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Terrorismo e Stato Islamico: analisi del fenomeno. Da Spagna e America Latina la voce degli esperti e della stampa

Un problema per la sicurezza internazionale

L’11 settembre 2001 è la data che rappresenta l’ideale spartiacque tra il mondo post guerra fredda e il mondo del nuovo secolo. Fu proprio in questa data che diciannove terroristi, affiliati all’organizzazione islamica di Al-Qaeda, sequestrarono quattro velivoli in volo per dare vita all’attacco terroristico più devastante mai organizzato sul suolo americano: l’attacco alle Torri Gemelle a New York.

A livello mondiale, quest’attacco ha portato notevoli conseguenze dal punto di vista militare. L’Amministrazione Bush dichiara guerra globale al terrorismo e soprattutto annuncia apertamente il suo obiettivo: portare Al-Qaeda e Osama Bin Laden davanti alla giustizia. Gli Stati Uniti e tutto l’Occidente rispondono, quindi, lanciando l’invasione dell’Afghanistan, controllato dai Talebani, i quali vennero accusati di aver ospitato volontariamente i terroristi.

Successivamente lo scontro viene allargato all’Iraq. Da quel momento in poi, i toni messianici usati contro gli integralisti - che promettevano di salvare miracolosamente o comunque di migliorare le sorti di qualcuno o di qualcosa - hanno solamente fatto il loro gioco, in una distorta visione de “il mio Dio contro il tuo Dio”, portandosi con questa visione del mondo a giustificare le proprie azioni.

Sottostando a questa visione centinaia di mussulmani cresciuti in Occidente s’immedesimano e si avvicinano a codeste formazioni estremiste, cadono sotto l’influsso dei mullah radicali e vengono preparati militarmente nei campi di addestramento in Siria e in Pakistan. I militanti, che nel loro aspetto esteriore e nelle abitudini sono a tutti gli effetti occidentalizzati, in realtà sono pronti a combattere e a entrare in guerra contro l’Occidente stesso.

A dire il vero, la comunità internazionale aveva captato fin dagli anni ‘90 la rilevanza a livello globale del fenomeno: basti richiamare sia l’azione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel caso Lockerbie del 21 dicembre 1988, quando terroristi libici attaccarono un aereo della compagnia “Pan Am” sopra il villaggio di Lockerbie, in Scozia causando la morte di duecentosettanta persone, sia la Dichiarazione adottata il 9 dicembre 1994 dall’Assemblea generale dell’Onu sulle misure per eliminare il terrorismo internazionale, che condanna come ingiustificabili e criminali tutte le azioni, le pratiche e i metodi di terrorismo commessi dovunque e da chiunque.

Significativa è stata anche l’adozione della Convenzione di New York del 9 dicembre 1999 che mirava alla repressione del finanziamento del terrorismo, e che riguarda ed è applicabile a qualsiasi atto terroristico e non solo alle fattispecie specifiche considerate dalle singole convenzioni settoriali.

Un termine ormai entrato nell’uso corrente dell’ultimo decennio è “Jihadismo”, derivante da “jihād” ovvero “Il movimento fondamentalista islamico, nei suoi vari raggruppamenti, il cui principale obiettivo è di sostenere la «guerra santa» contro gli infedeli, senza escludere il ricorso ad attentati e azioni terroristiche”. Ad attribuirsi questo termine sono stati gli stessi terroristi islamici, nella speranza che la dignità di un obbligo sacro potesse spiegare le loro azioni, dando un senso alla violenza attraverso la giustificazione di una “guerra santa”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Terrorismo e Stato Islamico: analisi del fenomeno. Da Spagna e America Latina la voce degli esperti e della stampa

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Brazzorotto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Scuola Superiore per Mediatori Linguistici – CIELS
  Facoltà: Corso di Studi Triennale in Scienze della Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa Sociale (Criminologico)
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Catalina Paravati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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