

Sulla base di queste premesse egli mette a punto la tecnica dell'immaginazione attiva che si realizza attraverso i giochi terapeutici e permette di risalire a contenuti inconsci, questa intuizione nasce da una sua esperienza personale che descrive dettagliatamente nell'autobiografia:

Finché riuscivo a tradurre le emozioni in immagini, e cioè a trovare le immagini che in esse si nascondevano, mi sentivo interiormente calmo e rilassato. Se mi fossi fermato alle emozioni, allora forse sarei stato distrutto dai contenuti dell'inconscio. Forse avrei anche potuto scrollarmele di dosso, ma in tal caso sarei caduto inesorabilmente in una nevrosi, e alla fine i contenuti mi avrebbero distrutto ugualmente. Il mio esperimento mi insegnò quanto possa essere d'aiuto scoprire le particolari immagini che si nascondono dietro le emozioni.

La Sand Play Therapy è una tecnica terapeutica che nasce intorno alla metà degli anni cinquanta, essa affonda le sue radici nel pensiero di Jung e nella continua elaborazione teorica e clinica intrapresa dai suoi successori. Dora Kalff, psicologa junghiana, è la fondatrice di questa specializzazione della psicologia analitica, che dopo aver partecipato al training londinese di Margaret Lowenfeld, la quale utilizzava con i bambini anche delle cassette di sabbia in cui essi potevano collocare del materiale ludico, intuisce il potenziale espressivo di questa tecnica, la reinterpreta in una visione junghiana e la applica alla terapia dell'infanzia e dei giovani fin dal 1955.

Successivamente sono state create due società: una internazionale, l'ISST (International Society for Sand Play Therapy) fondata nel 1985 dalla stessa Dora Kalff, e la società italiana, l'AISPT (Associazione Italiana per la Sand Play Therapy), tenuta a battesimo a Roma da Dora Kalff nel 1987, in occasione dell'ultimo dei tre seminari da lei promossi presso l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. L'AISPT aderisce all'associazione internazionale per la Sand Play Therapy ed è riconosciuta dal Ministero dell'Università e della Ricerca, come scuola di specializzazione che abilita allo svolgimento della psicoterapia con il metodo del Gioco della Sabbia.

Tra i membri fondatori dell'AISPT, un attenzione particolare va riservata a Paolo Aite che ha curato i due quaderni della Rivista di pedagogia analitica, e Francesco Montecchi che ha realizzato il primo manuale italiano di Sand Play Therapy; grazie ad essi, infatti, le sabbie sono state introdotte per la prima volta ufficialmente nell'ambito della riflessione scientifica sulla psicologia del profondo di scuola junghiana. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La scatola azzurra e la sua applicazione nel settore educativo-scolastico

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Informazioni tesi

  Autore: Ester Del Monte
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Francesca Borruso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

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