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Il Buco Nero della Spazzatura

Inceneritori

La gente di Gilly sur Isère notava di notte uno spesso fumo grigio che usciva dalla ciminiera dell'impianto di incenerimento, fra i bagliori della vicina città di Albertville e le stelle. Sempre così, dal 1984. Fumo grigio, untuoso e anomalo che al mattino si deposita sui davanzali e i tavoli da giardino.

Forse ci sarebbe ancora, quel fumo, se non fosse per l'acume di un consigliere municipale del paese. Cinque anni fa si scopre malato di leucemia; malato e vedovo: un cancro da poco gli ha portato via la sposa.

Passo dopo passo realizza i contorni di un disastro. Qualcosa nel paese non va. Quattro suoi colleghi gli confidano di essere malati e le scoperte si fanno incalzanti. La casa dove abita è in una strada direttamente esposta alle emissioni dell'inceneritore di Gilly. Ci sono altre 80 case nella via, dentro le quali si scoprono 24 casi di cancro. I primi risultati sono talmente disastrosi che la società responsabile e i funzionari locali responsabili dell'industria e dell'ambiente li fanno sparire. Poi arrivano nuove analisi: il forno inceneritore viene chiuso d'urgenza. Il bilancio sanitario e ambientale è quello di una catastrofe senza precedenti. Diossina dappertutto. L'inceneritore ha sparso al suolo quantitativi di diossine 700 volte superiori alla norma.

Scatta un piano d'urgenza. Le conseguenze del disastro si rivelano simili a quelle di una piccola Chernobyl. L'area più colpita è quella compresa in un raggio di dieci chilometri attorno alla città di Albertville.

Zona agricola, zona turistica, porte immacolate delle stazioni invernali dell'Alta Savoia. Au revoir! Per le 365 aziende agricola della zona è la morte economica immediata e ben 7000 capi di bestiame vengono abbattuti all'istante. Solo 1000 animali si salvano ma rimangono in quarantena, improduttivi. La diossina si accumula nei tessuti, nei grassi e risale la catena alimentare. Ben 2230 tonnellate di latte vengono eliminate, con loro se ne vanno anche 30mila chili di formaggio. Tutto questo per alcune decine di microgrammi di molecole.

Nel giro di un giorno la regione di Albertville è diventata un fantasma. Il territorio è semplicemente scomparso. Sui campi rimangono tonnellate di fieno contaminato. Un incubo perché non si sa come eliminarlo: bruciarlo vorrebbe dire rimettere in giro la diossina di cui è impregnato. Ma il danno più catastrofico è un altro. «Tenore di diossine nel latte materno» è il titolo di una circolare inviata alle famiglie.

Cos'è successo a Gilly?

Innanzitutto, quando si parla di attualità, non si parla più di inceneritori ma di termovalorizzatori. Gli inceneritori sono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione ad alta temperatura, detto appunto incenerimento, che dà come prodotti finali un effluente gassoso, ceneri e polveri. L'incenerimento (anche se con recupero energetico) costituisce semplice smaltimento ed è dunque da preferirsi alla sola discarica di rifiuti indifferenziati. Ma vige una sostanziale differenza tra il processo di incenerimento e quello di termovalorizzazione che è stato aggiunto in tempi recenti agli impianti: il primo ha l'unico scopo di bruciare i rifiuti producendo calore che viene disperso in atmosfera e quindi non produce alcunché di «utile»; la termovalorizzazione, invece, utilizza lo stesso processo di incenerimento, ma con produzione di energia termica ed elettrica, ed è il processo adottato dagli inceneritori moderni.

Insomma, sia chiaro che quando si parla di inceneritori oggi ci si riferisce a quest'ultima tipologia. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Buco Nero della Spazzatura

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Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Nordio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Vincenzo Romania
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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